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2012/08/26

L’euro non esiste più!


Ormai se ne sono accorti tutti, gli sforzi che la Germania della cancelliera Merkel e la Francia del presidente Hollande per tenere in vita l'Euro sono sporporzionati rispetto al sacrificio di milioni di cittadini europei. Europei perchè in un modo o nell'altro tutti dovranno rimboccarsi le maniche e metter mano al portafoglio per finanziare la crisi degli altri Paesi dello scacchiere europeo e non solo i cittadini di quei Paesi poco attenti al bene comune dotati di politici dalle mani bucate (ogni riferimento ai politici italiani è puramente casuale). Sappiamo anche che non tutti hanno gradito e gradiranno dover metter mano ai risparmi per sanare i debiti di chi non ha saputo gestire con attenzione la spesa. Adesso nel bene o nel male in Europa piangeranno tutti, anche i tedeschi nonostante siano i primi della classe.
Questi sono gli eventi che accadono in Europa, e sono in grado di cambiare il destino di un popolo, altri ancora di cambiare il percorso di molti popoli europei. Ma altri eventi avvennero cinque secoli indietro nel tempo, eventi che cambiarono il nostro modo di vivere. La scoperta, del tutto casuale, delle miniere d’argento in Messico e in Perù permise alla Spagna del 1500 di dotare l’Europa di una base monetaria. Fu un evento che cambiò non solo il destino individuale di molti uomini ma anche quello di interi popoli (fu a causa di questa scoperta che gli Inca e Aztechi vennero sterminati), non solo, tutta quella che allora era l’umanità (anche in Cina dove la guerra dell’oppio ebbe quale determinante la saga dell’argento spagnolo).
Nel Medioevo, causa la rarefazione dei metalli preziosi, e dell’oro in particolare, le monete erano così sottili da poter essere piegate con le dita. La scoperta di ingenti giacimenti d’argento da parte degli spagnoli fu sagacemente utilizzata dalla Repubblica Veneziana per arrivare a coniare nel 1472 la prima lira. La cosidetta lira Tron (dal nome del Doge di cui portava l’effigie) pesava sette volte le monete precedenti e non poteva essere piegata. L’Europa si trovò così ad avere per la prima volta una vera moneta.
Facciamo un passo indietro. I romani coniavano monete già duemila anni prima, L'utilizzo dell'aes rude utilizzato dal 509 a.C. si scontrava con la scomodità di dover pesare il quantitativo di bronzo ad ogni scambio. Su iniziativa di singoli mercanti, quindi, si iniziò ad utilizzare getti in bronzo di forma rotonda o rettangolare su di cui era riportato il valore, detti aes signatum. La prima moneta standardizzata da parte dello Stato fu l'Aes grave, introdotta con l'avvio dei commerci su mare intorno al 335 a.C. Con il passaggio alla monetazione al martello, l'aes diventò una moneta fiduciaria, il cui valore non era cioè più legato al contenuto in metallo. Le prime monete battute emesse da Roma furono alcuni didracmi d'argento di chiara ispirazione greca (ancora la Grecia, la storia si ripete pericolosamente) ed alcune monete frazionarie collegate sia in argento che in bronzo. Queste monete sono nell’immaginario degli addetti ai lavori indicate con il nome di romano-campane, in quanto
furono molto probabilmente coniate in Campania nel III secolo a.C., allo scopo di facilitare il commercio con le colonie greche del sud Italia. Torniamo dunque al 1472, in quello stesso anno, in un’altra città italiana, Siena, veniva fondata la banca più antica del mondo, il Monte dei Paschi.
Banca e moneta: le basi della finanza moderna. Finanza nata in Italia nel Cinquecento grazie al cronico indebitamento della corona spagnola (che coniava argento per mantenere i suoi eserciti) e al continuo disavanzo commerciale della Germania (non sono sempre stati reprobi come vorrebbero far credere), allora grande importatrice delle merci orientali di cui Venezia deteneva il monopolio distributivo. La finanza italiana godeva della miglior reputazione mondiale perché ben vigilata: la zecca di Venezia veniva controllata dalla magistratura.
Il valore della moneta certo.
Le monete spagnole invece erano invece così falsificate da non essere più accettate all’estero. Un editto genovese del 1642 aveva bandito l’uso dei pesos perchè non sussistevano più sufficienti garanzie di autenticità. Bisogna poi aggiungere che funzionari corrotti e omessa vigilanza facevano sì che la Spagna non godesse di reputazione finanziaria in Europa (quante coincidenze con l’attuale situazione finanziaria del Paese, verrebbe da pensare che sia il destino della Spagna, oggi come un tempo non essere credibile finanziariamente). La virtù fondamentale della moneta come equivalente di valore per gli scambi commerciali è l’essere accettata all’estero. Chi esporta vuole moneta debole (così incassa di più), e chi importa vuole moneta forte (spende meno). Fazioni manifatturiere eternamente in conflitto, salomonicamente rappacificate dalla fissazione di un prestabilito rapporto di cambio (fixing).
Dopo l’abbandono della convertibilità con l’oro, dal 1971 la moneta è divenuta una scritturazione contabile, a volte nemmeno cartacea ma solo elettronica. Ormai dematerializzata, la moneta non ha più valore intrinseco: vale solo il suo prezzo, determinato dall’incrocio tra domanda e offerta. Computer che sparano ordini contro altri computer programmati a sparare ordini di segno contrario. Un prezzo che può essere modificato, falsificato, artefatto con metodi ben più sofisticati di quelli che nel Seicento in Spagna valsero la condanna a morte al governatore della zecca.

Tutto sta tornando dove era iniziato.
Dalla saga dell’argento spagnolo, che costò la vita a milioni di nativi sudamericani, alla saga dell’euro che può costare il conto in banca a milioni di cittadini europei.
Là dove la creazione di base monetaria ha innescato l’Occidente industrializzato, là quel modello di sviluppo (che ha sporcato l’acqua, drogato i campi e cementato i borghi) può trovare un nuovo inizio.
Perché non siamo solo produttori e consumatori del villaggio globale.
Siamo uomini e popoli.
Umanità.
Veniamo da cinquecento anni di storia europea. Sappiamo che banca e moneta non sono divinazioni numerologiche, ma utensili per il buon governo, la civile convivenza e il bene comune. L'euro non è la debole moneta virtuale di 10 anni fa, ma la seconda valuta del pianeta, dominante nei mercati obbligazionari e in forza nelle riserve valutarie ufficiali e private. Affiorano però interrogativi sul piano politico, complici le mosse dei presidenti e ministri europei. La Cancelliera tedesca Markel critica i partners europei, i partners europei criticano la Germania e quindi la cancelliera accusata a piu’ riprese di voler colonizzare l’Europa come aveva gia' precedentemente tentato un suo illustre predecessore che pagò i propri errori suicidandosi in un bunker a Berlino. 
Da qualche mese si leggono svariati articoli sul tema, tutti cercano di analizzare l’impatto che la moneta unica ha avuto sul nostro paese e su altre nazioni europee.
Ma l’Euro ci conviene?
E’ certamente arrivato il momento di mettere in fila i birilli, e analizzare i pro ed i contro di un mantenimento dell’Euro o di un ritorno alla Lira, ovviamente con tutti i limiti che certe analisi macro-economiche, politiche e statistiche possono produrre, considerando gli  aspetti finanziari e bancari, da far analizzare esperti del ramo che mai si sognerebbero di suggerirmi le prossime mosse dello scacchiere finanziario europeo (perche’ potrei sfruttare a mio favore certi suggerimenti e sbancare come al casinò la cassa delle borse di mezza Europa).
Andando con ordine, e partendo dalla moltitudine di articoli scritti anche da luminari economici e finanziari di mezzo mondo nonchè italiani, che non si curano affatto delle nobili origini veneziane della nostra finanza, ecco che alcuni riprendono dati, analisi e conclusioni riprese dai dibattiti internazionali sul tema. C’è una costante ripetizione nelle azioni e soluzioni per ridurre la crisi che spaventa, economisti di fama “copiano” la cura proposta da altri di mezza tacca che a loro volta hanno copiato a larghe mani dagli stessi economisti famosi che, forse, non sanno più che pesci pigliare per risolvere la crisi.
Segno esistenziale di una moneta che pure c’è ma è destinata ad una morte certa se i governi non capiranno che a un valore forte non sempre corrisponde una economia di Stato forte, in questo caso lo Stato diventa una somma di Stati e, di fatto e enormemente tragica nel percorso compiuto perchè porterà alla scomparsa dell’Euro e dell’Unione Monetaria voluta dalla Francia di un presidente che guardava di più ad un proprio tornaconto, da condividere con la Germania piuttosto che al bene di tutta la Comunità’ Europea.

La dinamica in caso di mantenimento dell’EURO è prevedibilmente la stessa degli ultimi 10 anni (ed ancora in pieno corso nel 2012), con una Germania che sottrarrà quote a tutti gli altri. Il trend proseguirà inevitabilmente, fintanto che la Germania manterrà un’inflazione minore o uguale ai partners, e potrà mutare solo quando tale tendenza muterà ed in modo duraturo (fantascientifico, un’utopia). Ovviamente gli aumenti di tassazione indiretta in Italia e Spagna, causa prima di sovra-inflazione, promettono che il differenziale inflattivo tra Germania e Sud Europa permarrà anche nei prossimi 2 anni.

In caso di disgregazione dell’EURO, e ritorno alle valute nazionali, è ovvio che accadrà qualcosa di analogo a quanto accadde nel 1992-95. L’Italia (e gli altri paesi che svalutarono) all’epoca ebbe un’impennata nella Produzione Industriale e la Germania ebbe una bella batosta. È ciò che accade in corrispondenza di ogni riaggiustamento monetario. È vero che l’Italia ha minore peso industriale rispetto all’epoca, ma è anche vero che l’incidenza dell’Import-Export rispetto alla produzione è aumentata esponenzialmente in confronto a 20 anni fa, per cui diventa prevedibile che vi saranno gli stessi effetti.

Il destino dell'euro è di essere cartina di tornasole delle impasse e dei successi dell'Europa visto che la BCE è la più importante istituzione federale operante in Europa, anche se non l'unica. Nessun Paese dell’Unione Monetaria Europea vuole cancellare pezzi di Europa federale. Ma chiede, al di là di differenze apparenti, che UE e l’Euro non aggiungano peso normativo e il veicolo di queste esigenze sono le critiche alle istituzioni federali nonché alle regole e ai comportamenti che le sostengono. La risposta è un maggiore spazio negoziale per gli organi di governo del Consiglio e della Commissione, regole semplici, di facile applicazione, non ad hoc per normalizzare il comportamento di un paese o di un gruppo di paesi. Purtroppo abbiamo visto che sono solo alibi.

L’euro non esiste più.  

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