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2012/12/11

Dieta per la vita

Dieta per apparire o essere? Dieta per la vita!


Parliamo di diete dimagranti oggi e a ragion veduta.

Le diete, gioie e dolori per una buona parte della popolazione italiana, orfana della nostra Dieta Mediterranea, apprezzata anche all’estero e mai fuori moda, che poi proprio nostra non è ma viene praticata con diverse varianti anche in tutti i Paesi che si affacciano al Mediterraneo.
Come i media ormai ripetono da anni i dati sull'obesità in Italia sono allarmanti. Secondo i medici italiani, se non si invertirà la tendenza attuale, un italiano su tre sarà obeso entro il prossimo decennio e l'allarme è stato lanciato dell'associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica, non certo da uno sprovveduto ministro della sanità. L'alimentazione e gli errori a tavola sono uno dei motivi di maggiore tendenza all'accumulo dei grassi nel corpo, ma è importante anche notare che è la mancanza di attività fisica che comporta l'appesantimento.


Il problema italiano, direi che si tratta di un falso paradosso in tutta questa vicenda, è rappresentato dalla ricchezza e disponibilità di denari quando si tratta di sedersi a tavola. Besterebbe vedere cosa accade in occasione delle feste comandate andando a scoprire come si spendono risorse importanti fra pranzi e cenoni troppo spesso di una ricchezza spropositata rispetto al livello sociale di riferimento. E dovrebbe suonare come un campanello d’allarme conoscere che nonostante la crisi noi contiamo ancora oltre sei milioni di obesi, e questo con una crisi conclamata, contingente e secondo me non ancora reale. Infatti, e non stupisce più di tanto, è vero che i consumi degli italiani si sono contratti in questi due anni a livelli propri dell’inizio degli anni settanta ma, non si assiste alla stessa contrazione di consumi negli altri Paesi anche europei coinvolti nella crisi mondiale che pure scontano situazioni peggiori della nostra. Segno evidente che da noi i consumi erano esageratamente gonfiati per effetto di una falsa ricchezza, che ricchezza non era e mostrava una falsa immagine delle reali disponibilità di spesa del popolo italico.

Se analizziamo lo status sociale dei disperati, di quelli che si lamentano più o meno a gran voce delle difficoltà a spendere e risparmiare, causa aumento sconsiderato della pressione fiscale, si scoprirà che costoro erano disperati ben prima che la crisi mostrasse i punti deboli di una certa parte della popolazione. Quegli stessi disperati che non esitano a sorbirsi ore di code al freddo per acquistare prodotti di effimera importanza quali telefonini e televisori, la coda per le ultime novita’ di Louis Vuitton o quelle per acquistare i capi della nuova collezione di Prada. Diciamocelo francamente come è la situazione italiana.

Tornando quindi all’argomento di questo articolo va sicuramente analizzato lo spirito, la filosofia con la quale l’italiano affronta il suo stato fisico, l’aspetto fisico ahi noi più che quello mentale ma tant’è, e si rende conto della necessità di ridurre il proprio peso in tempi e quantità accettabili con lo stato fisiologico. 

Si dice dunque con dati ricavati da approfondite analisi di eminenti scienziati, che entro il 2025 gli obesi in Italia potrebbero diventare oltre venti milioni, non quantificando quell’oltre venti per cento che oggi si identifica con numeri vicini ai venti milioni di itialiani e che potrebbe esser parente dei trentamilioni e sicuramente sempre un terzo, ora e anche fra dodici anni, della popolazione. Ormai è un dato di fatto: l'obesità in Italia tende ad anticipare sempre più verso l'età infantile. I dati più recenti, indicano infatti che nel nostro paese il 30-35% dei bambini sono sovrappeso (cioè il loro peso supera il 10% del valore ideale in rapporto alla statura e alla costituzione fisica) e il 10-12% dei bambini sono obesi (per definizione in tale evenienza il peso supera del 20% il valore ottimale).
D'altra parte, troppe mamme sono ancora - purtroppo - convinte che il livello di salute si misuri sul piatto della bilancia e temono sempre che il proprio bambino non si alimenti mai abbastanza. Ma, a prescindere dalle conseguenze sul piano estetico, il vero motivo di allarme, è legato alle conseguenze a lungo termine dell'obesità, in particolare l'aumento della probabilità che il bambino diventi un adulto iperteso e vada incontro, nel corso della sua vita futura, a complicazioni cardiovascolari, dovute soprattutto all'ostruzione dei vasi sanguigni causata dall'arteriosclerosi. L'obesità, inoltre, aumenta anche la probabilità di comparsa di diabete mellito. Malattie, queste, che, per quanto finora considerate tipiche dell'individuo anziano, tendono a insorgere sempre più precocemente, interessando fasce d'età sempre più giovani.

Troppo facile dare le colpe alle merendine troppo caloriche assunte quotidianamente e del junk food.
Chi è che consegna questi alimenti ai nostri figli se non noi stessi, chi è quel genitore che rinuncia all’acquisto di una merendina per una mela da mettere nella cartella del bambino, chi è che ammette che perdere del tempo per preparare un alimento adeguato per i nostri figli sarebbe meglio invece di limitarsi a imbucare una merendina e vai... Sappiamo che l’effetto dannoso delle merendine varie è evidente, non solo nei bambini ma anche e soprattutto negli adolescenti, tutto a discapito del benessere e della salute, pregiudicata sul lungo periodo. Ma un'altra rilevazione altrettanto necessaria va fatta a riguardo dell'aumento della sedentarietà. Non dimentichiamo che la ricomparsa dell'obesità è favorita anche dallo stile di vita sedentario, e se pensiamo che i nostri giovani passano molte ore seduti a scuola, davanti alla tv, davanti al laptop o al pc di casa, appare evidente che manca proprio la base del famoso enunciato latino "mens sana in corpore sano". 
Maggiore è la durata della vita in condizioni di obesità e maggiori sono i rischi di sviluppare malattie gravi come il diabete, le malattie cardio-circolatorie e varie forme di tumore. Come invertire questa tendenza? L'invito dei medici è condurre uno stile di vita all'insegna dell'alimentazione sana e povera di grassi, composta per la maggior parte di frutta e verdura, quindi ricca di fibre, e praticare o aumentare il tempo dedicato allo sport e all'attività fisica.

E la Dieta Mediterranea allora? 

Cominciamo con il dire che la Dieta Mediterranea non è realmente una dieta, un procedimento creato con l’intento di dimagrire, semmai va identificata come un’abitudine alimentare propria di certe ben identificate popolazioni i cui Paesi si affacciano sul Mare Nostrum. In cosa consiste dunque questa Dieta e chi fu che ne scoprì i positivi effetti? Il primo a intuire la connessione tra alimentazione e malattie del ricambio, quali diabete, bulimia, obesità, colui che viene considerato il "padre" della Dieta Mediterranea fu il medico nutrizionista italiano Lorenzo Piroddi che ne scoprì e decantò i positivi effetti in una pubblicazione e in seguito in un libro di cucina. 
Probabilmente, pur avendone comprese le peculiarità non fu in grado di considerarla totalmente un’abitudine alimentare, bensi preferì trattarla come una qualsiasi dieta dimagrante e trarre dei vantaggi economici dalla scoperta attraverso saggi e libri di cucina. Fu invece, qualche anno dopo, lo scienziato americano Ancel Keys che si fece promotore dell'ampio programma di ricerca noto come Seven Countries Study e autore del libro Eat well and stay well, the Mediterranean way. Keys aveva notato una bassissima incidenza di malattie delle coronarie presso gli abitanti di Nicotera e dell'isola di Creta, nonostante l'elevato consumo dei grassi vegetali forniti dall'olio d'oliva, e avanzò l'ipotesi che ciò fosse da attribuire al tipo di alimentazione caratteristico di quell'area geografica. In seguito a questa osservazione prese l'avvio la famosa ricerca enunciata precedentemente, basata sul confronto dei regimi alimentari di oltre diecimila individui, di età compresa tra quaranta e sessanta anni, sparse in sette Paesi del mondo fra cui l’Italia. I risultati dell'indagine non lasciarono dubbi: la mortalità per cardiopatia ischemica come scientificamente viene chiamato l’infarto è molto più bassa presso le popolazioni mediterranee rispetto a Paesi, come la Finlandia, dove la dieta è ricca di grassi saturi (burro, strutto, latte e suoi derivati, carni rosse). Ancel Keys, e altri scienziati che presero parte allo studio, proseguirono i lavori a Nicotera in Calabria, a Crevalcore in Emilia, a Montegiorgio nelle Marche e a Pioppi nel Cilento. Fu proprio nel Cilento che Keys continuò a vivere per oltre 40 anni fino alla morte avvenuta ben 100 anni dopo la nascita e considerata da molti come migliore riprova delle sue teorie. 

Purtroppo in Italia, per non dire in tutto il Mediterraneo, ormai a fare da padrona a tavola è la fretta. Fretta che porta l’italiano medio a ingurgitare qualsiasi cibo che dia, nell’immediato, compiacimento e plachi la fame come un buon pasto di antiche tradizioni ma, ma che di antiche tradizioni non è. A causa della fretta come detto, preferiamo pasti consumabili in dieci minuti invece che nell’ora buona e mai troppo di più che il buonsenso dovrebbe riservare al pasto. La Dieta Mediterranea, lo sappiamo benissimo, è sana, non ingrassa, e protegge da malattie cardiovascolari e tumori, tanto che l'Unesco l'ha aggiunta alla lista dei patrimoni immateriali dell'umanità. Purtroppo però, è anche considerata costosa e non sempre con ragione, sia in termini di acquisto degli alimenti di base che la compongono sia per il tempo necessario alla preparazione dei singoli piatti e questo, sembra, fa si che sempre meno persone riescano a permettersela. Perchè dunque viene indicata come causa del suo mancato sviluppo una ragione puramente economica? Sappiamo che la Dieta Mediterranea ha potuto svilupparsi nel tempo proprio perchè si basa su alimenti di tipo comune in qualunque area considerata, ergo lungo le coste del Mediterraneo bacino marino sul quale si affacciano numerosi paesi quali la Francia, Spagna, Marocco, Algeria, Tunisia, Libia e Egitto, Palestina e Israele, Libano e Siria, la Turchia e poi la Grecia e salendo lungo la costa adriatica Albania, Montenegro, Croazia e Slovenia. Paesi con differenti tradizioni anche alimentari, parlo naturalmente di quelli islamici nel Nord Africa e del medio oriente più vicini ma anche di quelli dell’ex blocco yugoslavo che hanno abitudini alimentari maggiormente orientate verso le culture dell’est europeo. Di quale alimento si parla dunque? Dell’olio di oliva, Nella piramide nutrizionale idealizzata nel tempo per quanto riguarda questa Dieta Mediterranea, l’olio di oliva occupa un posto importante. È vero che non tutti i popoli che si affacciano sul bacino mediterraneo consumano gli stessi alimenti, ma è anche vero che tutti hanno un alimento in cui uno degli elementi principali è l’olio di oliva. Le popolazioni a maggioranza islamica di Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Libia, Siria, Palestina, Libano, Siria e Turchia, e anche la Grecia che non ha gli stessi orientamenti religiosi, ma in cucina non si discosta molto dalle abitudini e gusti del proprio ingombrante vicino turco, preparano salsine a base di legumi o aglio in cui il componente “grasso” principale è l’olio d’oliva.

La Dieta Mediterranea quindi acclamata in tutto il mondo, seguita ovunque , indicata come modello nutrizionale per allungarci la vita viene decisamente ignorata dalle nostre popolazioni che preferiscono ingurgitare tutto quello che l’industria alimentare produce piuttosto che perder tempo in cucina per la preparazione di cibi sani, leggeri, gustosi e nutrienti e rispettosi delle nostre arterie e di quella fantastica pompa che è il cuore.

La soluzione ideale

Non esiste una soluzione ideale, oltre alla succitata Dieta Mediterranea, come non esiste una dieta perfetta che si adatti alle esigenze di tutti. Siamo tutti diversi, e non parlo del colore della pelle ma del DNA che fornisce l’impronta genica di ogni individuo. È dunque questo patrimonio genomico che determina quali siano le esigenze di ogni individuo, comprese quelle alimentari ma anche ambientali e culturali. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di due discipline mediche basate sullo studio del patrimonio genetico e in grado di stabilire con maggiore precisione le migliori condizioni affinché il nostro organismo opera> Ambedue le discipline affrontano lo stesso argomento, quindi il patrimonio genetico dell’individuo, ognuna partendo differenti considerazioni eppure legate a doppio filo fra loro. Quali sono? Una è la Nutrigenetica, l’altra la Nutrigenomica.
Defizioni simili che possono indurre confusione, confusione assolutamente inestistente fra gli addetti ai lavoroi e vediamo perchè. 

La Nutrigenetica

Le scoperte più recenti sul genoma umano ci forniscono gli strumenti e le basi per comprendere i meccanismi molecolari attraverso i quali singoli geni, o loro combinazioni, rispondono ai cambiamenti nella dieta e nello stile di vita (esposizione al fumo di sigaretta, consumo di alcol ecc.), rendendo un individuo particolarmente sensibile a contrarre un certo tipo di patologia e di far luce sui meccanismi tramite i quali la dieta, influenzando l’espressione genica, può esercitare un effetto protettivo. In definitiva le potenzialità offerte da questo nuovo approccio ci introducono in una nuova era della scienza della nutrizione, la nutrigenetica. La nutrigenetica riguarda l’identificazione delle variazioni genetiche nell’uomo che causano differenze nella risposta fenotipica alle molecole introdotte con la dieta, con l’obiettivo di valutare i rischi e i benefici per l’individuo di determinate componenti della dieta. In termini pratici, con la nutrigenetica è possibile sviluppare una nutrizione personalizzata alla costituzione genetica dell’individuo, tenendo conto della variabilità dei geni coinvolti nel metabolismo del nutriente e del suo bersaglio. La nutrigenetica può avvalersi di potenti strumenti in grado di fornire informazioni specifiche, individuali e precoci, rispetto ai tradizionali sistemi diagnostici, sul ruolo preventivo svolto dai nutrienti. Sono state messe a punto tecniche bio-molecolari per caratterizzare i geni e chiarire le interazioni tra questi e i nutrienti.
Le basi concettuali di questa nuova branca considerano che i composti introdotti con la dieta possono esercitare a livello del genoma umano effetti diretti o indiretti, alterando l’espressione e/o la struttura dei geni inoltre la dieta può rappresentare un fattore di rischio o uno strumento di prevenzione per le patologie degenerative quindi il grado in cui la dieta può influenzare il bilancio salute/malattia dipende dal corredo genetico di ciascun individuo ne consegue che un intervento nutrizionale basato sulla conoscenza del genotipo e dello stato di nutrizione dell’individuo può essere usato per prevenire o curare le patologie. Con la nutrigenetica, il concetto di medicina «personalizzata» viene esteso all’area della nutrizione. La variabilità genetica individuale, determinando come i nutrienti vengono assimilati, metabolizzati, accumulati e in fine escreti, è alla base della peculiarità di ciascuno nel rispondere alle molecole introdotte nell’organismo e, in generale, agli stili alimentari e di vita. Senza dubbio però la più affascinante delle opportunità che si aprono nel campo della nutrigenetica è lo sviluppo, partendo dalle differenze genetiche individuali, di una «nutrizione personalizzata», allo scopo di ottenere una effettiva terapia dietetica «salutare» in grado di prevenire o ritardare l’insorgenza di patologie correlate all’alimentazione, per singoli individui o per particolari sottogruppi. Sono convinto che assisteremo a dei profondi cambiamenti negli anni a venire anche riguardo alle diete dimagranti che non devono e non dovranno più essere riserva di caccia di chiunque ma diventare una disciplina in mano specialisti con capacità e conoscenze non solo nutrizionali ma anche genetiche, l’obesità è una malattia, non dimentichiamocelo, e come tale va curata con tutti i mezzi e le risorse che la medicina potrà mettere a disposizione di qualunque malato e non solo di chi ha ingenti risorse per pagarsi le necessarie cure.

La Nutrigenomica

È la scienza che ci dice quali cibi fanno bene e quali no, cioè lo studio degli effetti degli alimenti e componenti alimentari sull'espressione genica. Viene considerata per lo studio e analisi dell'influenza della variazione genetica sulla nutrizione correlando i geni e confrontandoli con il metabolismo e gli effetti biologici. La nutrigenomica mira a sviluppare mezzi razionali per ottimizzare la nutrizione, rispetto al soggetto genotipo. Direi che potrebbe rappresentare un miglioramento rispetto alle diete che sono molto aleatorie e non personalizzate (generiche). La nutrigenomica fu usata negli Stati Uniti per la prima volta per comprendere come mai le popolazioni mediterranee che utilizzavano l'olio di oliva, quindi una materia ricca di acidi grassi polinsaturi potesse rallentare il processo di invecchiamento di un organismo, ridurre il rischio di trombosi, infarti ecc. L'olio d'oliva chiaramente contiene anche molti antiossidanti che contribuiscono a renderlo la base dell'alimentazione detta dieta mediterranea.
La Nutrigenomica è un approccio innovativo per comprendere i problemi nutrizionali direttamente generati dalle diete e le malattie metaboliche. In alcune malattie la componente genetica e biochimica si fondono e risulta quindi importante un approccio che identifica le corrette correlazioni tra questi due aspetti di uno stesso problema. 

La cucina orientale e Cinese 

Non e' vero che i cinesi non ingrassano mai, entrambe le mie cognate assomigliano a balenottere mi diceva scherzando un collega maritato con una ragazza cinese.
Il riso nella cucina cinese rappresenta la base della loro alimentazione, ricordo che il riso è alla base della dieta mediterranea, che forse i cinesi non hanno mai conosciuto, e non sappiamo se Marco Polo abbia mai riferito qualcosa al riguardo. I cinesi mangiano riso perchè, per tradizione, avevano solo quello, il riso infatti è ricco di sali minerali e vitamine, soprattutto quelle del gruppo B, che assicurano un buon funzionamento dei processi metabolici facendo sì che l’organismo bruci meglio l’energia introdotta con l’alimentazione. Poi sono magri e longevi perchè mangiano poco e sano. Non fanno diete, ma in ogni pasto si fa attenzione a evitare lo spreco. In Cina la popolazione si ricorda ancora quando la fame era argomento comune, il cibo viene visto sotto un diverso aspetto. In casa si continua a cucinare due volte al giorno e i piatti sono così semplici e buoni che il resto del mondo comincia a accorgersi di una sua imprevista superiorità anche a tavola. Secondo me il tempo in cui la maggioranza del pianeta mangerà cinese, o comunque all'orientale non è poi molto lontano. 
Attenzione che mangiare all'orientale non significa solo mangiare quello che mangiano loro, ma cucinare come fanno loro anche i nostri piatti tradizionali, cambiare lo spirito della preparazione e della cottura degli alimenti in modo da essere naturalmente accettati dall'organismo. In Cina si moltiplicano libri e progammi, condotti anche da famosi cuochi europei, che rivelano i segreti per cui stiamo per cinesizzare anche il nostro palato. Ragione essenziale: fa bene, costa poco e si fa in fretta. 

Mia moglie dice spesso che il cibo con una gamba va preferito a quello con due e questo è migliore di quello con quattro. Una "gamba" ce l'hanno le verdure in genere, due il pollame, tre le vacche. Loro mangiano anche i serpenti, che gambe non ne hanno, le cavallette, e tremila altre cosette di cui è meglio non parlarne, comunque tradizionalmente mangiano quello che conosciamo anche noi della loro cucina. 

Per i cinesi frutta e verdure sono la base di ogni pasto e il pollame è maggiormente assimilabile di bovini, suini e ovini. Gli animali vanno mangiati raramente, solo in occasioni di festa e dopo essersi assicurati che siano stati allevati in libertà, vissuti felici e morti senza soffrire. La prima regola però èmangiare cibo vero, quanto basta e cresciuto nella terra. Le foglie sono più ricche dei fusti, l'acqua di cottura è la migliore per essere bevuta, i vegetali vanno acquistati con le radici e la terra attaccata, la tavola più completa è quella che offre verdure e frutti di colori diversi, meglio se verdi, gialli, rossi e arancioni. Capovolto, rispetto all'Occidente, anche il ruolo della carne. In Cina è un contorno, un aroma e spesso solo un profumo, nascosto tra gli ortaggi saltati, nella pasta fresca e nel riso.

L'obesità

L’obesità è la malattia del benessere, conquistato dal dopoguerra ad oggi e ancora diffuso. Il vero problema oggi è la crescita del Paese perché, siccome abbiamo un debito ingente a carico del settore pubblico che grava sulle prestazioni dello Stato, è evidente che, in queste condizioni, se non esiste una crescita economica che ci permetta di ripianarlo e operazioni di privatizzazione abbastanza ampie utili per tagliarlo, ci troveremo ad avere crescenti difficoltà per quanto riguarda il welfare, il sistema pensionistico, tutto quanto fa leva particolarmente sulla macchina pubblica. La crisi morde nel ridurre posti di lavoro, non certo nel portarci alla fame.

I grassi complessi: sono buoni o cattivi?

Gli acidi grassi e tri-, di-, mono-acilgliceroli (esteri del glicerolo o trigliceridi) sono lipidi utili per l'apporto energetico; gli acidi grassi forniscono 9kcal/g e dovrebbero rappresentare tra il 25 ed il 30% delle calorie nella dieta. Esiste una differenza essenziale nella qualità degli acidi grassi, che in prima analisi si possono differenziare in Saturi e Insaturi.
I grassi saturi sono quelli che principalmente derivano dagli alimenti di tipo animale. Sono comunemente definiti grassi cattivi perchè, pur fornendo le stesse calorie degli altri, tendono a innalzare il colesterolo LDL circolante favorendo l'insorgenza di malattie cardiovascolari.
I grassi insaturi sono quelli principalmente derivanti dagli alimenti di tipo vegetale, al contrario, sono molto utili nella conservazione e cottura degli alimenti, monoinsaturi, contenuti soprattutto nell'olio extravergine d'oliva, e comprendono anche una categoria di molecole delle quali alcune essenziali quindi polinsaturi, contenuti soprattutto negli oli da condimento, nella frutta secca, nel pesce azzurro e nell'olio di pesce. Questi acidi grassi detti essenziali (AGE o PUFA) appartengono alla famiglia degli omega3 sono contenuti soprattutto nel pesce azzurro, nell'olio di pesce, nell'olio di krill e in alcuni oli vegetali  e degli omega6 contenuti soprattutto negli oli vegetali e nella frutta secca, e posseggono funzioni importantissime per l'organismo.
In definitiva, gli acidi grassi monoinsaturi possono essere considerati “grassi buoni” purché apportati in misura idonea, quantità oltre la quale, come i saturi e i polinsaturi non essenziali, contribuiscono all'aumento del peso corporeo per deposito adiposo; mentre gli acidi grassi polinsaturi essenziali, se introdotti nel giusto rapporto reciproco (omega3:omega6 = 1:3 o più a favore degli omega3), sono considerati assolutamente “grassi buoni”.

Le diete 

Se sono troppo restrittive, si sa, non funzionano. I chili persi si riprendono tutti, rapidamente e con gli interessi. L'unica è evitare i regimi alimentari "scorciatoia" e cambiare radicalmente il proprio stile di vita. 
Una ricerca europea dimostra che si può mangiare bene senza ingrassare, scoprendo la “dieta perfetta”. Così l’ha annunciato un gruppo di ricercatori dell’Università di Copenaghen, pubblicando i loro risultati in una prestigiosa rivista scientifica, come conclusione di un progetto di ricerca che è iniziato nel 2005 e che è stato finanziato dall’Unione Europea. L’indagine è stata realizzata con un campione più che vasto, con oltre 700 famiglie europee, per fare in grado di raggiungere risultati significativi. Gli scopi della ricerca erano nobili, ho il sospetto che invece fosse il tentativo nemmeno troppo nascosto di arrivare alla “dieta perfetta” non sia altro che un bieco mezzuccio per vendere qualcosa alla massa di obesi che affollano i centri di cura di qualsiasi città europea e che vorrebbero raggiungere dei risultati apprezzabili in tempi ridotti. Il comunicato diramato dal gruppo di lavoro però nega la ricerca della “dieta perfetta”, ossia, non cercavano una dieta per dimagrire velocemente o una dieta rapida; affermano invece, che l’obiettivo era quello di trovare un regime alimentare che permettesse un’alimentazione giusta ma che consentisse anche qualche capriccio dimenticandosi totalmente delle due nuove, e nemmeno tanto, discipline summenzionate, la Nutrigenetica e la Nutrigenomica, che sono la soluzione ai problemi degli obesi piuttosto di una dieta magica che apporti benefici risultati apparenti in limitati periodi di tempo. 
Il metabolismo non modifica le proprie funzioni soltanto perchè cambiamo per un mese le nostre abitudini alimentari, servono altresì anni affinché questo risultato sia raggiunto e una educazione alimentare che porti benefici evidenti solo sul lungo periodo.

Non ci credo più, non credo alle diete miracolose, miracolose solo per che le inventa con lo scopo di aumentare considerevolmente solo il proprio conto in banca donando alle proprie vittime l’effimera sicumera del dimagrimento raggiunto per via della dieta seguita, salvo poi scoprire amaramente che la prima apparente trasgressione porta in un precipizio più profondo di quello dove si pensava di essere finalmente usciti.

Le diete da evitare 

Possiamo tranquillamente inserire quest’ultima creazione dei ricercatori Danesi, forse perchè si sono dimenticati di eliminare dalla loro dieta alimenti da sempre conosciuti come adduttori di grassi zoosteroli alimentari naturalmente presenti negli alimenti di origine animaleapportatori di colesterolo perché il suo eccesso nel sangue è responsabile dell'aumento di mortalità per malattie cardiovascolari, che non portano affatto benefici all’organismo, e da sempre alla base della loro alimentazione povera di olio d’oliva ma ricca di burro di origine animale. Secondo i ricercatori poi si dovrebbero preferire gli alimenti che si digeriscono più lentamente, tipo la carne, quest’ultima in cima alla piramide alimentare della Dieta Mediterranea e quindi in conflitto con quest’ultima che mantiene sì sempre elevato il senso di sazietà ma che aumenta le prospettive e probabilità di tumori al colon o stomaco. Questa dieta assomiglia molto da vicina alla dieta Plank (o dieta di Planck)  di cui tratterò in seguito. Diete differenti ma risultati uguali, se volete vivere a lungo eliminatela.

La dieta Plank

La dieta Plank (o dieta di Planck) è una tra le tante diete “last-minute” che si trovano sui giornali femminili e dappertutto su internet, la tipica dieta che si presenta come soluzione magica per dimagrire velocemente. Alcuni siti web dicono di non sapere nemmeno da dove sia uscita; altri invece la mettono in relazione con la prestigiosa Max Planck Society, un’organizzazione di ricerca scientifica tedesca, che invece non ha niente a che vedere con questa dieta.

Questa dieta è la tipica dieta sbilanciata, senza regole o principi nutrizionali, sebbene sia molto semplice (ed è per questo sicuramente che è popolare). È una dieta ipocalorica che prevede l’eliminazione dei carboidrati e offre un ridottissimo programma da seguire con solo tre pasti principali (colazione, pranzo e cena). Cioè, tutta sbagliata! Se avete letto alcuni articoli sul metabolismo, sulla differenza tra dimagrire e perdere peso, sulla dieta perfetta, insomma: se avete imparato qualcosa sulla vera e sana nutrizione, allora questa dieta non la seguite.
La dieta Plank non prevede pesare gli alimenti, e le indicazioni riguardo le quantità sono molto generiche (“prosciutto cotto, quanto volete” “pollo alla griglia”, e così via).

Elimina del tutto i carboidrati della dieta (né pane, né pasta, né cereali sono previsti), anche la frutta (la indica solo una volta alla settimana), e questo provoca dei gravi danni al fegato e lascia i neuroni senza la loro “benzina” giornaliera: quindi, è molto probabile che chi la segua senta spesso mal di testa.
I piatti sono principalmente proteici (carne rossa, uova sode, pesce lesso) ma anche grassi (non fa referenza a che la carne sia magra). È carente di fibra alimentare, micronutrienti e della maggior parte delle vitamine che apportano la frutta, le verdure e cereali, perciò anche seguendo la dieta Plank per pochi giorni, il corpo viene sottoposto ad un grande stress fisico ed alimentare.

Ci sono anche delle contraddizioni nei diversi siti web che promuovono la dieta Plank; ad esempio, certi siti affermano “vietata l’acqua minerale, solo acqua di rubinetto”, mentre altri suggeriscono l’uso della prima. Il programma alimentare quindi è molto ripetitivo, sbilanciato, rigido, e non trova fondamento scientifico o nutrizionale alcuno. Non è previsto nessuna fase di mantenimento né un programma di attività fisica serio. Come capita spesso con queste diete magiche le sue promesse di dimagrimento sono disparate, ad esempio dicono sia possibile perdere fino a 9 kg in due settimane. Invece, visto che si tratta di una dieta altamente restrittiva, quasi con certezza i chili persi verranno ripresi poco tempo dopo la fine del regime. La ripartizione errata dei macronutrienti, lo scarso apporto di fibre e micronutrienti, una colazione ridotta al minimo, la concessione di una cena in cui si può mangiare qualsiasi cosa, la mancanza di una educazione alimentare, sono errori gravi che violano i principi basilari di una corretta e sana alimentazione. Forse l’unico vantaggio di questa dieta è che, essendo così proibitiva, la maggior parte della gente che decide (erroneamente) di seguire questa dieta mollerà nei primi giorni.

La dieta Plank quindi? Da dimenticare.

Metodo Slim-Data

Come suggerisce il neurobiologo e nutrizionista Yann Rougier con il "metodo slim-data", frutto di 25 anni di ricerca scientifica coordinata tra le università di Francia, USA e Giappone.

1) Scegliere sempre cibi con pochi grassi
Nei prodotti a basso contenuto di grassi questi spesso vengono sostituiti da zuccheri o sostanze chimiche. Danno sapore ma sono più dannosi per l'organismo. Controllate bene l'etichetta nutrizionale.

2) I grassi fanno male
Ridurre i grassi fa perdere peso, è vero. Ma non tutti fanno male. Quelli insaturi, polinsaturi e monoinsaturi, per esempio, riducono le infiammazioni e diminuiscono il rischio di contrarre alcune forme di tumori.

3) Bere troppa acqua gonfia
È  vero il contrario. Il nostro corpo si gonfia solo quando è disidrato perché è obbligato a trattenere la poca acqua ingerita. Più acqua si beve e più la si elimina. Il quantitativo corretto è di otto bicchieri al giorno.

4) Frutta e verdura: meglio fresche che surgelate
Nel momento in cui un prodotto viene surgelato, il suo processo di deterioramento s'interrompe. Non è vero che perde le proprietà nutritive. Anzi, molto spesso è un alimento molto più sano di quello fresco che arriva nei supermercati, di media, quattordici giorni dopo essere stato raccolto dalla terra.

5) L'importante è consumare prodotti naturali
Spesso si confonde il prodotto naturale con quello bio, ma sono due cose completamente diverse. La verità è che l'United States Department of Agriculture (USDA) non ha ancora definito la parola "naturale". I prodotti etichettati come "tutto naturale" possone essere altamente trasformati e contenere ingredienti sintetici, come lo sciroppo di mais ad alto fruttosio, uno zucchero manufatto.

Il metodo Slim-Data quindi? Da dimenticare!

La dieta a punti

La dieta a punti per dimagrire mangiando ciò che volete!
Dobbiamo essere bravi in matematica per dimagrire velocemente? E sì, per forza! Molti di voi sicuramente siete abituati a sommare le calorie per cercare di raggiungere una dieta perfetta. Il problema, è che non sappiamo le esatte calorie di ogni alimento, e a volte ci troviamo in difficoltà.

Per fortuna, (fortuna?) esiste la Dieta a punti, creata dal dietologo italiano Guido Razzoli  (uno che ci conosce e capisce bene!) negli anni ’70, e che ha dimostrato essere molto efficiente per dimagrire, sfortunatamente nessuno ha mai goduto di questi vantaggi, la Dieta a Punti funziona molto bene su internet ma di risultati duraturi reali, ahime, non ve n’è traccia. In che consiste? Ogni alimento ha un suo punteggio, e per perdere peso basta sommarli e mangiare ogni giorno meno di 350 punti. È più semplice di sommare calorie, perché vi vengono dati i punti di quasi tutti gli alimenti in un listino che troverete a continuazione. Si tratta come avrete capito di una dieta generica, che non tiene assolutamente in conto nessuno dei parametri personali di un individuo ma generalizza sui punti, anche questi effimeri perchè non considerano affatto che un alimento prodotto a Palermo può avere caratteristiche organolettiche ben differenti da uno prodotto a Singapore. I creatori pongo dei paletti, si proteggono il lato B da critiche e risultati pessimi, come nella norma. Nessuna dieta è adatta a chi soffre di patologie, ecco dunque che chi ne ha potrebbe vedere gli sforzi per dimagrire non coronati da successo. I creatori di questa dieta dimenticano, a fanno finta di dimenticare, che chi è obeso soffre di una patologia, non sempre fisica, anche psicologica che lo porta a ingrassare senza riuscire a trovare la giusta via di uscita. Nel lungo periodo poi la via viene completamente persa, come in un labirinto il malato non trova la via d’uscita, cade e ricade sotto le sgrinfie di dietisti e nustrizionisti più avventati e finisce per cadere in una forma cronica dalla quale è difficilisso uscire. È inutile spiegare che in questa dieta a punti siete liberi di mangiare quel che volete finché non superate i 350 punti se poi non si va a dire al malato che qualsiasi cibo lui mangerà gli crea degli scompensi nutrizionali.  

La dieta a punti quindi? Dimenticatevela?

La dieta del gelato

“Pittoresco, molto pittoresco!” recitava un attore famoso in una pubblicita’ di alcuni lustri addietro. Corrisponde alla stessa valutazione che possiamo dare a questa dieta. La dieta del gelato? Ma mi faccia il piacere risponderebbe il buon Totò se fosse ancora vivo. Il gelato contiene glucosio, il glucosio è uno zucchero anzi è un monosaccaride, cioè uno zucchero che non può essere idrolizzato in un carboidrato più semplice. La maggior parte degli zuccheri complessi presenti nell'alimentazione viene scissa e ridotta in glucosio e in altri glucidi semplici. Il fegato è in grado di trasformare in glucosio altri zuccheri semplici, come il fruttosio e la quantità giornaliera che l’organo può elaborare è alquanto limitata, di norma si posiziona attorno ai 70gr di giorno. Pur essendo un componente essenziale della nostra alimentazione, le cellule del cervello vengono alimentate esclusivamente dal glucosio ematico sciolto nel sangue, non si dovrebbe esagerare con il consumo per non compromettere il delicato rapporto insulinico e gluconico (la sostanza che nel fegato processa il glucosio). Il glucosio in eccesso pi viene conservato dal metabolismo in alcuni tessuti, tra cui quello muscolare, sotto forma di glicogeno o nel tessuto adiposo sottoforma di grassi. Non è mia intenzione sostituirmi a chi fa della medicina il proprio mestiere, quello che posso aggiungere è che i processi che avvengono nel nostro corpo sono tanti e di una tale complessità che non si possono considerare con superficialità come chi ha inventato questa dieta. Questi specialisti, almeno si ritengono tali, che hanno creato la dieta del gelato, per soddisfare tutti quelli che impazziscono per questo classico alimento italiano; così, consapevoli delle calorie che apporta il gelato, hanno sistemato il resto dei pasti giornalieri per fare in modo di godersi almeno una settimana di gelato senza ingrassare, o meglio ancora: dimagrendo!
Pittoresco, molto pittoresco.

La dieta del gelato quindi? Da dimenticare!

La dieta sgonfiante

Un’altra bella invenzione che non ha assolutamente nessuna base scientifica ma spazia allegramente fra definizioni ad hoc messe appositamente per attirare l’allocco. Ci dicono che a volte non è che siamo ingrassati, che semplicemente siamo un po’ “gonfi”. Questo capita quando per diversi motivi non facciamo molta attività fisica, beviamo meno acqua del dovuto, mangiamo con troppa sale o in casi di stipsi. Questi accumuli di liquido nei tessuti, o alimento di lenta digestione all’interno dell’intestino, ci fanno sentire gonfi, pesanti o ingrassati; la maggior parte però di questo accumulo si trova sopratutto nella pancia, e non dispersa per tutto il corpo. Una bella notizia, noi pensavamo di essere grassi, obesi, e invece no. Basta andare sulla bilancia per capire che tutto quel cusinetto che abbiamo attorno alla vita non è grasso, nossignori, quella e’ acqua che va eliminata. Poi siccome qualcosa ve lo devono pur dire allora vi spiegheranno che in realtà la dieta sgonfiante viene realizzata passando da una dieta ipocalorica, che apporta 1200 Kcal giornaliere. Non esiste! Ogni individuo è diverso da un altro, le calorie giorno che potrebbero servire a me per vivere normalmente e senza ingrassare non sono sufficienti a un altro individuo. Però poi che c’entra? Non si era detto che essere gonfi significa avere una importante ritenzione idrica nell’organismo? Perchè mai allora dovrei attuare e sottopormi a una dieta ipocalorica? Un dubbio assale, e se invece son solo scuse? Sappiamo che il regolare consumo di acqua nella misura di almeno due litri al giorno aiuta a mantenere un adeguato livello di liquidi nell’organismo, quindi vengono espulsi i liquidi che contengono le molecole vecchie, i cosiddetti corpi chetonici, e tutt l’organismo se ne avvale in salute. Adesso ci dicono tutto e il contrario di tutto. Tu non sei grasso perchè gli alimenti e le sostanze nutritive che assumi giornalmente sono abbondantemente superiori alle necessità del tuo organismo, no, secondo gli inventori di questa dieta si è obesi perchè abbiamo troppi liquidi ritenuti dal sale ingerito in abbondanza coi cibi e che dobbiamo evacuare.
Aiuto, questo è un attentato alla nostra salute, si vuol far passare per idiota anche il più esperto individuo affinchè ricorra alle amorevoli cure di chi afferma “Non sei grasso, sei solo gonfio!”

Le diete estive

Tutti gli anni arriva l’estate e come al solito porta con sé una colossale offerta di rimedi per dimagrire “last minute”, soluzioni di ogni tipo che promettono di far perdere chili velocemente. In più, non manca la dieta che consiglia l’utilizzo di rimedi naturali o prodotti per dimagrire. In realtà, è giusto capire che non esistono prodotti per dimagrire nel vero senso della parola, e nemmeno erbe e piante che possano in qualche modo collaborare alla perdita di peso attraverso i più svariati meccanismi. La dieta perfetta non esiste, esiste la dieta personalizzata, quella che scrutta nelle vastità del genoma umano e scopre quali sono le azioni che devono essere eseguite (e anche qui non possiamo ancora dire che sia una scienza esatta) affinché si possa dimagrire senza portare altro che delusioni.
Troppo spesso ci troviamo in presenza di frustrazioni che compaiono quando ci si dimentica che i i vari prodotti e le diete sono soltanto metodi non provati, non sufficientemente valutati e adattati alle esigente di ciascuno e non il punto chiave di una strategia completa e funzionale, destinata alla perdita di peso (ossia, la riduzione della quantità di alimenti, la scelta dei cibi adeguati, l’incremento dell’attività fisica, e così via).

Conclusione (per ora)

I consigli per una sana alimentazione e le informazioni in merito ai problemi dell’obesità sembrano non interessare l’italiano che preferisce cedere al gusto e ai desideri della gola  piuttosto che dare "peso" all’ago della bilancia che sale. Un atteggiamento piuttosto dannoso, visto i risultati riportati dai media. 
I risultati riportano una percentuale di obesi in Italia altissima: sono 4 milioni e 700 mila gli obesi in Italia e in pole position troviamo gli uomini fra i 35 ai 74 anni.

Posso dedurre da questi risultati che gli anziani e gli uomini cedono alla gola piu delle donne che a loro volta sono diventate più consapevoli e attente al loro corpo, cercando di mantenere una vita più o meno attiva e adottando un alimentazione più equilibrata. 

La dieta è per la vita, ma la vita non deve essere una dieta.



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