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2012/12/16

2013 Fuga dall'Italia



Ormai ne parlavano tutti, se lo sussurravano uno con l’altro, anche se era cosa nota, lo diceva il panettiere al professore di storia antica, quello che andava a comprare una michetta alla volta – per non ingrassare – diceva, mentre tutti sapevano che la pensione non gli bastava più, colpa del governo, no di Monti, Monti chi? 
Il prevosto? 
Domandava la signora Cesira ma quella non sentiva nemmeno le campane che poteva mai saperne... Il macellaio lo diceva mentre affettava le braciole di maiale a colpi secchi che se ti capitava un dito in mezzo... ahi ahi che dolore, alla signora Tina che non sapeva mantenere un segreto nemmeno sotto giuramento, lo sentivo raccontare dal portinaio e mia sorella ne parlava come se fosse già avvenuto.

Ne parlavano tutti, tutta la gente già sapeva, mentre quelli ignoravano tutto. E come potevano capire che passava nella testa del popolino, occupati com’erano a accumular ricchezze, soldi a palate che buttavano poi dalla finestra, virtuale accidenti altrimenti ci si metteva tutti sotto a raccoglierli ‘sti soldi. No li buttavano via, come spiegare, come se li mettessero nella stufa a bruciare per farsi caldo, anche se quelli si davano le arie.

Insomma era tutto deciso fin nei minimi particolari, i dettagli dei dettagli e pure frattaglie e trippa. L’organizzazione era stata demandata al gruppo degli anarchici, poverelli che trovavano finalmente qualcosa di serio accheffare, dopo il dolce far niente di decenni di democrazia. Ma quale democrazia che poi erano sempre gli stessi a star bene e noi stavamo peggio? Gli anarchici chiamarono poi i monarchici, quelli rimasti perchè fra gli uni e gli altri eran rimasti in pochi. Per mezzo di comunicazione si era deciso di usare faccebukke e siccome bisognava codificare, usare un codice affinché nessun altro potesse comprendere si decise di affidarsi al linguaggio criptato di Enigma che era riuscito una volta a fregare gli inglesi che erano intelligenti, si pensò che i nostri non fossero tanto furbi da comprendere.

E funzionò perchè fino a quel momento lì, nessuno aveva mai messo insieme i nostri pensieri e nessuno aveva capito cosa bolliva in pentola.
Che poi a ben guardare in pentola non ci bolliva poi molto, quelli s’erano portato via tutto, pure le calzette rinsecchite del nonno che potevano dare un vago sapore, se non odore, di formaggio, in pentola ormai ci si metteva a bollire i blister usati del dado knorr, quelli dei würstel insieme alle poche scorze di formaggio che si trovavan in giro, specialmente fuori dai ristoranti alla moda dove andavano quelli a mangiare, s’ingozzavano fino allo svenimento e non lasciavano nemmeno la mancia.

Era stato Gianni il secco che aveva scoperto come raccogliere le informazioni, si fingeva di volta in volta posteggiatore delle auto blu che poi mica erano tutte blu, no, grige, verdi, nere e pure rosse come quelle dei pompieri e nella macchine blu quelli si dimenticavano di tutto, anche i segreti di palazzo si trovavano, che poi segreti... segreti di pulcinella ma almeno c’erano le prove, le avremmo portate a Strasburgo, che dico all’alta corte dell’Aia per dimostrare quanto in basso erano caduti, dovevano cadere perchè in basso quelli non andavano, al massimo scendevano le scale per salire sulle macchine blu per modo di dire che li scarrozzavano per la città a spendere i soldi nostri. E sempre il Gianni si travestiva da cameriere e s’intrufolava nelle grandi sale al titanic, non nel battello, alla buvette, dove si riunivano a mangiare che tanto pantalone paga, e non contento faceva pure la governante e accumulava carte e segreti e codici e indirizzi e metteva tutto su faccebukke che tanto poi qualcuno lo decifrava. Sarà che, forse, maledetti, erano maledetti e fottuti ma ancora non lo sapevano, troppo presto aveva detto il professor Battaglino Vinciguerra, che chissà se una guerra l’aveva mai vinta ma che adesso voleva sicuramente vincerla. 

Gianni il secco mise a segno un altro colpo e su faccebukke ce lo comunicò, ecco, insomma diciamo che qualcuno riuscì a capire il senso del discorso, perchè sto Enigma era difficile da capire, e anche se lo capivi non era sicuro che dall’altra parte l’avevano scritto bene, il Gianni nostro, ahimè non era andato oltre la seconda ‘lementare e quindi l’italiano già difettava di suo, figuriamoci con l’Enigma.

E comunque, come fu e come non fu, la parola fu passata di bocca in bocca, dalle Alpi agli Appennini e poi giù e su per lo stivale, arrivò a nuoto fino in Sicilia e con il traghetto in Sardegna, ci fu qualcuno che s’arrischiò a prender l’aereo per portare il verbo e il conforto a Lampedusa e qualcun altro che si mischiò fra i ricchi per le altre isole minori, si prepararono tutti per bene, aspettavano tutti l’ordine e partire.
Per andare dove? Non che fosse chiaro, l’ordine non era stato dato, non perchè mancasse il coordinamento e la determinazione, no, quelle c’erano eccome, s’erano pure organizzati coi forconi per sedare eventuali rivolte dei militari, che poi quelli non sapevano più da che parte stare. Mogli e figli, fidanzate e genitori, fratelli e sorelle e pure i suoceri ormai davano forfait, si stavano preparando tutti. E per rispettare il silenzio a qualcuno era pure passato in mente di spararsi un colpo in testa, io li capisco, avevano giurato fedeltà alla patria e adesso non capivano più qual’era la patria. Ma la patria non è solo la terra è anche la gente andava spiegando il maestro Civitale, e si perchè che patria è se poi non ci sta nessuno? Allora ogni giorno un nuovo consiglio per informare, per convincere, per ammansire per blandire i facinorosi, gli indecisi, i rompicoglioni e pure i bastian contrari. 

Ma l’ordine non arrivava, dal quartier generale fu comunicato che l’ordine sarebbe arrivato presto, si stava aspettando il momento propizio. Quale momento propizio ch’era un anno che ci si prepararva, quale altro momento si doveva aspettare? I soliti anarchici volevano fare una rivoluzione, con i cannoni e le armi, i monarchici pensavano ai cavalli e i celerini agli scudi, le vam avrebbero difeso gli aeroporti per non far scappare quelli e i maro’ i porti, dopo che erano riusciti a portarsi a casa i due commilitoni ingiustamente detenuti dagli indiani. Mii gli indiani d’America, fighi, e i marines che dissero?
Parli di quegli indiani con le penne e le strisce colorate e i cavalli senza sella? E che ci voleva? 
Ma no, non i pellerossa ormai non ci sono quasi più, mamma mia ma che ‘gnurant che siete, gli indiani, quelli dell’India no? Dicevo che dopo quell’eroica azione quelli la non li digerivano più ai marò, iniziavano a vederli come una minaccia per lo Stato, quale Stato? Quello dell’arte? Uhuuu mo m’avete rotto i cabasisi come dice il mio amico Camilleri...

E finalmente venne l’ordine, non era chiaro di che ordine si trattasse, non quello che tutti aspettavano, ma almeno era un ordine, qualcosa si muoveva. Dicevano che bisognava riempire i serbatoi delle macchine, le taniche di riserva, i jerrycan, le scodelle e finanche i secchi di benzina e gasolio per prepararsi alla fuga. E questo provocò qualche incomprensione, i benzinai dovettero tornare precipitosamente alle pompe per riempire tutto il riempibile, a quelli che avevano già tagliato la corda furono sequestrate le pompe e pompato tutto il pompabile nei serbatoi di quanto si presentavano, alla fine della giornata non c’era più nemmeno una goccia di carburante in tutte le pompe di rifornimento d’Italia. All’ingegner Marbella venne un dubbio, questo avrebbe creato qualche problema e sospetto a quelli, senza benzina e gasolio presto sarebbero rimasti a piedi, anche i camionisti erano pronti alla fuga e con loro tonnellate di derrate alimentari da distribuire agli sfollati, benzina e gasolio, acqua minerale e frutta, latte e succhi, insomma organizzati eravamo organizzati, pronti pure, i bagagli stavano già in macchina, tutti attaccati al pc con la pagina di faccebukke aperta per l’ordine.

E venne Natale nell’attesa, di alberi e candele nemmeno l’ombra, luci e colori e stelle solo sulle case della casta e dei super ricchi, quelli che restavano a guardarsi intorno, presto si sarebbero accorti di non aver nessuno a lavorare per loro nelle fabbriche, negli uffici, nelle banche, a palazzo e parlamento, nei negozi e cimiteri, nei municipi, nei mercati e aeroporti e pure i porti e le stazioni, le fogne e l’acquedotto, bastava l’ordine, un ordine, quell’ordine! E l’ordine arrivò finalmente e fu un tripudio di luci e colori, un serpentone di auto, camion, tir e motorette e biciclette e minivan, tutti in marcia a passo d’oca in autostrade superintasate verso la libertà. Ci vollero due giorni per lasciare tutto, le strade vuote, le luci spente, anche i topi se n’erano andati, tutti gli animali, compresi cani e gatti, cavalli e mucche e pure i beagle di Greenhill.
Non c’era rimasto nessuno. Uno tsunami di persone aveva invaso la Svizzera, la Francia, l’Austria e la Croazia, la Corsica e Tunisia, anche la Grecia era stata invasa come Montenegro e l’Albania, in Libya s’erano ben guardati da andare e pure in Algeria ma degli italiani c’era traccia ovunque si andasse, finalmente un popolo libero, libero ma diviso, libero di decidere del proprio futuro, libero di scegliere e di essere apprezzato. 
Se n’erano andati via tutti.

E tu? Io sono rimasto, ormai avevo un Paese tutto per me, un Paese da modellare con le mie mani, come volevo io, con giustizia e onestà, con la fede e la speranza. 
Che mai si può desiderare di più nella vita? 

Buon Natale a tutti quanti e ricordatevi che lo sciocco cerca la felicità lontano, il saggio la fa crescere ai suoi piedi. 
(J. Openheim)

Siate felici!



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