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2013/01/03

Election Day


Innanzitutto non si capisce perché in Italia, dove è risaputo si parli e si scriva in italiano, si debba usare un termine nella lingua d’Albione per indicare le prossime elezioni. L’abbiamo sempre chiamato “il giorno delle elezioni” adesso siamo costretti nostro malgrado a chiamarlo “Election Day” in omaggio a una inglesizzazione del nostro idioma ormai, evidentemente, vecchio e fuori moda. Ché, seppur vero che agli italiani le lingue stanno indigeste come il mal di pancia, è altresì vero che in Europa siamo in buona compagnia, almeno in quell’Europa del sud, tutta povera e vicina al collasso finanziario nonché economico formata da Spagna, Portogallo, Albania, Romania e Grecia dove l’Inglese si parlicchia ma insomma con certi accenti da far rabbrividire non solo Shakespeare che di Albione era probabilmente un acculturato ma anche del sommo poeta nostro Dante che della lingua perfetta è sempre stato un fautore. Ordunque torniamo al nostro election day, il giorno delle elezioni. Perché deve essere un giorno che poi sappiamo bene che son sempre due? Già qui ci sarebbe da discutere, non è mai successo nella storia della Repubblica che le elezioni si svolgessero in un mese freddo. Si sa che il freddo non favorisce le persone, i più anziani preferirebbero starsene al calduccio in casa propria invece di andare a porre una croce su alcune schede che tanto si sa, sono sempre voti buttati via, qualunque schieramento si scelga poi fanno quello che vogliono loro alla faccia del popolo sovrano.

Il popolo sovrano, altra grossa balla. La Merkel di teutonica origine ci impose il Mario Monti senatore a vita per interrompere quella che, secondo lei - e la banda dei quattro di cui era ed è rappresentante di spicco - era una condotta politica e finanziaria volta al disastro a opera del nazional popolare Berlusconi, legalmente eletto e voluto dal popolo sovrano, coinvolgendo, e questo è il vero motivo, nella caduta il resto d’Europa perchè l’Italia non è un Paese del terzo mondo ma una delle colonne dell’Europa Unita.
Ma come? Siamo una delle colonne dell’Europa si saranno chiesti gli italiani. E da quando?

Non si è mai notato in passato, quando siamo stati sempre vilipesi, malconsiderati, ignorati, ridicolizzati agli occhi dell’Europa e del mondo. Quando la Merkel e il tappo francese Sarkozy si facevano quattro risate alludendo al nostro Berlusconi, che sarà tappo anche lui pur ricorrendo a a scarpe con ben 4 centimetri di tacco ma quelli se li poteva comprare come un campione del suo Milan con qualche milione, visto che, al confronto dei due poverelli e malmessi politici d’oltre le Alpi, è sempre uno dei più ricchi uomini d’Europa, che dico, del mondo intero. 

Ecco che di colpo diventiamo colonna portante in nome di un’Europa che va salvata. E lì già sorgono altri dubbi, i dubbi di chi standosene fuori dai confini italici nota e ha notato quanta grande fosse la disparità fra i cittadini del sud Europa rispetto a quelli del nord. Noi saremo anche colonne d’Europa ma non entriamo nel consiglio di sicurezza dell’Onu dove entra la Francia per esempio, anzi i Francesi che pure han perso la guerra, la grande guerra come noi, che pure hanno assecondato la Germania pur di cavarsela in qualche modo come noi, come dimenticare il Governo di Vichy altrimenti detta Repubblica di Vichy?

Per chi la storia non la ricorda e per chi fa finta di dimenticarsela ecco che inserisco un paragrafo di storia affinché serva quale monito alle generazioni future. L’Italia e gli uomini che avrebbero dovuto difenderne il nome, non è mai stata capace di difendere con forza e coraggio i propri diritti, e nonostante tutto abbiamo sempre subito la forza e l’arroganza dei nostri vicini. Basterebbe pensare alla Francia ma anche alla Germania che non aveva alcun diritto alla fine della seconda guerra mondiale, eppure abbiamo visto dove sonoarrivati. E la Francia? Abbiamo detto della Repubblica di Vuchy, i sostenitori della legittimità del governo di Vichy affermano che la formazione del nuovo Stato avvenne tramite regolare votazione della Camera e del Senato, mentre i suoi detrattori, in particolar modo i Gaullisti, sottolineano che la votazione avvenne in un momento di notevole disordine pubblico per la Francia e che non fosse conforme ai principi della Repubblica. 

L'11 luglio gli atti del Parlamento conferirono pieni poteri al Maresciallo Pétain con il compito di redigere una nuova Costituzione, che venne scritta e mai promulgata. Di fatto venne decretata la fine della Terza repubblica e dato inizio ad un nuovo ordinamento che prese il nome di Stato francese. Pétain prese il titolo di "Chef de l'Etat" (Capo di Stato), mentre i primi tre capi del governo che si succedettero ebbero il titolo di vicepresidente del consiglio. Pétain instaurò in breve un regime appoggiato da movimenti fascisti, nazionalisti, monarchici ed antisemiti presenti in Francia, facendo leva sul carisma derivatogli dall'immagine di eroe della Grande Guerra. Le camere non furono sciolte, e gli altri partiti non vennero proibiti. Tuttavia il parlamento fu "aggiornato fino a nuovo ordine" e mai più convocato.
Il 24 ottobre 1940 Pétain ufficializzò la sua collaborazione con i tedeschi incontrandosi e stringendo la mano ad Adolf Hitler a Montoire-sur-le-Loir.

Ecco la Francia, quella stessa Francia che alla vigilia dello sbarco in Normandia non condanna l’aggressione tedesca in Marocco ma si limita a poche e convenzionali lettere di protesta, lettere che sollevano i compiti del governo che passa totalmente in mani tedesche. E quando Roosevelt, presidente degli Stati Uniti scrive al Premier britannico “Quando l'America è entrata in guerra, l'unica Francia che conosco stava dalla parte dei tedeschi. “ si capisce perfettamente quanta volontà e desiderio di essere liberati animasse i francesi. Così tanto che sessantasei anni dopo il Premier tappo francese Sarkozy scherza e deride il nostro Capo del Governo Berlusconi insieme alla culona tedesca Merkel erede di quella stessa Germania che aveva invaso e annichilito la Francia 70 anni prima. E sempre il tappo francese si permise di dettare le condizioni all’Italia, supportato dalla culona di cui sopra, dimentico di quello che i crucchi avevano perpetrato ai danni del suo paese. 

Ecco che adesso il popolo italiano si accinge a votare, con paure e indignazioni, con il timore di cadere dalla padella nella brace, con la consapevolezza che, mai come prima, il destino dell’Italia è nelle proprie mani. Quando è caduto il governo Monti con il paventato ritorno sulla scena di Berlusconi molto media hanno confermato quanto già si sapeva: senza una decisa e autorevole agenda europea l'Italia resta un Paese a rischio. Pericolosa per sé e per l'intero continente.

Ecco, le preoccupazioni degli altri, quei compagni di merende degli europei a cui si uniscono gli americani, riguardano non già l’Italia come popolo sovrano in crisi d’identità e di cultura politica, basterebbe pensare ai guai provocati dalla casta dei politici ingordi, riguardano soprattutto gli equilibri mondiali che potrebbero vacillare sotto il peso di un fallimento politico e finanziario del nostro Paese, fallimento che interessa gli altri solo per le ricadute nei confronti di tutto l’establishment finanziario, il gotha della finanza mondiale, l’asse di controllo europa america che crollerebbe insieme al castello di carta creato artificialmente dalle banche, vero pericolo mondiale (altro che le sinistre caro Berlusconi).  

Ecco che non è solo «il ritorno della mummia» come ha titolato a tutta pagina il francese Liberation (si guardassero le loro mummie francesi invece di venirle a cercare nei nostri palazzi, si guardino il caro Hollande che, novello Robin Hood, punisce i ricchi per salvaguardare la faccia ma non premia i poveri che invece soccombono sotto una raffica di aumenti di tutto il tassabile), o «di nuovo bunga bunga» come ha scritto la tedesca Bild Zeitung, a preoccupare. E nemmeno la convinzione che Silvio Berlusconi «sia il simbolo della politica marcia», come ha vergato il Financial Times, e «il peggiore ciarlatano del dopoguerra», come ha ripetuto il Tagespiegel, ad inquietare le cancellerie europee.

È la paura che l'Italia torni come un anno fa, e forse sarebbe anche meglio di adesso, tutto sommato stavamo meglio quando pensavamo di stare peggio. Questi pensano che possiamo tornare a essere un Paese inaffidabile, incapace di mantener fede alle riforme avviate dall’ultimo governo, riforme? Quali riforme? Un paese prigioniero degli interessi personali ed elettorali di chi governa? E quando mai?  

Troppo a lungo come italiani ci eravano abituati a fare i furbi, non rispettando i bilanci e scaricando sulle casse pubbliche la nostra dolce vita, non portando a termine i compiti assegnati e giocando a svalutare la lira o a gonfiare l'inflazione per camuffare la nostra impreparazione ad affrontare strutturalmente i problemi. Fin che questo avveniva, potevano permetterci anche politici arraffoni, inconcludenti, populisti, vergognosamente indaffarati solo a fare i propri interessi, anche giudiziari e patrimoniali, come l'intera disastrosa parabola partitica insegna. 

Purtroppo quanto avviene in Italia, se cade un governo la responsabilità ricade sull'intera Europa, perché noi siamo parte piena dell'Europa, siamo uniti dalla stessa moneta e dagli stessi destini, ne subiamo gli stessi attacchi speculativi e ne beneficiamo degli stessi effetti positivi quando calano i tassi e il costo del denaro. Fare quel che vogliamo, anche distruggere noi stessi (o il futuro dei nostri figli) come abbiamo fatto allegramente negli ultimi trent'anni, ora non ci è più consentito. Perché il danno non lo facciamo solo a noi, ma all'Europa intera. E per questo motivo che l’Europa guarda alle nostre elezioni, per la paura di crollare insieme a noi, e allora poi si che saranno problemi, direi finalmente, problemi per tutti, non solo per l’Italia.

Ecco perché le elezioni fra poche settimane, nel 2013, saranno epocali, come e più di quelle del 1948. Perché si tratterà di decidere se stare dalla parte dell'Europa o contro, se rimanere un grande Paese e una grande economia mondiale o sprofondare nel vuoto.

Su questo si voterà a febbraio. Non si tratterà più di scegliere fra tre schieramenti, destra, sinistra e centro. Non ci sarà più un referendum su chi sta con o contro qualcuno. Sarà una conta su chi pensa che l'Europa sia la soluzione dei nostri problemi, e senza l'Europa non c'è Italia ma anche il contrario di tutto perché l’Europa non è la salvezza nostra, ma solo della Germania, forse della Francia e di pochi eletti Paesi, la salvezza è cambiare il nostro modo di pensare, di vivere, di decidere il meglio e il peggio in tutte le possibili varianti e colori passando dal bianco al nero. Se invece spareremo sull'Europa, non significherà aver perso, forse sarà solo un primo vero passo verso la libertà.

Sarà una campagna elettorale incandescente, dai toni duri e dagli effetti devastanti, dove uscirà il peggio del populismo e del qualunquismo che è stato seminato in questi anni e che ha partorito il dissesto attuale. Sarà una campagna elettorale dove da una parte ci sarà chi sparerà quotidianamente sull'euro, sulla Merkel, sui «burocrati di Bruxelles» e sul rispetto degli impegni presi. Dall'altra chi invece crede che l'Italia non ha futuro se non in Europa, e solo in Europa può contare nel mondo.

Sarà una campagna elettorale che vedrà alleati gli estremismi e gli egoismi della destra illiberale e xenofoba, con gli estremismi della sinistra antisistema, movimentista e giustizialista. La destra dell'Italietta provinciale che pensa solo ai propri miseri tornaconti immediati, unita nello stesso linguaggio e negli stessi obiettivi della sinistra del «no», del «contro», degli slogan dei diritti senza l'impegno dei doveri. Dall'altra parte verso il centro ci saranno i battuti centristi con Casini e Fini fratelli ini di un partitino che non è mai riuscito a combinare nulla se non dimostrare di saper spender bene i soldi dei poveri italiani che hanno assunto il premier dimissionario Monti per tentare di uscire dall’anonimato di un elettorato deluso. Delusi saranno loro e ancora non lo sanno, hai visto mai che gli italiani delusi e mazziati diano credito a chi li ha ridotti peggio di prima? 

È questa la posta in palio nel voto di febbraio. 

Sarà una partita decisiva. Soprattutto per le prossime generazioni.



10 commenti:

  1. E del Movimento 5 Stelle perché non ne parli?
    É molto strano che dopo aver scritto circa un metro quadrato di belle analisi e riflessioni sociali e politiche, tu ti sia dimenticato dell'UNICA opportunitá che ha il Popolo italiano in questo momento storico. Ossia, mandare tutti a casa, votando per il M5S.

    O forse non ti "attizza" l'idea?

    Cordialmente.
    Franco Albatros

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    1. L'articolo e' molto generico e volutamente non ho parlato di partiti, se e' per questo non si nominano neppure gli altri. Poi casualmente solo alcuni dei nomi dei protagonisti, protagonistini sarebbe da dire perche' nella storia politica italiana dell'ultima repubblica han cambiato spesso casacca, ormai rappresentano un elettorato deluso, pur di governare potrebbero scendere a patti con il diavolo. Peccato perche' uno dei due (quello piu' vecchio) mi piaceva una volta...

      Il Beppe nazionale dice cose sensate ma, ahime, non saro' io a votarlo visto che vivo all'estero, il mio voto andra' disperso da qualche parte e contera' pochissimo.

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  2. Dopo aver inviato il mio precedente commento, ho notato che in questo blog vige la censura. Mi dispiace.
    Avevo creduto che almeno questo blog fosse VERAMENTE democratico. Pazienza, avevo capito male.

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    1. Quale censura? Tutti i commenti vengono moderati, e' normale in un blog che si rivolge a tutti.

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    2. E visto che ci siamo e' anche probabile che il copia e incolla l'abbiano fatto altri, tutti i miei articoli sono frutto del mio ingegno escluso quelli dove menziono la fonte.

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  3. Se un internauta invia un commento al tuo blog, e prima di essere pubblicato deve passare sotto la tua "supervisione", é ovvio che quelle virgolette stanno per CENSURA. É esattamente quello che facevano i fascisti; aprivano la posta di alcune persone, e se c'era qualcosa che non garbava, la CENSURAVANO. Poi richiudevano le lettere e le spedivano agli indirizzi scritti nelle buste dai mittenti.
    Tu stai facendo esattamente la stessa cosa, ma in forma "virtuale".

    Inoltre, nel tuo terzo messaggio di risposta ad un altro mio che hai CENSURATO (dove parlavo del copiaincolla), un lettore che legge quella tua replica NON puó capire a cosa é riferita. Infatti, avendo tu CENSURATO (cancellato) il mio messaggio, la tua replica non ha né capo e né coda.

    Caro signore, i blog ed i forum PUBBLICI non sono case o proprietá private, ma sono semplicemente spazi virtuali messi a disposizione di TUTTI. Ovviamente, se qualche internauta scrive cose illegali o riprovevoli, sará avvertito educatamente dall'admin che gli fará notare "l'irregolaritá" di quanto scritto, affinché lo STESSO INTERNAUTA (e non altri) modifichi o cancelli ció che lui ha scritto. Solo DOPO tale avvertimento e solo se l'autore del messaggio non si attiene alla netiquette del sito, l'admin ha la facoltá o il dovere di ristabilire il clima cordiale nel forum o nel blog, correggendo o cancellando il messaggio inquisito.
    Caro signore, questa si chiama DEMOCRAZIA.

    Infine, e concludo; con riferimento alla tua errata convinzione che il tuo voto vada disperso o che conti pochissimo poiché tu vivi all'estero. ti ribadisco che hai una convinzione totalmente errata.
    Anch'io vivo all'estero; si puó votare anche vivendo all'estero. Basta recarsi al piú vicino consolato o corrispondente consolare.
    Il tuo voto conta esattamente quanto conta il mio o quello di Berlusconi Silvio.
    Quindi.................... decidi tu.
    Cordialmente




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  4. Non so come ma un commento simile ho avuto modo di leggerlo in un forum, forse proprio quello di cui si parla nel blog. Oltretutto il nome assomiglia... che strana coincidenza.
    No, il Blog e' mio, Blogger nello statuto che tutti noi accettiamo pone dei limiti e assegna a ognuno di noi internauti uno spazio nel quale ognuno e' libero di fare quello che vuole e nel rispetto di quelle regole. Lo spazio e' nostro e ne disponiamo come preferiamo e, li diro' di piu', siccome la moderazione, e non la censura, fa parte delle opzioni standard di Blogger e' l'internauta che decide se avvalersene o meno.
    Come gia' detto non vengono pubblicati commenti che includono link a altri siti, e' una mia scelta editoriale e come tale va rispettata, se non gradisce puo' sempre andare a leggere un altro blog, nessuno la obbliga a restare, se decide di leggere questo blog non saro' io a mandarla via ma le regole sono le mie perche' sono io che spendo il mio tempo per deliziare piu' o meno i miei lettori.
    Questo non e' un forum e' il mio blog, sono io che scrivo e nessun altro, al massimo sono ammessi i commenti ma, considerando certi troll sto seriamente considerando che dei commenti posso anche farne a meno, del resto i miei quasi 2000 visitatori mensili non hanno lasciato altrettanti commenti, non e' la ricerca di approvazione che mi spinge a scrivere, scrivo per diletto e soddisfazione personale e non certo per rispondere a qualche invadente internauta che considera il blog come proprio terreno di caccia.
    Caro signore la democrazia e' quando il mio parere e' uguale al suo, viene accettato il mio e anche il suo se non lede il mio e viceversa. Lei vuole sentirssi dire di avere ragione ma non vuole dare ragione al suo contendente.
    I commenti che sono ammessi non possono essere modificati come su un forum, se approvati restano, quindi la sua censura sapra' gia' che non esiste.

    Mi dispiace che la pensa cosi', io continuo per la mia via, se lei vuole seguirmi si accomodi, se non le va, proseguiro' da solo.

    Saluti

    RispondiElimina
  5. Ti ho risposto in una delle due mail che mi hai inviato, ma ritorna continuamente indietro. Forse preferisci che ti si risponda quí (un po' di traffico nel tuo blog ti aiuta a star meglio ...rsrsrrsrsrsr.....risus.....).
    Ti accontento, ma solo per adesso. Copoincollo quí la mail che mi é ritornata indietro.
    Cordilitá

    Adesso sei diventato "grillo parlante"? Ma quanti nikname usi?
    Nel tuo blog ho giá scritto con il nik Franco Albatros. Sono la stessa persona che hai letto nel forum "in questione" ossia, sono Albatros.
    Ció premessso e rispettando totalmente le tue idee, ti dico subito che non mi piace il tuo modo di concepire la comunicazione mediatica (mi riferisco a forum e blog).
    Io e te abbiamo due forme-mentis molto diverse, per cui, pur rispettando il tuo modo di vedere le cose, preferisco starne alla larga.

    Caro signore, io sono uno spirito libero. Ho un concetto nobile della Libertá. Sono un Albatros.
    Se vuoi cogliere meglio la mia indole, ti suggerisco di leggerti questo mio racconto http://il-mio-brasile.blogspot.com.es/ oppure di farti una "passeggiata" in questo forum http://brasil2014.mastertopforum.net/
    Buona lettura e auguri.

    RispondiElimina
  6. Grillo parlante? e chi sarebbe? No, non uso nick strani e personalmente ho anche smesso di seguire forum strani, il lavoro e il blog sono abbastanza impegnativi da riempirmi la giornata, il tempo libero lo spendo in altro modo magari dedicandomi alla famiglia e quando posso un giro su facebook non manca mai. Lei e' uno spirito libero molto a modo suo e non significa che quello che dice e scrive sia corretto. Il suo libro online l'avevo gia' letto alcuni mesi fa, se sta li evidente che non ha trovato un editore che lo pubblicasse o forse francamente non le interessa, personalmente ancora meno. La passeggiata al forum l'ho fatta ma vedo che di visitor ne ha pochini, evidente che a tutti non piace pero' il mondo e' grande e ognuno si diletta come puo' auguri. su Election Day

    RispondiElimina
  7. Franco, non te la prendere, io e te siamo diversi.
    Non approvo o non condivido le tue scelte, che sono evidentemente tutte tue.

    La mia scelta, in questo forum, non contempla la politica, ho scritto un articolo sull'election day che voleva essere prima di tutto una presa in giro del sistema.
    Sul blog non mi schiero, non mi interessa schierarmi e, detto fra noi, non sono nemmeno interessato alle votazioni. Il non vivere in Italia da oltre un decennio mi pone nella situazione di non poter godere di alcun beneficio, e anche non beneficio, relativo al risultato delle elezioni.
    Succeda quello che deve succedere non mi tange minimamente, ho la mia vita e continuero' su quella strada comunque vadano le cose in Italia.
    Il tuo link non lo pubblico perche' porta a un forum politico che non interessa me e nemmeno i miei lettori, escludendo te naturalmente.
    Saluti

    RispondiElimina

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