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2013/02/18

Quando muore una stella

 Reeva Steenkamp Tribute


Come reagiamo quando una Stella (intesa come una Star, volto noto, della TV, della Radio, del Cinema o dello Sport) muore in seguito a un atto violento?

Reagiamo male, perche' intimamente siamo convinti che raggiungere la notorietà equivalga alla sicurezza. Non so voi ma per me è così. Non ci aspettiamo che muoia per mano di chi invece dovrebbe proteggerla.
In questo caso e maledettamente troppo spesso ecco che le nostre difese personali non funzionano, anche le stelle, intese come primedonne dello star system, diventano preda di bruti e violenti che se ne fregano altamente chi è la persona nel momento che decidono di porre fine a una relazione scomoda o vogliono sfogare istinti aberranti. 

La vita non è un talk show. Se lo fosse, dopo una notizia triste ballerebbero le ballerine, le tette e le cosce riempirebbero lo schermo, assieme a sorrisi da  dentifricio. La vita non è un talk show, dove tutto è sullo stesso piano, le cose serie ed altre no, alla fine non si capisce cosa è importante e cosa non lo è.
Muore la speranza quando muore una donna, muore la speranza quando muore l'emancipazione, il progresso, la conciliazione. Quasi una psicoterapia la speranza, oltre il vociare convulso di chi urla, e di chi uccide, e gode guardandosi nello specchio della propria stupidità.
Muore la speranza quando muore una donna, una delle tante, una delle troppe. Muore un simbolo e vince il mondo capovolto, quello che ragiona a testa in giù.

Che si tratti di una banale coincidenza o di un destino beffardo non è dato saperlo. Una donna splendida, Reeva Steenkamp, è stata massacrata a morte dal fidanzato Oscar Pistorius.
Reeva era una giovane donna piena di vita attenta alle problematiche dell’essere donna in un Paese dove la violenza contro le donne è diventata quasi normalità. Reeva aveva inserito in rete un’ultima foto che riguardava la violenza sulle donne. L’immagine era stata pubblicata per ricordare Anene Booysen, una ragazza di soli 17 anni, stuprata, mutilata e uccisa lo scorso 2 febbraio in un cantiere di Bredasdorp, in Sudafrica. La foto è stata pubblicata dalla modello il 10 febbraio, scrivendo, tra l’altro:  ”Mi sono svegliata in una casa sicura e felice. Non a tutti  capita. Schieriamoci contro la violenza sessuale in Sudafrica. Rip Anene Booysen”.

Purtroppo non è stato così. Anche Reeva è rimasta vittima della “violenza” del “suo” uomo, il grande non più grande atleta paralimpico Pistorius. 

Questa violenza avrà mai fine? Si è detto di tutto su questo efferato omicidio, accampato varie scuse per difendere forse la memoria non già della vittima, conosciuta e apprezzata in un mondo che non coinvolge emotivamente la gente, ma del suo aguzzino, un atleta che aveva dimostrato coraggio e abnegazione per raggiungere gli obiettivi prefissati pur essendo un atleta menomato dall’amputazione di entrambe le gambe.

Ecco che il nostro subconscio  porta a compiangere l’atleta anche se assassino, atleta e pertanto algido rappresentante di un mondo di purezza, di costanza, di determinazione. Non la vittima che ha subito l’uomo atleta diventato uomo bestia. La bestia dentro quell’uomo si è arrogata il diritto di uccidere, massacrare una bella donna per futili ragioni. 

In che mondo viviamo per cui un uomo si arroga il diritto di decidere della vita degli altri in base a futili motivi, ragioni senza senso, non era più facile dire no e lasciar vivere? È questo un mondo dove la violenza, come istinto primordiale, è ancora permessa? Siamo consapevoli che continuare a essere violenti verso la donna, le donne di questo pianeta, a torto identificate come rappresentanti di un sesso debole che si rivela più forte di noi, non porta altro che alla catastrofe morale di tutti i nostri valori più alti?

La violenza, qualsiasi violenza va combattuta e sconfitta.  Non nascondiamoci dietro finte verità. L’uomo che uccide in guerra non uccide per violenza, uccide per non essere uccisio, uccide per un sacrosanto diritto alla vita, non già la sua ma quella di tutto un popolo. Mi si dirà che tutta la guerra è aberrante, potrebbe essere vero ma non è violenza, se così fosse allora lo sarebbero tutte le morti a cui giornalmente assistiamo nell’ambiente ove viviamo, sia sulla strada che nelle fabbriche, abitazioni, ospedali, scuole e caserme. Ma la violenza è insita nell’animo umano e va estirpata, annientata altrimenti alla fine sarà lei a annientare noi.

È violenza ogni abuso di potere e controllo che si manifesta attraverso il sopruso fisico e sessuale,  psicologico, economico. Ciò accade soprattutto quando conosciamo chi usa violenza e siamo legati all’individuo che sia uomo o donna non rappresenta motivo di differenziazione, ma qui tratto della violenza contro la donna e quindi identifico un essere maschio e quindi forte, legato da un rapporto affettivo con la vittima - il patrner, i genitori, gli amici – anche nelle aggressioni subite da estranei la violenza fisica è fatta di minaccie, umiliazioni,  limitazione della libertà. Che senso ha tutto questo? Mi si dice che l’uomo ha necessità di sfogare i propri istinti aberranti? Per questo esistono le corride, le guerre, gli sport violenti che nulla insegnano all’uomo se non continuare a coltivare la violenza stessa?

Combattiamo la violenza contro le donne, combattiamo le forme di crudeltà mentale, la violenza psicologica, la mancanza di rispetto che offende e mortifica la dignità. Diciamo no a chi critica costantemente, umilia, rende ridicola la donna davanti agli altri, insulta, segue e controlla, annienta con la gelosia, la mancanza di fiducia, impedisce di vedere amici o familiari. Diciamo no a chi minaccia di far loro del male.

Diciamo no alla violenza per un mondo migliore.

† Riposa in Pace Reeva.





































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