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2014/11/30

Evoluzione o involuzione?


Per chi oggi ha passato i sessant’anni e vede con preoccupazione il declino e la crisi del Paese sono facili i ricordi e i confronti con l’Italia del dopoguerra, povera e frugale, dove altri erano i bisogni, le speranze, le prospettive di un Paese che voleva riscattarsi.

La nostra società è molto cambiata e si evolve ogni giorno, ma questo cambiamento va verso una crescita o è invece una progressiva ritirata, pur con qualche contrattacco?
Bisogna allora ricordare, conoscere e riflettere anche se le nuove generazioni – sicuramente e naturalmente diverse da noi – non possono conoscere ed avere un ricordo di una Italia che non hanno vissuto e di solito conoscono ben poco. 

Mi è venuta voglia di raccontare  quegli anni leggendoli con gli occhi di quando da bambino ero obbligato alle odiate colonie estive, un gelato era una conquista ed eravamo abituati a giocare tutti in strada dove l’arrivo di un’auto nuova era notizia per tutto il quartiere.

Raccontando  pian piano sono saltati fuori i problemi di tutti i gironi, le discussioni, i commenti e le nuove abitudini che crescevano nelle famiglie davanti alle prime TV in bianco e nero...

E dopo Carosello tutti a nanna...

E così per il divenire della politica, l’imminente ‘68, la scuola autoritaria e rigida con i corsi serali di giovani che volevano conquistarsi un diploma per crescere, in una lotta che per qualcuno poi sfociò nella  violenza e negli anni di piombo.

Intanto cresceva una forte emigrazione interna, ogni giorno migliaia di italiani arrivavano al nord con le loro valige di cartone, tanti altri continuavano il viaggio oltre le Alpi mentre i prati intorno alle nostre città sparivano per ospitare file di nuovi e brutti palazzi, con l’urbanesimo e i suoi nuovi costumi. C’era ancora spazio per idealità oggi scomparse, così come i personaggi dimenticati dello sport, dello spettacolo e i leader politici mitici di quando i partiti erano ancora comunità ideologiche e realtà di appartenenza. I comizi nelle piazze con De Gasperi e Togliatti e poi con Almirante, Amendola o Berlinguer.

Figure che escono dall’ombra e raccontano di anni sconosciuti ai giovani di oggi, ma non dimenticati né cancellabili da chi li ha vissuti quando la realtà era fatta di emarginazione ma anche di speranze, di lotte e conquiste sociali, di stabilimenti che aprivano e di campagne abbandonate. 

Su tutto (o quasi) l’influenza della Chiesa cattolica e della censura sui costumi, l’arrivo del benessere, lo spopolamento della montagna, Firenze tra il fango dell’alluvione e gli effetti della prima crisi petrolifera che ci obbligava in giro a piedi. 
L’evoluzione del ruolo della donna, l’arrivo del divorzio e quel servizio militare mortificante ma obbligatorio, svolto nella noia e senza colpi da sparare, in un’Europa che cominciava appena a muoversi e a ragionare insieme.

Un’Italia cambiata nei gusti e nelle abitudini, nella libertà del tempo libero ma anche per la tecnologia che precedeva l’informatica e privilegiava la motorizzazione di massa.

Non era ancora il tempo dei surgelati, si faceva la spesa giorno per giorno al negozio in fondo alla strada, sui balconi delle tante case in cui i frigoriferi non erano ancora diffusi c’era una gabbietta per preservare i cibi al fresco e dove le mosche non potevano arrivare: era la moscheruola, la piccola dispensa di famiglia, simbolo di un’Italia che oggi non c’è più, che è sicuramente cresciuta ma che per strada ha perso molte cose, forse anche la speranza.

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