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2017/01/18

Riscaldamento globale Glaciazione Europea, cosa non va?



Il pianeta si sta riscaldando? Lo affermano tutti, tecnicamente è riscaldamento antropico. Ma cosa significa in realtà? Riscaldamento globale non significa solo parlare di anidride carbonica, ma di Sole e di tutti quei fattori antropici o naturali capaci di modificare su varie scale temporali, la temperatura del pianeta, è però interessante ripercorrere la strada che ha portato dai primi pionieri dell'effetto serra, alla certezza che le attività antropiche sono in grado di modificare, in buona misura, la composizione atmosferica e quindi la temperatura globale. La teoria del ‘cambiamento climatico di origine antropica’ è un’ipotesi infondata secondo cui il nostro clima è stato influenzato negativamente dall’utilizzo dei combustibili fossili. Utilizzo che negli ultimi 100 anni ha leggermente aumentato la temperatura media sulla superficie terrestre, con conseguenze ambientali disastrose secondo una parte della scienza. L'altra parte afferma esattamente il contrario. In effetti non è l'utilizzo dei combustibili fossili il problema vero ma l'emissione di CO2 in grandi quantità e questa, si è visto, non deriva solo dai combustibili fossili ma dai bovini.

Nel secolo precedente, quello dei nostri nonni, il numero di ruminanti distribuiti sulla superficie terrestre era inferiore di circa il 70% rispetto ai valori attuali. I gas a effetto serra emessi dal bestiame, sono responsabili di circa il 10% delle emissioni a effetto serra globali. Il bestiame rilascia metano attraverso i microorganismi che sono coinvolti nel processo di digestione animale, e protossido di azoto attraverso la decomposizione del letame. Il 74% delle emissioni mondiali è causato dai bovini. Questo è principalmente dovuto all'abbondanza di vacche da latte ma anche dalla grande quantità di metano e protossido di azoto emessi dai bovini da carne rispetto agli altri animali. Le pecore contribuiscono per il 9%, i bufali il 7%, i maiali il 5% e le capre il 4%.

Ciò che in un certo momento sembra corretto, può diventare nel tempo, incerto, superato o sbagliato, alla luce di nuove tecniche di indagine e di nuovi dati osservati. Ci sono tanti esempi nella storia della scienza; la continua evoluzione delle tecniche di misura, delle teorie e l'ampliamento dei dati a disposizione, permette di sviluppare ipotesi sempre più precise ed articolate, e di verificare le teorie con nuovi dati. 

Così è avvenuto nelle ricerche sul cambiamento climatico dove si è arrivati ad attribuire all'anidride carbonica, da prima considerata un gas di scarso rilievo perchè presente solo in tracce nell'atmosfera, il ruolo di termostato atmosferico. Tuttavia la teoria che un aumento di anidride carbonica nell'atmosfera, aumenterebbe le temperature globali, e causerebbe altre modifiche al clima della Terra, pur non essendo nuova, lascia ancora ampi margini di interpretazione. Da quasi 200 anni si addebita a essa le responsabilità del nostro attuale stato, tuttavia i carotaggi profondi effettuati in Antartide, dicono che un riscaldamento globale è avvenuto in passato e la colpa non era certo dell'uomo che, a quel tempo, parliamo di 600 anni fa,  e come spesso accade, all'inizio fu avversata da molti scienziati, prima di di arrivare a una condivisione.

Tuttavia alcune considerazioni sono importanti. Nella fisica di un sistema caotico, come lo è la meteo, gli eventi possono accadere con le frequenze su tutte le scale temporali. Qualsiasi punto su una pianura può essere inondato fino ad un certo livello su tutte le scale di tempo, da cinque giorni, ad un mese, a milioni di anni, è del tutto imprevedibile. E allora? Come è possibile affermare che il pianeta si sta riscaldando?

Una massa calda di acqua dolce si alza e si sposta a nord attraverso l’Oceano Atlantico.
È diretta verso l’Artico. Lì, venti gelidi le sottrarranno calore e liquido dalla superficie e l’acqua affonderà, più fredda, più salata, più densa fino al fondo dell’oceano – e comincerà un lento viaggio di ritorno verso le latitudini più basse, scivolando sotto altra acqua calda, diretta a nord.

Tutto quel calore portato via dalla sua superficie rimodella il clima locale. Entra nell’atmosfera del Nord Atlantico, riscaldando appena appena il clima di luoghi come l’Islanda, la Gran Bretagna e il Nord Europa. Questo è il motivo principale per cui queste regioni sono, se non calde, almeno vivibili.

Il ciclo di acqua più dolce, più calda che si muove verso nord al di sopra di acqua più salata, densa e fredda diretta a sud nell’Atlantico settentrionale, si chiama Circolazione Termoalina Meridionale Atlantica (o AMOC per Atlantic Meridional Overturning Circulation). Fa parte di un complesso sistema globale tridimensionale, basato su differenze di salinità, densità e temperatura, che fa circolare calore e materia per le profondità degli oceani in tutto il mondo, detto anche Grande Nastro trasportatore (nell’immagine qui sotto).

Il grande nastro trasportatore, o circolazione termoalina. Luis Fernández García/Wikipedia

E sta cambiando. In un trend che risale al 2004, l’AMOC ha visto una diminuzione di circa due terzi della sua forza precedente, il che può aver portato ad alcuni inverni rigidi nel Regno Unito e in Europa occidentale. Alcuni scienziati hanno anche agitato lo spettro di un crollo totale dell’AMOC – un paradossale scenario di riscaldamento che porterebbe a inverni molto più duri e all’espansione delle calotte di ghiaccio nel Nord Atlantico. Sarebbe un paradosso, ma non impossibile, conseguenza di un riscaldamento globale.

Vi ricorda qualcosa? Forse ai cinefili più incalliti: se ne parla nel bizzarro film del 2004 “The Day After Tomorrow”. Confesso di non averlo visto di recente, ma ecco il riassunto di quello che ricordo dall’unica volta in cui l’ho visto: uno scienziato coraggioso assiste al distacco di un’enorme parte della banchisa antartica (che peraltro sta realmente avvenendo ndr) mette in guardia i suoi colleghi che l’AMOC collasserà nel giro di alcuni anni.

Ma loro gli rispondono tipo: “Naaa!”. Invece, naturalmente, l’AMOC crolla tutto d’un tratto. Ed è un bel problema! Ora ci sono tre giganteschi uragani di ghiaccio e tutti devono correre via dal Messico, o era la Biblioteca Pubblica di New York? Comunque alla fine il vice presidente, che ha una vaga somiglianza con Dick Cheney, chiede scusa.
Quel film era, certamente, non proprio scientifico. E negli anni a venire è diventato una sorta di parodia per fare a pezzi i veri climatologi.

Ma una nuova ricerca suggerisce che il seme su cui quell’idea è cresciuta – che il cambiamento climatico potrebbe guidare un crollo totale dell’AMOC – potrebbe essere una minaccia ben più significativa di quanto chiunque si renda conto.
In un documento pubblicato la settimana scorsa su Science Advances il geofisico di Yale Wei Liu e i suoi coautori dimostrano quella che dicono essere una significativa distorsione nei modelli climatici esistenti riguardo alla stabilità dell’AMOC, e mostrano come l’aumento di calore e di CO2 nell’atmosfera potrebbe direttamente portare al collasso dell’AMOC.

“I modelli climatici attribuiscono eccessiva stabilità all’AMOC” ha detto Liu a Business Insider. “I modelli lo mostrano molto stabile. Persino in caso di surriscaldamento globale, registra soltanto un indebolimento moderato”.
Ma il suo lavoro, dice, basato su osservazioni recenti del mondo reale, mostra che l’AMOC potrebbe passare da un equilibrio – stabile – a un altro – collassato – in un lasso di tempo abbastanza breve, geologicamente parlando.

“In questo scenario, il raffreddamento nell’Atlantico del nord sarebbe così forte che supererebbe il riscaldamento [in quella regione], portando, al netto, ad un raffreddamento nell’Atlantico del nord”.
Il risultato? Anche quando il resto del mondo si riscalda, parti d’Europa potrebbero sperimentare significanti raffreddamenti annuali, per un periodo di alcuni secoli.

Liu avverte che questo risultato si basa ancora su un unico modello. Invece di lavorare su un costante aumento di CO2 nell’arco di decenni, lui e i suoi coautori hanno utilizzato un semplice raddoppio del CO2 tutto in una volta, dopo di che resta costante nell’atmosfera. Questo è un modello più approssimativo, ma i suoi risultati sono abbastanza significativi per indicare la strada verso la ricerca futura. Liu ha detto che il prossimo passo per i ricercatori è quello di eseguire esperimenti simili in tutta una vasta gamma di modelli complessi.

Più informazioni ricavate da modelli faranno brillare di nuova luce l’ipotesi secondo cui un collasso totale dell’AMOC è probabile, e indicherebbero quali regioni potrebbero essere influenzate, e in quanto tempo potrebbe accadere.

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