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2017/07/30

Tanti auguri, nonno Benito.



Di sicuro si rallegrerebbe, Sua Eccellenza, della grande popolarità di cui ancora gode la sua persona e la sua opera politica. Devozione spesso confusa, qualunquista, superficiale, ma non di meno sincera e affettuosa. Sghignazzerebbe, il Duce, osservando una sinistra che è ancora ossessionata da lui, che ne replica compulsivamente il vilipendio di cadavere, con le continue ironie si piazzale Loreto, che resta sgomenta di fronte al fatto che gli italiani, unici in Europa e nel mondo, hanno resistito alla rieducazione.

“Voi mi odiate perché mi amate ancora”, disse Mussolini ai suoi ex compagni, lasciando il Partito socialista. Un affondo che fa ancora male. La sinistra continua a odiare Mussolini perché non ne ha avuto uno suo, perché ce lo aveva e se l’è lasciato sfuggire, perché l’unico uomo di popolo che sia stato leader in Italia è stato lui, mentre la sinistra partoriva commissari, intellettuali e commissari intellettuali. 

La famosa sentenza di Lenin (“l’unico capace di fare la rivoluzione in Italia era Mussolini, e voi lo avete cacciato“) è probabilmente falsa, ma tremendamente verosimile. Essa pesa sulla coscienza della sinistra, di questa brodaglia indigesta a base di coop rosse, tv lottizzate, parassitismo sindacale, forfora, caviale ed Editori riuniti. Mussolini era con loro, era dei loro, ma è riuscito a essere tutto ciò che loro non sono stati, tutto ciò che loro non saranno mai. 

Uomo di Stato, uomo di popolo, uomo di guerra, uomo d’amore, uomo d’azione, uomo di cultura. Comunque troppo uomo, per il mondo dei replicanti. Ecco perché lo odiano. Visceralmente, rabbiosamente, come solo gli innamorati traditi sanno odiare.

Benito Mussolini “è vivo e lotta insieme a noi”. Anzi a “loro”. A 134 anni dalla nascita (29 luglio 1883) e a 72 dalla morte, l’Italia non riesce a dimenticare. Proprio non ce la fa. Ottima cosa, si dirà, la storia non si censura, non si affetta con il machete, non si giudica. 

La storia si racconta, si testimonia, magari, sarebbe meglio, si interpreta. Anche quella del Ventennio, del Fascismo, della Seconda guerra mondiale, della guerra civile che insanguinò il nostro Paese. Fascisti, partigiani, combattenti della Rsi e imboscati: è la storia, ragazzi.

Tutti ossessionati dal fantasma di Benito 

Quello che sorprende, a quasi un secolo e mezzo dalla nascita, è l’ossessione per Mussolini della sinistra riformista, dei compagni col birignao, dei centri sociali, dei “centrini” moderati. Tutti lì, nel 2017, a gridare all’untore del pericolo fascista e populista. Tutti a stracciarsi le vesti e ad allertare i partner internazionali dal rischio dei neo-fascisti al potere. 

Denunce, richieste di scorta, leggi ad hoc per scongiurare il nuovo mostro che si aggira per l’Europa: una dittatura post-neo-fascista che mette a rischio democrazia e pluralismo. Con la disoccupazione alle stelle, l’economia nel baratro, i terremoti, la riedizione della guerra fredda, il dramma dell’immigrazione, i politici italiani non trovano di meglio che dedicare ore e ore del proprio tempo a varare leggi “ad hoc” contro la pubblicità e la gadgettistica che si ispira al Ventennio. 

Un impegno esibito a mani basse sul web e che, ironia della sorte, finisce per diffondere il fascismo e le sue icone come non mai grazie a “Facebucche” (come ironizzano i decani), Twitter e affini. Un politico di lungo corso come Emanuele Fiano in queste settimane ha occupato le cronache politiche con la sua proposta di legge che vieta la diffusione di tesi e frasi riconducibili al fascismo, pena la reclusione fino a tre anni. 

Ovviamente è stato sbertucciato in lungo e in largo, fino a insulti irripetibili, segno dello scontro ideologico e dell’ignoranza. La terza carica dello Stato non è stata da meno.

Per Miss Montecitorio è un tarlo

Non c’è occasione, politica, mondana, conviviale, culturale, nella quale la signora Boldrini non dedichi un passaggio al pericolo di un nuovo fascismo “mascherato” fino a proporre la demolizione dei segni tangibili dell’architettura e dell’urbanistica mussoliniana. Un’ossessione, un tarlo che la consuma. 

La presidente della Camera è entrata così di diritto nella classifica dei primi dieci personaggi politici meno amati (o più odiati) dagli italiani. Sbianchettare le tracce del Fascismo? Follia pura, si dovrebbe abbattere il Foro Italico, la città universitaria con l’ateneo più grande d’Europa, Latina, Sabaudia, Pomezia, tutte le città di Fondazione sparse per l’Italia (persino in Sardegna, Fertilia e Mussolinia), strade, fognature, uffici postali. 

Solo per fare qualche esempio. Non è stato difficile per i social metterla alla berlina, tanto che miss Montecitorio da Latina, in occasione del 25esimo anniversario della strage di via D’Amelio (quando si è prestata a fare da testimonial alla sostituzione del nome del parco pubblico della città pontina da Arnaldo Mussolini a Falcone e Borsellino), è stata costretta a smentire goffamente («tutte balle dei giornalisti…»). 

Insomma ad avere sulle labbra il nome di Benito Mussolini e il fascismo sono, soprattutto, i campioni del Pd e i “sinceri democratici”, non certo gli epigoni del Ventennio, i nostalgici della Rsi, i giovani militanti di CasaPound o di Fratelli d’Italia. 

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