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2013/03/08

8 Marzo

Mie colendissime lettrici e non di meno eccellentissimi lettori, consentitemi di esprimere un parere, un dolente parere, a proposito della Giornata della Donna.  Mi direte che sono fuori tempo, che la Festa anzi la Giornata Internazionale della Donna era ieri e che mi sono dimenticato di parlarne il giorno prima. Ebbene avete ragione anche se io intendevo, non già festeggiare la donna in quanto tale, ma ricordare all'uomo, casomai se ne fosse dimenticato, che l'altra metà del cielo non è sua ma della donna. E comunque non era dimenticanza, ma decisione e intenzione, e aggiungiamoci caparbietà che spesso mi distingue, di pubblicare il giorno dopo un articolo scritto il giorno prima,  sapete perchè?

Prima io volevo leggermi tutte le promesse, le speranze, i proclami, le proteste, le conferenze, le manifestazioni, gli scioperi, i cortei, i programmi alla tivù e finanche alla radio e tutti i numeri che i media, le istituzioni, la polizia, le associazioni di categoria, le ong, i centri antiviolenza e finanche la Chiesa, rendono pubblici ogni anno lo stesso giorno, per raccontarci la Giornata Internazionale della Donna. Sempre le stesse frasi, sempre le stesse promesse, anche se alla fine, i numeri, quelli cambiano ma sono terribili, aumentano sempre e non diminuiscono mai. 

Un po' di storia

Il Woman’s Day nasce degli Stati Uniti a febbraio del 1909, le premesse non sono quelle di oggi, erano altre, piccole forme, se vogliamo, di violenza nei confronti delle donne.
Al tempo la donna rivendicava le fosse riconosciuto un posto nella società e quindi il diritto al voto. Come sappiamo non tutte le nazioni aderirono alle varie proposte, ancora oggi la donna non ha diritto di voto in alcune nazioni islamiche, non ha diritto di parola, non hanno alcun diritto salvo quello di mettere al mondo la prole che poi diventa un dovere e accudirla. Quasi quanto le bestie con la sola differenza che quelle alla fine si macellano per farne cibo e la donna resta schiava per tutta la vita fino allo sfinimento totale.

Torniamo dunque al Woman’s Day americano. Al tempo del Settimo Congresso dell’Internazionale socialista, tenutosi a Stoccarda nel mese di agosto del 1907 vennero discusse varie tesi fra le altre anche sulla questione femminile e sulla rivendicazione del voto alle donne. Proprio su quell’argomento il Congresso votò una risoluzione nella quale i partiti socialisti si impegnavano a lottare per l’introduzione del suffragio universale delle donne, ma esclusero a priori qualsiasi alleanza con le femministe borghesi che anche esse reclamano il diritto di suffragio. Come potete vedere già da allora i distinguo politici più che umani, scavavano un profondo solco fra le classi sociali non afferrando per intero il concetto, cioè la donna doveva ottenre il suffragio, in quanto tale e non perchè socialista o povera oppure operaia escludendo altre categorie.  

Mi sembra chiaro che non tutti condivisero la decisione di escludere ogni alleanza con le femministe borghesi. Negli Stati Uniti, nel 1908, si scrisse che il Congresso Socialista non aveva alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione. Corinne Brown fu chiamata a presiedere, il 3 maggio 1908 la conferenza tenuta dal Partito socialista di Chicago, a cui tutte le donne erano invitate. Tale conferenza fu chiamata “Woman’s Day”, il giorno della donna. Nel corso di quella conferenza si discusse infatti dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto. In seguito il Partito Socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali di riservare l'ultima domenica di febbraio a partire dal 1909 per l'organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile.

Tralasciamo il resto della storia e, con un bel salto degno di qualche campione olimpionico di salto in lungo, molto lungo, attraversiamo l’oceano e atterriamo in Europa, per la precisione nella Russia zarista ma ancora per poco. A San Pietroburgo, l'8 marzo 1917 le donne guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra. Per questo motivo, e anche a seguito della caduta dello zarismo e con l’intento di fissare un giorno comune a tutti i Paesi, nel 1921 la seconda conferenza internazionale delle donne comuniste fissò all'8 marzo la “Giornata Internazionale dell'Operaia” divenuta in seguito la festa della donna, pardon, la “Giornata Internazionale della Donna”.

Come nasce il giorno della donna in Italia? Innanzitutto va detto che da noi si ebbero le prime manifestazioni solo nel 1922 e come negli altri Paesi su iniziativa del partito comunista. In seguito, ma non vorrei continuare su questo binario, assunse quella connotazione a tutti nota. Non voglio continuare perchè ritengo che raccontare una volta di più come sia nata questa ricorrenza non indora la pillola. La donna, regina del nostro focolare, non ha raggiunto quella posizione a cui anelava. 

Oggi


Mi si dirà che, almeno nel mondo cosiddetto civile, almeno occidentale, la donna ha raggiunto i propri obbiettivi. 
Vorreste dire che adesso la donna vota? Una volta forse, parliamo di un secolo indietro, la donna anelava al diritto di voto per esprimere il proprio punto di vista e vedersi riconosciuti dei diritti e battersi per ottenerli. Ma il voto non risolve tutti i problemi.

La donna moderna, sempre la stessa regina del nostro focolare virtuale domestico, non ha raggiunto una completa parità con l’uomo, no, la donna viene ancora oggi considerata un essere inferiore, un gradino sotto a quello dell’uomo inteso come maschio, inteso come padre padrone di tutte le cose, moglie evidentemente compresa, o figlia o sorella e la lista sarebbe lunga. 
E questa proprietà, badate non parità, proprietà come se fosse un oggetto, il maschio la esprime in vari modi, non ultimo quello della violenza domestica. Leggo sul sito del D.i.RE. (Donne in Rete) che solo in Italia la violenza sulla donna non ha mai cessato di esistere, non è morta e sopolta, no, ancora viva e vegeta e tende a moltiplicarsi e assumere contorni da guerra santa. Peccato che di santo ormai non ci sia nulla, se non la speranza che tutto questo abbia fine prima o poi. Mi scaglio, è perfino evidente, contro una certa parte di persone, benpensanti solo a parole ma non nei fatti che ancora oggi picchiano le proprie mogli. Nel 2012 sono state oltre 14 mila le donne che hanno chiesto aiuto per interrompere situazioni di violenza. Le donne che nel 2012, si sono rivolte per la prima volta ad un centro antiviolenza sono state 9 mila, un numero elevato che conferma la diffusione del fenomeno della violenza sulle donne. Delle donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza la maggioranza erano italiane (68,69%) sfatando lo stereotipo che la violenza sia più diffusa tra le donne straniere. 

Le violenze in ambito familiare sono le più diffuse (88,66%); i maltrattamenti a opera del partner costituiscono il 60,42%, mentre gli ex partner risultano essere il 19,36%, un dato che evidenzia come al momento della separazione c’è necessità di strategie di prevenzione di atti di violenza. 
Il 73,13% delle donne ha subìto violenza di carattere psicologico, nel 59,9% delle situazioni rilevate, le donne hanno riportato episodi di violenza fisica, nel 33,54% si è trattato di violenza economica. Il 15,64% delle donne ha subìto almeno un tipo di violenza sessuale, stupro e rapporti sessuali imposti, e il 13,27% delle donne sono state vittime di stalking. 
Infine resta alto il dato sui femminicidi per cui in Italia viene uccisa una donna ogni 2,5 giorni. Sono state infatti 124 le donne uccise nel 2012, e almeno 10 nei primi 60 giorni del 2013. Gli assassini son sempre gli stessi, mariti, partners o ex, parenti, persone con cui le donne vivono tutti i giorni. Le vittime sono italiane nel 69% dei casi, così come gli assassini 73%. Il 60% dei delitti è avvenuto nel contesto di una relazione tra vittima e autore, in corso o conclusa. Nel 25% dei casi le donne stavano per porre fine alla relazione o l’avevano già fatto. 
Vi rendete conto? È un bollettino di guerra questo, non un semplice resoconto di un anno che è trascorso, un anno di pace e di speranza come diceva il Papa Benedetto XVI che pure ha pensato bene di toglier il disturbo forse spaventato da questo mondo che per quanto si predichi il bene continua a peggiorare. Quante saranno le donne che realmente sono oggetto di violenze domestiche o di lavoro che non denunciano il proprio partner o datore di lavoro per paura di perdere tutto? Pensate che festeggiare l’8 Marzo risolva il problema? Assolutamente no, le statistiche lo dicono, la violenza sulle donne continua imperterrita nonostante le campagna sociali, le manifestazioni, le leggi promulgate per combattere queste deprecabili abitudini.

Sissignori, abitudini. Sono abitudini che l’uomo, il maschio ha appreso fin dalla tenera età, che ha assimilato vivendo in una famiglia ove il padre era violento, oppure se lo porta dietro nel proprio DNA da sempre e per sempre non resisterà alla tentazione.

La violenza contro le donne non si estirpa con quattro leggi o venti congressi sull’argomento, nossignori, bisogna partire da molto più lontano, da noi stessi per trovare quelle giuste motivazioni affinché questi aberranti comportamenti trovino fine.

Festa della donna tra violenze e mimose. 
Che senso ha festeggiare l’8 marzo?





1 commento:

  1. È così trizte questo tema! e pensare che si suscita in tutti gli strati sociali, Persino il defunto presidente del Venez...lo faceva!!! ma comunque siamo un paso avanti dal inicio una crepa c'è!!

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