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2023/06/27

A relationship what is?



What is a relationship based on?

It is based on an affinity, but you didn't decide the affinity but the unconscious decided it. Affinity means you have chosen that woman, and thus that man has been chosen, not on the basis of a scheme, but on the basis of a perception, of something that she possesses and she has, and that I do not possess. She completes my half. 

There is no peace in a relationship. 

The great sages tell us that restlessness comes from the fact that we are a process in continuous transformation, we are transforming ourselves while we seek certainties, we continue to change, and relationships are made to take place in change. 

So in restlessness we find tranquillity, but what is the relaxation that interests us? Not that of peace without jolts. Couples who don't fight break up. So what do we have to learn? To live among the waves, but to remind ourselves that there is an interval between the waves. The peace that exists among the tumultuous waves is what interests us. We learn not to let bad moods last, this is important, but don't avoid bad moods, and if it seems in a relationship that there are no bad moods it is because the relationship has just begun, bad moods will come. 

We learn that after a quarrel the reason for the quarrel is over, we learn that being with yourself, and being with your partner is not remembering what went wrong, the wrongs we have suffered, the things that are still not right, a couple is made to realize itself, itself to both realize their nature and to share a part of the journey together. Lasting loves are loves made of distances, not of collapses where both merge into each other.

The worst couples are the ones in which each tries to change to make the other happy or worse still tries to make the other become like you have in mind. How do we know if we are on the right track? When the other is no longer indispensable, he is a travel companion, a good travel companion is not indispensable, if he becomes indispensable it means that I don't have my own space, so I have to worry.

2023/06/18

SILVIO BERLUSCONI


Sono convinto che avanti alla morte ci debba essere innanzitutto rispetto e che solo il tempo confermi o meno il valore di una persona. Placate le polemiche di parte, solo allora la Storia emetterà un giudizio sereno su Silvio Berlusconi, perché – piaccia o meno – il Cavaliere è stato comunque un cardine della storia politica e sociale italiana, ma anche di profonde trasformazioni di costume della nostra società.

Ricordiamolo come imprenditore prima che politico, un personaggio che con la sua ascesa rampante riuscì a rompere il monopolio RAI facendo progredire l’Italia in molti campi, oltre che aver offerto un lavoro a decine di migliaia di persone. “Pagando tangenti” dirà qualcuno e può darsi, ma avrebbe potuto emergere senza farlo? Lo si è dipinto come “mafioso” e mi sembra francamente esagerato, anche se probabilmente deve essere venuto a patti con poteri forti, o non avrebbe potuto realizzare le sue attività, così come fanno (quasi) tutti. .

C’è poi stato il Berlusconi politico, un uomo capace di capire prima di altri le novità elettorali, il crollo della prima repubblica, la volontà profonda della maggioranza degli italiani di non essere governati dalla sinistra che trent’anni fa era molto diversa da quella di oggi.

E’ seguito il Berlusconi premier che ha varato riforme importanti nonostante una opposizione preconcetta, viscerale, rallentante, a volte ottusa sia da parte del Quirinale (ricordiamoci di Scalfaro), che della Magistratura oltre che – ovviamente - dell’opposizione. Tutto ciò fa sempre parte del gioco, ma con lui la Legge non è stata “uguale per tutti” perché sicuramente nel suo caso tutto è stato anche strumentalizzato, forzato, esagerato tanto che ha passato la vita a difendersi con mille cavilli, rinvii, tentativi di progetti di legge “ad personam” contro chi lo voleva politicamente morto, spendendo un patrimonio di spese legali. Un personaggio egocentrico, a volte molto, imbarazzante ma Berlusconi era anche un uomo coraggioso, diretto, trascinante, generoso tanto che infinite persone ne hanno approfittato in ogni campo e in tante situazioni.

Certamente c’è stato anche il Berlusconi donnaiolo, libertino, eccessivo, ma a ben guardare tutta la sua vita è stata “eccessiva”, perché questa era la caratteristica del personaggio, a volte insopportabile, a volte entusiasmante.

Non esprimo quindi un giudizio, ma certamente se nel 1994 avesse fatto altre scelte non avremmo l’Italia di oggi nella politica, nell’economia e nei costumi.

C’è stato poi un Berlusconi “internazionale”, in Italia sottovalutato e volutamente letto troppe volte in chiave negativa e invece molte volte le sue amicizie personali gli hanno permesso contatti virtualmente impossibili. Spesso Berlusconi non è stato “politicamente corretto”, ma è così che ha costruito (o cercato di costruire) una serie ifinita di rapporti nel mondo. Ha iniziato partite storiche per una diversa integrazione della Russia nella UE nel momento in cui i rapporti con gli USA grazie a lui erano eccellenti ma – un po' come con Enrico Mattei tanti anni fa - se la piccola Italia diventa protagonista allora dà fastidio e chi cerca di farla crescere va emarginato, magari dando grande spazio ad aspetti piccanti ma marginali, ridicoli o negativi connotandoli come fossero la sostanza. Non era così, ma così doveva apparire.

Questi aspetti di Silvio Berlusconi, spesso dimenticati, hanno fatto di lui un personaggio unico, da valutare non oggi, ma nel tempo.

Qui di seguito un ricordo del Berlusconi politico e, nello specifico, per i suoi rapporti con la Destra di allora:


BERLUSCONI E LA DESTRA DI FINI

Cominciò tutto a Casalecchio di Reno, vicino a Bologna, nella tarda mattinata del 23 Novembre 1993. Silvio Berlusconi aveva appena inaugurato un suo nuovo supermercato (che allora si chiamava Euromercato, ora è un Carrefour) e una giornalista della sede ANSA di Bologna, Marisa Ostonali, gli chiese: “Cavaliere, se lei votasse a Roma chi sceglierebbe tra Rutelli e Fini?" Berlusconi rispose “Io credo che la risposta lei la conosca già. Certamente per Gianfranco Fini”.

Una deflagrazione, una bomba. Due giorni prima Fini - complice una DC romana spappolata e dissanguata tra scandali e liti interne – praticamente da solo aveva preso al primo turno delle elezioni comunali 617.000 voti contro i 687.000 del candidato della sinistra, Francesco Rutelli, andando al ballottaggio. Erano le prime elezioni che prevedevano l’elezione diretta del sindaco e con quella risposta Silvio Berlusconi scelse chiaramente una delle due sponde, ma quella che fino a un minuto prima era considerata “la parte sbagliata”.

Da qualche mese si vociferava di una sua possibile “discesa in campo”, ma nessuno aveva ancora capito “il se e il come”, visto che Berlusconi sembrava strettamente ancorato a quel centro-sinistra rappresentato dal PSI di Bettino Craxi, un partito socialista sommerso dai marosi della tempesta di “Mani Pulite”.

Certo pochi avrebbero scommesso su un Berlusconi a fianco di una destra non ancora sdoganata e che allora era rappresentata soltanto dal reietto Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, roba da 5% o poco meno. Un partito emarginato e ripreso in mano da Fini solo pochi mesi prima dopo la parentesi di Pino Rauti e quasi per scherzo si era candidato a Roma in una “missione impossibile”.

Ma c’era in aria una grande novità che Silvio Berlusconi aveva colto prima degli altri: con la nuova legge elettorale maggioritaria tutti i voti sarebbero stati utili e buona parte del centro ex DC non avrebbe votato per gli ex comunisti.

La “bomba” fu potente: in un secondo Berlusconi rovesciava gli schemi, legittimava un personaggio in crescita (l’allora giovane Fini piaceva come volto nuovo, con picchi di audience in TV) ma facendo crollare quell’ “Arco costituzionale” che aveva emarginato per cinquant’anni la Destra dalla politica italiana.

Alla fine a Roma vinse Rutelli, ma il delfino di Giorgio Almirante conquistò il 47% dei voti.

Partì l’avventura: in poche settimane Silvio Berlusconi fondò Forza Italia con tutte le caratteristiche di un “partito-azienda” e dove i primi quadri furono i suoi manager di Publitalia. Slogan, musichette, inni, minigonne e gadget all’americana: una rivoluzione comunicativa, mentre nel frattempo Fini trasformava il MSI in Alleanza Nazionale e in poche settimane, complice il finissimo mediatore di Fini Pinuccio Tatarella, l’alleanza Fini-Berlusconi si concretizzò.

Il 27 e 28 marzo ‘94 la “gioiosa macchina da guerra” dell’allora leader del PDS Achille Occhetto (data per sicura vincente) finì fuori strada, il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro sfiorò l’infarto mentre Berlusconi vinceva alla grande conquistando Palazzo Chigi: era cominciata la “Seconda Repubblica”.

Fini piazzò quattro ministri, ma di fatto iniziò un duello con momenti di autentica condivisione alternati a finti sorrisi e coltellate sottobanco.

“Non dura” si diceva dalle parti di AN pensando al Cavaliere e invece non solo Berlusconi durò, ma - quando Bossi piantò in asso la maggioranza - alle elezioni del 1996 Forza Italia surclassò nuovamente Alleanza Nazionale che, più strutturata, pensava che il partito di plastica del Cavaliere si frantumasse.

Il partito-azienda invece si consolidò e tra alti e bassi continuò una lunga sopportazione reciproca dove il Cavaliere con i suoi colpi di scena squinternava regolarmente gli accordi e gli scenari concordati, con un Fini furioso sempre costretto alla perenne rincorsa.

Un esempio clamoroso fu più di dieci anni dopo, quando – da una portiera semiaperta di un’auto in pieno centro a Milano – una sera (con l’improvvisato “discorso del predellino”) Berlusconi annunciò di fatto la “fusione” di FI con AN nel “Popolo della Libertà”.

Non era vero (quasi) niente, ma a quel punto non si poteva fare altro che confermarlo e fu l’inizio tribolato di un partito mai nato, tra aperti dissidi ai vertici come alla base. Una tensione che divenne pubblica il 22 aprile 2010 quando Fini (allora presidente della Camera) interruppe il Cavaliere che si stava scagliando troppo veemente contro le “toghe rosse” difendendo i magistrati.

Girarono parole grosse davanti alle telecamere, fino al famoso “Che fai, mi cacci?» di Fini che poi se ne andò davvero dal PDL con un gruppo di 33 deputati e 10 senatori fondando “Futuro e Libertà”, partito che guardava al centro ma ebbe una vita meno che effimera.

Una incompatibilità personale tra Silvio e Gianfranco che pesò più del dato politico: Fini non accettava i modi sbrigativi da padrone di casa tipici di Berlusconi e quest’ultimo mal sopportava il ruolo da protagonista di Fini, spesso coccolato dai media in chiave antiberlusconiana.

Le vicende personali si legarono poi a quelle politiche con Berlusconi che considerava quello di Fini un tradimento da figliuol prodigo e Fini che accusava il Cavaliere per le campagne scandalistiche dei media berlusconiani, soprattutto sulla vendita di una casa a Montecarlo a favore del fratello della sua compagna, Elisabetta Tulliani.

Gianfranco Fini - per vent’anni delfino designato alla fine rimasto senza trono - uscì definitivamente di scena con la sconfitta elettorale del 2013, mentre Berlusconi tenne duro nonostante la “legge Severino”, gli alti e bassi di Forza Italia, le indagini delle procure, gli scandali e il correre degli anni. Ritornato al Senato l’anno scorso fino all’ultimo ha voluto essere lui il protagonista, probabilmente soffrendo del crescente seguito goduto da Giorgia Meloni.

2023/06/09

The Second Chance


One of the worst parts of the acceptance of an apology is to decide whether or not we want to give the person who hurt us to have a second chance at life. Everyone deals with conflict differently, and our own experiences accumulated, our ability to forgive and move on.

With the offer of forgiveness or a second chance at life, it's a difficult situation, and it requires responsibility, maturity, and the input of both parties.

It makes sense to focus on your feelings, and if someone is doing something bad, but try to understand the context of the person’s activities to be able to help you in the process. This is not an excuse for them, and that it's not to devalue your feelings, but it also adds a context to their work, but you can make it easier for you to at least try to express empathy and to offer forgiveness or to move in the forward direction.

As hard as it's, the practice of forgiveness and a second chance at life will help you to grow as an individual. Learn how to get to “choose your battles”, it will help you to understand the solving the conflict is well worth the effort.

Life is too short to do all the bad ways of doing this. Of course, the best solution is to, in some cases, walk away, especially when it’s to correct the situation itself may lead to further damage. However, when you have become full of repentance for what it was, giving a person a second chance, can lead to a better outcome.

Think of the times when they were forced to ask for forgiveness or have a second chance at life. Why did you do this? Because it is a second chance at life, a chance to be a better person and develop as a person. If you want others to be able to see this kind of growth potential in you, and you will need to ask them if they can see the potential in the other person.

Try to keep the treatment in a negative situation as a learning opportunity. You can also learn how to avoid negative situations, but you can also learn how to be a better messenger to them-for both the person who you want to be forgiven, and you will be able to meet each other later in life.

An insult is like an emotional anchor. This will make sure that you are in a swimming pool, the negatives, and it drains you emotionally. Forgiveness and a second chance at life to be your wind, and the sails to move forward.

To deny a person a second chance, you have to deny yourself of the peace that comes with forgiveness and moving forward. Free yourself from the burden of it because it is not for you.
Times when it’s Okay to Give a Second Chance

1. If It is More Than Just Love
Not just by anyone, but only because of your love for each other. There has to be something more than love. Of course, this is one of the most important factors in a relationship, but don’t forget about trust, loyalty, and respect for each other. When love is all that holds you together but do not have that, any other issues, do not give your partner another chance. If you have a solid foundation for a happy and healthy relationship, you need to consider it to have a second chance at life.

2. If It is Severe Enough To Destroy Your Foundation
The decision to give your partner a second chance in life, depends, really, on what they have done to get to that point in the first place. If you have the feeling that what he was doing was not serious enough to destroy the foundation of the relationship, it’s worth taking the time to think about it. There has been some resentment that the destruction of the relationship, and there is no going back. However, other things are a pair of close-by. If you feel like that’s the last one, of course, is to do whatever your heart (and mind) will force you to do so.) be happy.

3. If Actions Speak Louder Than Words
To find out whether your significant other is still a window of opportunity, you waive all of his or her actions. The words are nice, but to be honest, sometimes they don’t mean anything. If your partner says that he or she is going to change, but there has been no action to prove it, so why should I trust him or her? It’s good to get your significant other to have a chance to work with you if you have the feeling that he or she is making a big effort to find out what he or she deserves.

4. When The Both Of Them, Are Determined To Make It Work
Give your partner a chance, therefore, that there is hope, it is that what has happened is the first time it won’t happen again, but the old patterns of behaviour, don’t stop. We have to actively work to change the dynamic. If you are committed to making things work, and a trip to the therapy doesn’t make you want to jump out of the window, you don’t get another chance at what you love is hot.

5. When A Lesson is Learned
If someone does something bad it is, how do we know that they will not have to re-do it? As a rule, they do not do so because they have learned their lesson. However, if your partner has to conclude what he was doing, and now that she knows how to do it right, it’s good to have a second chance at life in order. If you feel you have to ensure that he or she does not understand the consequences of her actions, it just means that you need to learn about — and, unfortunately, nothing is going to change.

6. If They are genuinely Sorry
I am Sorry, but that does not work here. To profoundly move forward after you have done something wrong, you need to be aware of your role in this. They need to understand the pain that they have caused and are sorry.” If your spouse is not regretting what he did, what is it that keeps him or her from doing it again? It is the difference between an apology and an honest mistake. You will find out if your partner is being honest about your excuses. If it is genuine enough it will work out.