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2013/03/04

L’arroganza e il potere



L’arroganza del potere è un male sottile e invasivo. 

In tanti non riescono a sottrarsi, alla tentazione di prevalere ad ogni costo e dire sfacciatamente: “eccomi, sono io che comando qui”. Alludo per esempio all'antipatica Angela Merkel, tedesca di Germania quasi come il tristemente illustre baffetto pazzo di cui vorrei evitare la menzione del nome, anche se sospetto essere obbligato per via dei motori di ricerca, per ricercare appunto l'articolo. Coloro che vantano spazi di potere in genere ci cascano in continuazione. È un errore banalissimo quanto grossolano, eppure si ripete all’infinito. Ci cascano in tanti. Taluni, perciò, pensano di essere i padroni assoluti del mondo. Basta avere i soldi e tutto è dovuto, questo è il concetto di fondo. 


È la solita storia, ma chi cade in un simile errore, non accontentandosi di essere un privilegiato, preferisce strafare imponendo il proprio potere. A mio parere, gli abusi di potere e le conseguenti violenze psicologiche proliferano a tutti i livelli e anche dei perfetti imbecilli si permettono comportamenti che non adotterebbero, se non fossero certi di avere le spalle ben coperte. Come non pensare a un certo impiegato che, prima di darti una semplice informazione di un minuto, ti fa aspettare una coda di ore, favorendo altre persone, oppure funzionari pubblici che, a fronte di legittime rimostranze, ti ripagano con il silenzio, oppure i giudici che, dinanzi a carte processuali che fanno emergere una serie di violenze psicologiche subite, insabbiano le cause per proteggere gli autori dei crimini? La casistica e gli esempi sono molteplici, sappiamo di chi stiamo parlando. 


Insomma, l’abuso di potere che ti avvelena la vita,  costituito spesso da comportamenti quotidiani a cui in molti si sono abituati, prendendone esempio, è riscontrabile a qualunque livello e trova la sua massima espressione nell’arroganza del potere, manifestata quotidianamente dai nostri governanti. L’arroganza del potere si manifesta con l’esercizio di azioni dannose per altri, ma strumentali ai propri fini e collegate alla certa impunità del proprio agire. Ne consegue che allorquando gli abusi di potere sono posti quali pilastri del gruppo sociale di cui si ha il comando, chiunque, prendendone esempio, può calpestare impunemente la dignità dell’altro, con la consapevolezza che tale atteggiamento non solo rimarrà impunito, ma, addirittura, è tacitamente incentivato. 


Scrivo, e chiedo venia per questo, pensando a una storiella davvero di poco conto di nemmeno troppo recente data. Mi riferisco alla stroncatura di un ristorante milanese di nome “Gold”. La stroncatura per mano e nome di Camilla Baresani, narratrice che si occupa anche di gastronomia, che l'ha firmata per l’inserto culturale del “Sole 24 Ore”, di fatto una recensione negativa del locale in questione basandosi, lo speriamo non già di pareri altrui ma di esperienze personali. 


Succede, che qualcuno esprima dei giudizi. Può capitare. Accade per la musica, per la letteratura, per il teatro, per il cinema, per il calcio, per la politica. Per tutto, insomma. Tranne, forse, per le questioni concernenti la gastronomia, vista l’abitudine a incensare e mai criticare. Tuttavia la possibilità che qualcuno possa svincolarsi da questa pessima abitudine, di parlare e scrivere sempre in positivo, è più che legittima e plausibile. Non c’è da scandalizzarsi. Ha diritto di esistere anche la critica gastronomica, perché no? I proprietari del locale sono però dei tipi importanti, abituati a essere consacrati all’unanimità. Si tratta della fortunata coppia di stilisti Dolce & Gabbana.

Ora, due parole per riferire i fatti. I due noti stilisti, infastiditi dal pessimo giudizio espresso nei confronti della cucina del Gold, hanno duramente attaccato qualche tempo addietro, e in un programma tivù, la Baresani, l’autrice del testo incriminato, con toni cafoneschi e avvilenti. La dimostrazione di arroganza la notiamo immediatamente: una scrive su un inserto a tiratura forse nazionale ma con lettura per addetti ai lavori e poco più, gli altri alla televisione che viene universalmente riconosciuta come trascinatrice di masse. Da qui poi la feroce polemica, che è proseguita inarrestabile, prendendo sviluppi imprevedibili e scatenando una serie di reazioni a catena.


I due signori, forti di un consenso a senso unico, non solo dettato da quello che disegnano, producono e vendono ma anche da quello che rappresentano nel mondo delle abitudini umane, vorrei evitare di essere additato come razzista, ma la realtà va affrontata anche se dura e cruda, in particolare dalle comunità gay, forti dello strapotere che si ritrovano tra le mani, hanno fatto la voce grossa, minacciando di togliere la pubblicità della propria insegna dalle pagine del quotidiano della Confindustria. Al che, prontamente, un altro critico gastronomico, tale Davide Paolini, ha prontamente ricucito i rapporti scrivendo una recensione largamente positiva del ristorante sempre sullo stesso giornale. 


È il giornalismo all’italiana. Insomma, tutto ciò per riferire, in poche battute, una triste e davvero miserevole pagina di cronaca di costume. Anche su “Striscia la notizia” si è trascinato il caso, con la consegna dei tapiri ai due stilisti.

Ora, per concludere, sarebbe bene evidenziare almeno due anomalie del nostro Paese. La prima anomalia: è sufficiente fare la voce grossa per piegare la volontà dei mezzi d’informazione. La seconda anomalia: sono i soldi, al solito, a dettare legge, anche per questioni di così scarso rilievo, se non addirittura banali. 
Figuriamoci poi per le questioni più importanti e delicate. 
Ci sarebbe anche una terza anomalia, volendo essere più precisi: in Italia non esiste, se non in rari casi, una vera critica gastronomica ma tant'è fine a se stessa che non rispecchia i bisogni degli italiani, e allora va bene tutto.

E non si tratta della sola gastronomia a essere messa in discussione. Altri scenari e situazioni incombono. Ritengo che la supremazia del potere come affermazione e azione assoluta sia di una ristretta minoranza di persone che se contendono, utilizzano da una parte le forze del bene e in  egual misura quelle del male, mentre la maggioranza degli altri è pronta ad acclamare qualunque messia che si presenti sulla base di ipotetiche credenze e visioni magari per il proprio tornaconto individuale e non saprei dire se c'entri anche una buona dose di disonestà. Il potere dunque rende la vita più facile? Considerato che è impensabile ritenere che tutti possano accostarsi a questioni filologiche, occorre affrontare la questione morale e maragi tentare di risolverla in modo univoco.Stabilendo quali regole affinché siano da tutti riconosciuti i limiti e gli spazi dove, per legge, possiamo identificare senza ombra di dubbio cosa è bene e cosa è male. 


Esistono persone che non uccidono con un’arma un proprio simile solo perché la legge dell'uomo o della chiesa, ergo la religione, ma tutte le religioni o soltanto quella cristiana adesso mi viene il dubbio e amerei controllare, dicevo sancisce che uccidere è un reato, sanzionato con la galera o perché la religione ha inserito tra i peccati mortali l’assassinio, punito con la pena dell’inferno. Inferno quindi, caldo, fiamme eterne, forse qualcuno potrebbe anche pensare a una liberazione, in particolare dopo un inverno come l'ultimo che ha regalato di tutto a un pianeta che dovrebbe annaspare in un mare di siccità che poi mare non sarebbe semmai il contrario. Siamo proprio sicuri che senza leggi o comandamenti ucciderebbero tranquillamente il prossimo loro? Non credo, come non credo che in caso di guerra queste persone ammazzerebbero degli sconosciuti solo perché hanno una divisa di un diverso colore, bensì per non soccombere a loro volta, e qui va a perdersi tutto il discorso del potere e dell'arroganza, meglio tu che io, e chissenefrega che dice la regola, la religione, perfino il grande signore. Qua ci sto io e la mia vita viene prima. 


Chi è dotato di una propria coscienza che indica cosa è bene o cosa è male e che gli fa comprendere il valore di ogni vita umana, che può essere distrutta anche senza armi fisiche, non ucciderebbe un proprio simile, anche se gli fosse assicurata l’assoluta impunità in terra e in cielo! Non abbiamo tuttavia identificato il bene in contrapposizione al male. Bene è dunque l’insieme di tutti quei comportamenti che ci piacerebbe che gli altri avessero nei nostri confronti? E male è tutto ciò che non vorremmo che gli altri ci facessero. Ma quante persone misurano con questo “metro” i propri comportamenti? Quanta gente è istigata al suicidio da persone che impunemente, con indifferenza o magari con spirito goliardico, contribuiscono a rendere la vita altrui un inferno in terra, tramite comportamenti subdoli e apparentemente innocui! È inutile fare le leggi, se poi non vengono applicate o agevolmente aggirate. Se tra i signori del vero potere, ma anche fra la gente comune, esistesse chi volesse riuscire nell’impresa storica di far trionfare il bene sul male, costui dovrebbe rendere conveniente la strada dell’onestà, (considerata quella dei fessi e degli ingenui) e riuscire a mettere le persone giuste al posto giusto, utilizzando i pilastri storici del potere ahinoi mafioso: controllo del territorio e certezza che chi sbaglia paga.


Che deludente scenario. Il potere dà alla testa e l’ingordigia, inevitabilmente, prende come sempre il sopravvento. 


La libertà di pensiero – quella, poi, rara avis – appartiene a una ristretta, ma molto ristretta, minoranza.




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