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2014/04/18

Ordine e disordine

Da una parte il popolo, dall'altra le istituzioni.
E' sempre stato cosi', il popolo non ha mai contato poi troppo fino a quando non prendeva in mano i bastoni per cacciare le istituzioni corrotte.
E' andata proprio cosi' nella Francia del 1789, la famosa presa della Bastille, il carcere dove venivano relegati gli oppositori messo a ferro e fuoco e poi raso al suolo dal popolo inferocito che gridava e pretendeva liberta', uguaglianza e fraternita'.
Ma il popolo dei giorni nostri che se ne fara' della fraternita'?
Abbiamo concesso a questa manica di corrotti di tutto e di piu' e adesso ci presentiamo a chiedere conto del loro operato e questi mandano contro le forze dell'ordine (o del disordine?). 

Italiani contro italiani affinche' sia rispettato l'ordine costituito nel rispetto delle istituzioni. Dove iniziano gli uni e dove finiscono gli altri? Sarebbe da chiedersi "chi controlla il controllore?". Da quale parte dello schieramento dovremmo schierarci e per quale credo dovremmo combattere e siamo noi altrettanto certi di essere dalla giusta parte o come atomi impazziti giriamo a vuoto inconcludenti per arrivare a definire vincente o perdente, ordinato o disordinato cio' che in realta' non e' l'uno e nemmeno l'altro?

Chi comanda? Chi e' il sovrano di questo scempio? Siamo noi il popolo sovrano o siamo solo diventati pedine di un gioco perverso alla distruzione sulla nostra pelle? Abbiamo il controllo oppure non siamo che carne da macello da mandare avanti contro un ipotetico nemico, noi stessi, a combattere i nostri stessi ideali in una sorta di auto distruzione della specie fino a quando ne restera' uno solo e forse nemmeno quello?
Partiamo da un punto fermo, da quell'euro di cui oramai tutti si lamentano.

Secondo il popolo la crisi viene dall'euro e questa europa, secondo altri che non rappresentano il popolo, dovrebbe favorire il processo di rinnovamento delle istituzioni, insomma attuare le riforme. Secondo me ben supportato nel pensiero da ben altri economisti di fama non è poi vero che bisogna stare nell’euro per fare le riforme. E qui salta subito all'occhio l'evidenza che e' vero esattamente il contrario: oggi i criteri di Maastricht, il Fiscal Compact, le imposizioni della Troika impediscono ai singoli Paesi di adottare le misure che sarebbero necessarie per rilanciare davvero l’economia, primo fra tutti il nostro Paese.

Oggi invece siamo in una situazione in cui la Troika invita i Paesi a far di più per la crescita ma al contempo impone misure di austerità così dure, draconiane, insensate da rendere impossibile un rilancio dell’economia. Anzi, quelle misure finiscono per peggiorare la situazione. E poi, considerato che nessun Paese riesce  a rilanciare – perché é impossibile, a meno di violare le leggi della natura – la stessa Troika incolpa gli stessi Paesi, che in realtà sono incolpevoli perché da anni stanno seguendo – inutilmente! –  la volontà di Bruxelles (come l’Italia, le cui entrate correnti sono da tempo superiori alle uscite correnti. A proposito: lo sapevate?). Ecco perché la situazione è molto diversa da quella descritta dall’establishment e dalla maggior parte dei media.

Se resti non puoi crescere e verrai continuamente rimproverato, punito. Non hai speranza. Se esci torni ad essere libero di riformare l’economia, di liberare la forza dell’imprenditoria oggi avvilita, di riprendere il controllo della propria moneta.  E, non appena ridato forze a un’economia oggi anemica, di tagliare gli sprechi, di tenere sotto controllo il deficit, di ridurre davvero e in modo duraturo il debito pubblico. Insomma, puoi giocartela.

Torniamo dunque a quell'ordine e disordine di prima. 

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