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2012/12/26

Candidato per l'Inferno

Possiamo anche non condividire i suoi trascorsi politici, possiamo anche non condividere certe sue esternazioni politiche che politiche non erano, quello che scrive sul Governo Monti è purtroppo vero. Che sia di esempio per chi avesse mai pensato di votare alle prossime elezioni il Presidente del Consiglio dimissionario, che se ne guardi bene dal farlo altrimenti, ne sono sicuro, svenderà il nostro Paese ai tedeschi di cui la Merkel è Cancelliere.

Attenti dunque, piuttosto che votare un pazzo, sbarrate la scheda elettorale, non consegnate il paese nelle mani dei tedeschi, dove non è riuscito Hitler non deve riuscirci Monti!

Stupefacente conferenza stampa del presidente del Consiglio dimissionario. Toni sarcastici, narcisismo ai massimi, vuoto pneumatico di contenuto. Il Professore parla soprattutto di sé, del suo ruolo presente e futuro, di quelli che lo cercano, lo aspettano, lo vogliono. 


Caro Mario, il paragone con De Gasperi non sta né in cielo né in terra. De Gasperi raccoglie un'Italia in ginocchio dopo un conflitto mondiale perso e due anni di guerra civile. Un'Italia con milioni di morti e l'intero sistema produttivo raso al suolo. Con l'aiuto degli americani la porta in Europa e dentro le alleanze occidentali, creando i presupposti del boom economico.



Tu hai governato poco più di un anno (senza passare per le elezioni), pescando nelle tasche degli italiani tutti i soldi che ti servivano per stare al tavolo di Angela Merkel e degli altri governanti europei. Lo hai fatto come l'ultimo dei parvenu, scegliendo colpevolmente una politica economica sbagliata che hai provato a rivendere con toni di arrogante moralismo. Non te lo perdono. E non te lo perdoneranno gli italiani, che stanno per utilizzare le urne per fare sentire la loro voce.

Con il tuo governo, con le tue tasse, con le tue cattive riforme, hai creato un deserto e l'hai chiamato credibilità. Per questo, nella conferenza stampa di ieri non hai detto nulla del tuo brillante anno. Quello che non hai voluto dire tu, lo scrivo io.

Non un indicatore socio-economico, in questi 13 mesi , ha mostrato segno positivo. Il Pil è in picchiata a -2,5%, la pressione fiscale è aumentata di quasi 3 punti, i disoccupati di un milione di unità, il potere d'acquisto delle famiglie è crollato (-4,1%), così come la produzione industriale (-6,2%), le compravendite immobiliari (-23,6%) e il mercato dell'auto (-18%). Il debito pubblico è aumentato, sia in valore assoluto (+82,7 miliardi), sia in rapporto al Pil (+4,4%), mentre il servizio del debito non è affatto diminuito rispetto al 2011.

Nel tuo anno di governo i rendimenti dei Btp decennali sono stati più alti financo dei 5 mesi più «caldi» di Berlusconi: 5,84% a 5,53%. Vale a dire 0,31% in più, sotto il tuo governo. E sono i rendimenti a fare il costo del debito, non lo spread. Era questa la tua missione? Per conto di chi? Di chi vuole comprarci in offerta speciale? Se in alcuni mesi del tuo governo il maledetto differenziale è diminuito, il merito è tutto della Bce: dei mille miliardi di finanziamento a tasso agevolato alle imprese e dell'annuncio «faremo tutto quanto sarà necessario per salvare l'euro» di Mario Draghi dopo l'ultimo scivolone di luglio. A poco, invece, erano serviti gli acquisti del 2010-2011, per quanto a te cari. Studia bene i numeri, prima di fare affermazioni azzardate. Non basta la tua parola.

E sulla crisi? Perché non hai mai provato a spiegarcela? Perché non ci ha mai detto cosa è veramente successo: da dove tutto è partito, perché siamo arrivati al punto di non ritorno in cui ci troviamo ora? Perché non hai detto agli italiani che fino a giugno 2011 il nostro Paese aveva rendimenti stabili e virtuosi (sotto quota 200) dei titoli di Stato, mentre questi hanno iniziato a salire dopo che Deutsche Bank ha innescato un meccanismo perverso e ostile di vendite che hanno portato alla riduzione del valore e all'aumento dei rendimenti dei titoli del debito sovrano dei Paesi più esposti alla speculazione?

E poi, perché non hai dato conto delle riforme sbagliate che hai fatto quest'anno sotto la pistola puntata alla tempia della Merkel e dello spread? Il tuo riformismo fondamentalista e conservatore ha portato all'introduzione dell'Imu, con relativa contrazione del valore del patrimonio immobiliare. Ha portato all'aumento della tassazione sulla proprietà, già ai massimi livelli nelle classifiche Ocse; alla riduzione della produzione nel settore delle costruzioni, fondamentale in economia; al crollo delle compravendite di immobili. Insomma, è stato impoverito quell'oltre 80% di italiani che abitano nella loro casa. Non è giusto. E non è bello il modo con cui hai rivendicato questa ingiusta tassa in conferenza stampa. Minacciando la necessità di raddoppiarla se qualcuno solo si azzardasse a toglierla. Ma per conto di chi parli, Mario? Non si governa con le minacce basate sulle falsità.

E la riforma delle pensioni? Ha avuto il solo risultato di produrre il guaio tossico di 350mila «esodati». Tossico perché mette insieme ingiustizie e opportunismi, producendo più costi che benefici. Forse era meglio non far nulla. Come era meglio non far nulla sul mercato del lavoro, la cui riforma sta facendo schizzare ai livelli più alti in Europa la disoccupazione giovanile, a causa del mancato rinnovo dei contratti a termine. Avevamo bisogno di più flessibilità nell'assumere, abbiamo prodotto solo un blocco. E a pagare sono stati, e saranno, i giovani. E la mitica spending review, per quanto lunga e tempestosa, alla fine non si è concretizzata in altro che in banali tagli lineari, con risultati risibili.

ll tuo è stato un anno di pacche sulle spalle e di apparente apprezzamento in campo internazionale, salvo poi vederci isolati in India, come a Bruxelles, o additati al pubblico ludibrio a Washington. Con il risultato che l'Italia è sempre più sola, soprattutto in Europa. Unico contribuente netto (cioè paghiamo all'Ue più di quanto riceviamo), che non sa con chi stare. A parole (quasi da sindrome di Stoccolma) con la Merkel e i rigoristi, ma con tanta voglia del contrario. E con il risultato di rimanere soli. In Europa non hai ottenuto nulla: sei stato ininfluente sull'unione bancaria, che ci sarà quando e come vorrà la Merkel, cioè dopo le sue elezioni di settembre. Nulla sugli eurobond, sull'unione politica, sull'unione di bilancio.

Per questo a Bruxelles ti amano: obbedisci e non disturbi. Per questo ti vorrebbero ancora alla guida del governo italiano, a destra come a sinistra. Ma per fortuna ci sono ancora gli italiani, con il loro voto e la loro libertà.

Renato Brunetta

2012/12/23

Una storia di Natale

Sono sempre stato appassionato dal Natale, e credo che mi sarebbe piaciuto scrivere un romanzo con un tema vacanza più di ogni altra cosa. 

Ho esitato, però, perché mi sento come se non ci fosse alcun modo per scrivere un romanzo sul Natale, soprattutto per la mia prima volta da autore, perché potrei anche non avere successo. 

Ma io non scrivo per il successo, per me scrivere è per il piacere di scrivere, se poi verrà anche il successo non potrò che essere felice.

E penso che sia in parte perché ci sono solo così tante cose che si possono fare con un romanzo sul Natale. La mia idea è quella di una storia raccontata nel punto di vista di un ragazzo adolescente depresso come sono depressi tutti i ragazzi che si affacciano alla vita, paure, riflessioni, domande senza risposte, questo ragazzo dovrebbe passare un altro Natale con la sua famiglia di origine e loro sono eccessivamente preoccupati, voglio dire che sono contenti di accogliere quel figlio ma preoccupati di poterlo deludere, forse perché sentono in cuor loro di non essere o non sembrare quello che lui dovrebbe aspettarsi. 

Ma un ragazzo che rivede per la prima volta la sua famiglia di origine vorrebbe solo ricevere quell’affetto che è mancato in cuor suo per troppi anni, sorvolerà su tutto il resto. Volevo raccontare questa storia di questo suo Natale insieme a diverse parti dei Natali passati, con ogni capitolo per ricordare un Natale trascorso in solitudine, solo con il suo cuore e il sentimento e l'affetto per quella famiglia che lui sente vicino ma che non ha, e vorrei scrivere anche per un confronto con il presente, andando indietro al più lontano Natale, al suo primo Natale dopo aver perso la famiglia d’origine, prima che fosse dato in adozione perchè loro non potevano più prendersi cura di lui. 

L’ho pensato come un libro serio, comprese tutte le sensazioni, le luci e i colori, i sentimenti e le emozioni, l’amore e l’affetto anche la sensazione magica del Natale. C'era un modo per fare questo lavoro? Non posso dire d’aver letto troppi libri di Natale. Il mondo non sembra mai stanco di libri di Natale. Forse una storia così potrebbe piacere alla gente? Chi la legge potrà forse impaurirsi pensando che potrebbe capitare a loro stessi? Nei rapporti con le paure della vita, penso che la paura e la preoccupazione sono un problema primario. 

Ci preoccupiamo perché cerchiamo la sicurezza dei nostri posti di lavoro, del nostro reddito, dei nostri conti pensionistici. Ci preoccupiamo perché misuriamo un nostro valore l'accettazione da parte degli altri, o delle nostre realizzazioni. Preoccupazione e paura sono quelle che si ottengono quando le cose della vita soppiantano il voler vivere la vita come viene. Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete. Per noi la vita vale più del cibo e il corpo più del vestito. 

Non abbiate paura!

Buon Natale, Buon Natale!

2012/12/16

2013 Fuga dall'Italia



Ormai ne parlavano tutti, se lo sussurravano uno con l’altro, anche se era cosa nota, lo diceva il panettiere al professore di storia antica, quello che andava a comprare una michetta alla volta – per non ingrassare – diceva, mentre tutti sapevano che la pensione non gli bastava più, colpa del governo, no di Monti, Monti chi? 
Il prevosto? 
Domandava la signora Cesira ma quella non sentiva nemmeno le campane che poteva mai saperne... Il macellaio lo diceva mentre affettava le braciole di maiale a colpi secchi che se ti capitava un dito in mezzo... ahi ahi che dolore, alla signora Tina che non sapeva mantenere un segreto nemmeno sotto giuramento, lo sentivo raccontare dal portinaio e mia sorella ne parlava come se fosse già avvenuto.

Ne parlavano tutti, tutta la gente già sapeva, mentre quelli ignoravano tutto. E come potevano capire che passava nella testa del popolino, occupati com’erano a accumular ricchezze, soldi a palate che buttavano poi dalla finestra, virtuale accidenti altrimenti ci si metteva tutti sotto a raccoglierli ‘sti soldi. No li buttavano via, come spiegare, come se li mettessero nella stufa a bruciare per farsi caldo, anche se quelli si davano le arie.

Insomma era tutto deciso fin nei minimi particolari, i dettagli dei dettagli e pure frattaglie e trippa. L’organizzazione era stata demandata al gruppo degli anarchici, poverelli che trovavano finalmente qualcosa di serio accheffare, dopo il dolce far niente di decenni di democrazia. Ma quale democrazia che poi erano sempre gli stessi a star bene e noi stavamo peggio? Gli anarchici chiamarono poi i monarchici, quelli rimasti perchè fra gli uni e gli altri eran rimasti in pochi. Per mezzo di comunicazione si era deciso di usare faccebukke e siccome bisognava codificare, usare un codice affinché nessun altro potesse comprendere si decise di affidarsi al linguaggio criptato di Enigma che era riuscito una volta a fregare gli inglesi che erano intelligenti, si pensò che i nostri non fossero tanto furbi da comprendere.

E funzionò perchè fino a quel momento lì, nessuno aveva mai messo insieme i nostri pensieri e nessuno aveva capito cosa bolliva in pentola.
Che poi a ben guardare in pentola non ci bolliva poi molto, quelli s’erano portato via tutto, pure le calzette rinsecchite del nonno che potevano dare un vago sapore, se non odore, di formaggio, in pentola ormai ci si metteva a bollire i blister usati del dado knorr, quelli dei würstel insieme alle poche scorze di formaggio che si trovavan in giro, specialmente fuori dai ristoranti alla moda dove andavano quelli a mangiare, s’ingozzavano fino allo svenimento e non lasciavano nemmeno la mancia.

Era stato Gianni il secco che aveva scoperto come raccogliere le informazioni, si fingeva di volta in volta posteggiatore delle auto blu che poi mica erano tutte blu, no, grige, verdi, nere e pure rosse come quelle dei pompieri e nella macchine blu quelli si dimenticavano di tutto, anche i segreti di palazzo si trovavano, che poi segreti... segreti di pulcinella ma almeno c’erano le prove, le avremmo portate a Strasburgo, che dico all’alta corte dell’Aia per dimostrare quanto in basso erano caduti, dovevano cadere perchè in basso quelli non andavano, al massimo scendevano le scale per salire sulle macchine blu per modo di dire che li scarrozzavano per la città a spendere i soldi nostri. E sempre il Gianni si travestiva da cameriere e s’intrufolava nelle grandi sale al titanic, non nel battello, alla buvette, dove si riunivano a mangiare che tanto pantalone paga, e non contento faceva pure la governante e accumulava carte e segreti e codici e indirizzi e metteva tutto su faccebukke che tanto poi qualcuno lo decifrava. Sarà che, forse, maledetti, erano maledetti e fottuti ma ancora non lo sapevano, troppo presto aveva detto il professor Battaglino Vinciguerra, che chissà se una guerra l’aveva mai vinta ma che adesso voleva sicuramente vincerla. 

Gianni il secco mise a segno un altro colpo e su faccebukke ce lo comunicò, ecco, insomma diciamo che qualcuno riuscì a capire il senso del discorso, perchè sto Enigma era difficile da capire, e anche se lo capivi non era sicuro che dall’altra parte l’avevano scritto bene, il Gianni nostro, ahimè non era andato oltre la seconda ‘lementare e quindi l’italiano già difettava di suo, figuriamoci con l’Enigma.

E comunque, come fu e come non fu, la parola fu passata di bocca in bocca, dalle Alpi agli Appennini e poi giù e su per lo stivale, arrivò a nuoto fino in Sicilia e con il traghetto in Sardegna, ci fu qualcuno che s’arrischiò a prender l’aereo per portare il verbo e il conforto a Lampedusa e qualcun altro che si mischiò fra i ricchi per le altre isole minori, si prepararono tutti per bene, aspettavano tutti l’ordine e partire.
Per andare dove? Non che fosse chiaro, l’ordine non era stato dato, non perchè mancasse il coordinamento e la determinazione, no, quelle c’erano eccome, s’erano pure organizzati coi forconi per sedare eventuali rivolte dei militari, che poi quelli non sapevano più da che parte stare. Mogli e figli, fidanzate e genitori, fratelli e sorelle e pure i suoceri ormai davano forfait, si stavano preparando tutti. E per rispettare il silenzio a qualcuno era pure passato in mente di spararsi un colpo in testa, io li capisco, avevano giurato fedeltà alla patria e adesso non capivano più qual’era la patria. Ma la patria non è solo la terra è anche la gente andava spiegando il maestro Civitale, e si perchè che patria è se poi non ci sta nessuno? Allora ogni giorno un nuovo consiglio per informare, per convincere, per ammansire per blandire i facinorosi, gli indecisi, i rompicoglioni e pure i bastian contrari. 

Ma l’ordine non arrivava, dal quartier generale fu comunicato che l’ordine sarebbe arrivato presto, si stava aspettando il momento propizio. Quale momento propizio ch’era un anno che ci si prepararva, quale altro momento si doveva aspettare? I soliti anarchici volevano fare una rivoluzione, con i cannoni e le armi, i monarchici pensavano ai cavalli e i celerini agli scudi, le vam avrebbero difeso gli aeroporti per non far scappare quelli e i maro’ i porti, dopo che erano riusciti a portarsi a casa i due commilitoni ingiustamente detenuti dagli indiani. Mii gli indiani d’America, fighi, e i marines che dissero?
Parli di quegli indiani con le penne e le strisce colorate e i cavalli senza sella? E che ci voleva? 
Ma no, non i pellerossa ormai non ci sono quasi più, mamma mia ma che ‘gnurant che siete, gli indiani, quelli dell’India no? Dicevo che dopo quell’eroica azione quelli la non li digerivano più ai marò, iniziavano a vederli come una minaccia per lo Stato, quale Stato? Quello dell’arte? Uhuuu mo m’avete rotto i cabasisi come dice il mio amico Camilleri...

E finalmente venne l’ordine, non era chiaro di che ordine si trattasse, non quello che tutti aspettavano, ma almeno era un ordine, qualcosa si muoveva. Dicevano che bisognava riempire i serbatoi delle macchine, le taniche di riserva, i jerrycan, le scodelle e finanche i secchi di benzina e gasolio per prepararsi alla fuga. E questo provocò qualche incomprensione, i benzinai dovettero tornare precipitosamente alle pompe per riempire tutto il riempibile, a quelli che avevano già tagliato la corda furono sequestrate le pompe e pompato tutto il pompabile nei serbatoi di quanto si presentavano, alla fine della giornata non c’era più nemmeno una goccia di carburante in tutte le pompe di rifornimento d’Italia. All’ingegner Marbella venne un dubbio, questo avrebbe creato qualche problema e sospetto a quelli, senza benzina e gasolio presto sarebbero rimasti a piedi, anche i camionisti erano pronti alla fuga e con loro tonnellate di derrate alimentari da distribuire agli sfollati, benzina e gasolio, acqua minerale e frutta, latte e succhi, insomma organizzati eravamo organizzati, pronti pure, i bagagli stavano già in macchina, tutti attaccati al pc con la pagina di faccebukke aperta per l’ordine.

E venne Natale nell’attesa, di alberi e candele nemmeno l’ombra, luci e colori e stelle solo sulle case della casta e dei super ricchi, quelli che restavano a guardarsi intorno, presto si sarebbero accorti di non aver nessuno a lavorare per loro nelle fabbriche, negli uffici, nelle banche, a palazzo e parlamento, nei negozi e cimiteri, nei municipi, nei mercati e aeroporti e pure i porti e le stazioni, le fogne e l’acquedotto, bastava l’ordine, un ordine, quell’ordine! E l’ordine arrivò finalmente e fu un tripudio di luci e colori, un serpentone di auto, camion, tir e motorette e biciclette e minivan, tutti in marcia a passo d’oca in autostrade superintasate verso la libertà. Ci vollero due giorni per lasciare tutto, le strade vuote, le luci spente, anche i topi se n’erano andati, tutti gli animali, compresi cani e gatti, cavalli e mucche e pure i beagle di Greenhill.
Non c’era rimasto nessuno. Uno tsunami di persone aveva invaso la Svizzera, la Francia, l’Austria e la Croazia, la Corsica e Tunisia, anche la Grecia era stata invasa come Montenegro e l’Albania, in Libya s’erano ben guardati da andare e pure in Algeria ma degli italiani c’era traccia ovunque si andasse, finalmente un popolo libero, libero ma diviso, libero di decidere del proprio futuro, libero di scegliere e di essere apprezzato. 
Se n’erano andati via tutti.

E tu? Io sono rimasto, ormai avevo un Paese tutto per me, un Paese da modellare con le mie mani, come volevo io, con giustizia e onestà, con la fede e la speranza. 
Che mai si può desiderare di più nella vita? 

Buon Natale a tutti quanti e ricordatevi che lo sciocco cerca la felicità lontano, il saggio la fa crescere ai suoi piedi. 
(J. Openheim)

Siate felici!



2012/12/15

L'anno che verrà....

Per quanto ho goduto di questo blog in un recente passato ho deciso di iniziare il prossimo anno in modo diverso. Diverso per via di molte ragioni, perchè sento che il mio stile di scrittore andava deteriorandosi in polemiche non costruttive, perchè la grinta e l’arguzia che hanno sempre rappresentato il mio pungente linguaggio andava perdendosi nel vago tentativo di ripristinare un senso logico alle mie parole o semplicemente perchè voglio tornare a essere il Sergio Balacco dei primi articoli, l’uomo inafferrabile, lo scrittore dotato di un raro senso e capacità di sintesi che evidentemente manca a molti colleghi, in particolare certi americani, ahime di successo, che per spiegare un concetto spendono oltre cinquecento pagine di parole. Se leggete questo perchè siete miei affezzionati lettori del mio blog, fate parte della mia famiglia allargata, molto allargata di lettori, oppure siete un amico e volete sapere cosa sto archittettando e che c'è di nuovo nella mia vita. Gli amici sanno già come raggiungermi così lasciatemi una nota o meglio ancora, chiamatemi! 
Preferirei parlare con voi poi ci domanderemo se avete letto l'ultimo aggiornamento. 
Se leggete questo blog per vedere cosa c'è di nuovo nella mia testa ecco che forse non capirete veramente tutto di me, delle tragedie di questo mondo e anche delle mie magari solo mentali... o no? delle emozioni e ispirazioni e delle sensazioni che ho avuto durante questo anno. Questo è stato il mio primo in questo blog, l’estensione del mio pensiero, la rabbia che avevo dentro e forse da qualche parte ancora c’è si è riversata in lettere multicolori su un foglio bianco che voi leggete, anche se io ho perso tempo e risorse sulle bacheche di altri forum e blogs, o nelle gallerie sui miei siti preferiti, e magari anche in alcuni nuovi siti, non ho mai dimenticato il mio blog, anzi ho trasferito, trasformando pensieri in parole quello che leggevo e le sensazioni ma anche le umiliazioni che provavo. Nel frattempo ho una nuova vita da vivere, ogni nuovo anno è una nuova vita, il prossimo è l’anno del serpente quello che ricorre ogni dieci anni nel calendario cinese, un anno speciale per me come lo sono stati tutti quelli che finivano con un tre. Ricordo con affetto il 2003, anche il 1993 fu un anno speciale, ho buoni ricordi per il 1983 e sicuramente li avevo anche per l’anno di dieci anni prima. L’anno che verrà sarà dunque speciale e mi devo preparare bene all'evento, non devo tralasciare nulla e ricordarmi di tutti gli amici e compagni di mille avventure reali o virtuali non importa, l’importante è ritrovarsi e continuare a sentirci uniti per la vita. 
Mio figlio Matthia
Dalla mia ultima entrata mi sono commosso, ho forse perso e sicuramente guadagnato amici, mi son perso familiari untuosi, opportunisti, incongruenti, ho ritrovato l'amore incondizionato per le belle cose della mia vita, mio figlio, leggere libri interessanti, essere creativo in modi diversi, ho provato alcune nuove emozioni e imparato importanti lezioni di vita. Ho lasciato correre eventi passati, ammuffiti, inutili, ho accettato compromessi, ferito nel profondo dell’anima chi si meritava di esser ferito, ho guarito cuori e sentimenti, mi sono addolorato e ho amato le sensazioni e i pensieri scaturiti dal profondo dell’anima. Per quelli di voi che hanno avuto il tempo di leggere il mio mondo, vi ringrazio per il vostro tempo e vi lascio con questi pensieri da ricordare: 

• La vita non è giusta, ma è ancora buona 
• In caso di dubbio o di crisi, ricominciate il cammino con un piccolo passo. 
• Non c'è abbastanza tempo per perderlo a odiare qualcuno, la vita scorre via. 
• Accettate di essere in disaccordo ma sappiate che fa male davvero. 
• Quando piangete, piangete con qualcuno perché sarete consolati, da soli potete solo piangere. 
• Fate la pace con il vostro passato in modo da non rovinare il vostro presente. 
• Non paragonate la vostra vita a quella degli altri, perchè non avete idea di quale sia oggi il loro cammino. 
• Se una relazione deve essere un segreto, non dovreste farne parte. 
• Fate un respiro profondo vi calma la mente 
• Sbarazzatevi di tutto ciò che non è utile, bello o gioioso. 
• Ricordate che non è mai troppo tardi per avere un'infanzia felice, ma la seconda dipende da voi e non da altri 
• Bruciano le candele, bevete del buon the, indossate i vostri capi migliori, oggi è la speciale occasione che stavate aspettando. 
• Sapere che ciò che gli altri pensano di voi non è affar vostro. 
• Il tempo guarisce quasi tutto .... Dare tempo al tempo. 
• Non prendetevi troppo sul serio ... nessun altro fa. 
• Credete nei miracoli della vita. 
• Comunque buona o cattiva che è la situazione, vedrete che cambierà. 
• Avete già tutto il necessario, anche se non è possibile vederlo. 
• Restituisci sempre in buone azioni quello che ricevi, anche se ricevi cattiveria. 
• Tutto ciò che conta davvero, alla fine, è che hai amato. 

Mentre mi dirigo verso l'inizio del prossimo decennio della mia vita, ricordo come ho sempre detto a mia mamma che il mio sessantesimo compleanno e i dieci anni a seguire sarebbero stati i migliori anni della mia vita e oggi io sono più sicuro che mai di quello, bisogna crederci.
Continuate a contare i vostri successi nella vita ma anche gli insuccessi, scrivete tutto in un libricino e tenetelo con voi sempre, servirà per rileggerlo quando ne avrete necessità; riconoscete chi siete veramente, siate onesti su ciò che volete nella vostra vita e non accettate di meno; siate preparati per il cambiamento, e so che, se non siete già lì, il vostro anno è in arrivo, il mio ...  è già quasi arrivato, sento che bussa alla porta...... 

Oh, un'altra cosa, non dimenticate che la vita è per vivere .......


2012/12/11

Dieta per la vita

Dieta per apparire o essere? Dieta per la vita!


Parliamo di diete dimagranti oggi e a ragion veduta.

Le diete, gioie e dolori per una buona parte della popolazione italiana, orfana della nostra Dieta Mediterranea, apprezzata anche all’estero e mai fuori moda, che poi proprio nostra non è ma viene praticata con diverse varianti anche in tutti i Paesi che si affacciano al Mediterraneo.
Come i media ormai ripetono da anni i dati sull'obesità in Italia sono allarmanti. Secondo i medici italiani, se non si invertirà la tendenza attuale, un italiano su tre sarà obeso entro il prossimo decennio e l'allarme è stato lanciato dell'associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica, non certo da uno sprovveduto ministro della sanità. L'alimentazione e gli errori a tavola sono uno dei motivi di maggiore tendenza all'accumulo dei grassi nel corpo, ma è importante anche notare che è la mancanza di attività fisica che comporta l'appesantimento.


Il problema italiano, direi che si tratta di un falso paradosso in tutta questa vicenda, è rappresentato dalla ricchezza e disponibilità di denari quando si tratta di sedersi a tavola. Besterebbe vedere cosa accade in occasione delle feste comandate andando a scoprire come si spendono risorse importanti fra pranzi e cenoni troppo spesso di una ricchezza spropositata rispetto al livello sociale di riferimento. E dovrebbe suonare come un campanello d’allarme conoscere che nonostante la crisi noi contiamo ancora oltre sei milioni di obesi, e questo con una crisi conclamata, contingente e secondo me non ancora reale. Infatti, e non stupisce più di tanto, è vero che i consumi degli italiani si sono contratti in questi due anni a livelli propri dell’inizio degli anni settanta ma, non si assiste alla stessa contrazione di consumi negli altri Paesi anche europei coinvolti nella crisi mondiale che pure scontano situazioni peggiori della nostra. Segno evidente che da noi i consumi erano esageratamente gonfiati per effetto di una falsa ricchezza, che ricchezza non era e mostrava una falsa immagine delle reali disponibilità di spesa del popolo italico.

Se analizziamo lo status sociale dei disperati, di quelli che si lamentano più o meno a gran voce delle difficoltà a spendere e risparmiare, causa aumento sconsiderato della pressione fiscale, si scoprirà che costoro erano disperati ben prima che la crisi mostrasse i punti deboli di una certa parte della popolazione. Quegli stessi disperati che non esitano a sorbirsi ore di code al freddo per acquistare prodotti di effimera importanza quali telefonini e televisori, la coda per le ultime novita’ di Louis Vuitton o quelle per acquistare i capi della nuova collezione di Prada. Diciamocelo francamente come è la situazione italiana.

Tornando quindi all’argomento di questo articolo va sicuramente analizzato lo spirito, la filosofia con la quale l’italiano affronta il suo stato fisico, l’aspetto fisico ahi noi più che quello mentale ma tant’è, e si rende conto della necessità di ridurre il proprio peso in tempi e quantità accettabili con lo stato fisiologico. 

Si dice dunque con dati ricavati da approfondite analisi di eminenti scienziati, che entro il 2025 gli obesi in Italia potrebbero diventare oltre venti milioni, non quantificando quell’oltre venti per cento che oggi si identifica con numeri vicini ai venti milioni di itialiani e che potrebbe esser parente dei trentamilioni e sicuramente sempre un terzo, ora e anche fra dodici anni, della popolazione. Ormai è un dato di fatto: l'obesità in Italia tende ad anticipare sempre più verso l'età infantile. I dati più recenti, indicano infatti che nel nostro paese il 30-35% dei bambini sono sovrappeso (cioè il loro peso supera il 10% del valore ideale in rapporto alla statura e alla costituzione fisica) e il 10-12% dei bambini sono obesi (per definizione in tale evenienza il peso supera del 20% il valore ottimale).
D'altra parte, troppe mamme sono ancora - purtroppo - convinte che il livello di salute si misuri sul piatto della bilancia e temono sempre che il proprio bambino non si alimenti mai abbastanza. Ma, a prescindere dalle conseguenze sul piano estetico, il vero motivo di allarme, è legato alle conseguenze a lungo termine dell'obesità, in particolare l'aumento della probabilità che il bambino diventi un adulto iperteso e vada incontro, nel corso della sua vita futura, a complicazioni cardiovascolari, dovute soprattutto all'ostruzione dei vasi sanguigni causata dall'arteriosclerosi. L'obesità, inoltre, aumenta anche la probabilità di comparsa di diabete mellito. Malattie, queste, che, per quanto finora considerate tipiche dell'individuo anziano, tendono a insorgere sempre più precocemente, interessando fasce d'età sempre più giovani.

Troppo facile dare le colpe alle merendine troppo caloriche assunte quotidianamente e del junk food.
Chi è che consegna questi alimenti ai nostri figli se non noi stessi, chi è quel genitore che rinuncia all’acquisto di una merendina per una mela da mettere nella cartella del bambino, chi è che ammette che perdere del tempo per preparare un alimento adeguato per i nostri figli sarebbe meglio invece di limitarsi a imbucare una merendina e vai... Sappiamo che l’effetto dannoso delle merendine varie è evidente, non solo nei bambini ma anche e soprattutto negli adolescenti, tutto a discapito del benessere e della salute, pregiudicata sul lungo periodo. Ma un'altra rilevazione altrettanto necessaria va fatta a riguardo dell'aumento della sedentarietà. Non dimentichiamo che la ricomparsa dell'obesità è favorita anche dallo stile di vita sedentario, e se pensiamo che i nostri giovani passano molte ore seduti a scuola, davanti alla tv, davanti al laptop o al pc di casa, appare evidente che manca proprio la base del famoso enunciato latino "mens sana in corpore sano". 
Maggiore è la durata della vita in condizioni di obesità e maggiori sono i rischi di sviluppare malattie gravi come il diabete, le malattie cardio-circolatorie e varie forme di tumore. Come invertire questa tendenza? L'invito dei medici è condurre uno stile di vita all'insegna dell'alimentazione sana e povera di grassi, composta per la maggior parte di frutta e verdura, quindi ricca di fibre, e praticare o aumentare il tempo dedicato allo sport e all'attività fisica.

E la Dieta Mediterranea allora? 

Cominciamo con il dire che la Dieta Mediterranea non è realmente una dieta, un procedimento creato con l’intento di dimagrire, semmai va identificata come un’abitudine alimentare propria di certe ben identificate popolazioni i cui Paesi si affacciano sul Mare Nostrum. In cosa consiste dunque questa Dieta e chi fu che ne scoprì i positivi effetti? Il primo a intuire la connessione tra alimentazione e malattie del ricambio, quali diabete, bulimia, obesità, colui che viene considerato il "padre" della Dieta Mediterranea fu il medico nutrizionista italiano Lorenzo Piroddi che ne scoprì e decantò i positivi effetti in una pubblicazione e in seguito in un libro di cucina. 
Probabilmente, pur avendone comprese le peculiarità non fu in grado di considerarla totalmente un’abitudine alimentare, bensi preferì trattarla come una qualsiasi dieta dimagrante e trarre dei vantaggi economici dalla scoperta attraverso saggi e libri di cucina. Fu invece, qualche anno dopo, lo scienziato americano Ancel Keys che si fece promotore dell'ampio programma di ricerca noto come Seven Countries Study e autore del libro Eat well and stay well, the Mediterranean way. Keys aveva notato una bassissima incidenza di malattie delle coronarie presso gli abitanti di Nicotera e dell'isola di Creta, nonostante l'elevato consumo dei grassi vegetali forniti dall'olio d'oliva, e avanzò l'ipotesi che ciò fosse da attribuire al tipo di alimentazione caratteristico di quell'area geografica. In seguito a questa osservazione prese l'avvio la famosa ricerca enunciata precedentemente, basata sul confronto dei regimi alimentari di oltre diecimila individui, di età compresa tra quaranta e sessanta anni, sparse in sette Paesi del mondo fra cui l’Italia. I risultati dell'indagine non lasciarono dubbi: la mortalità per cardiopatia ischemica come scientificamente viene chiamato l’infarto è molto più bassa presso le popolazioni mediterranee rispetto a Paesi, come la Finlandia, dove la dieta è ricca di grassi saturi (burro, strutto, latte e suoi derivati, carni rosse). Ancel Keys, e altri scienziati che presero parte allo studio, proseguirono i lavori a Nicotera in Calabria, a Crevalcore in Emilia, a Montegiorgio nelle Marche e a Pioppi nel Cilento. Fu proprio nel Cilento che Keys continuò a vivere per oltre 40 anni fino alla morte avvenuta ben 100 anni dopo la nascita e considerata da molti come migliore riprova delle sue teorie. 

Purtroppo in Italia, per non dire in tutto il Mediterraneo, ormai a fare da padrona a tavola è la fretta. Fretta che porta l’italiano medio a ingurgitare qualsiasi cibo che dia, nell’immediato, compiacimento e plachi la fame come un buon pasto di antiche tradizioni ma, ma che di antiche tradizioni non è. A causa della fretta come detto, preferiamo pasti consumabili in dieci minuti invece che nell’ora buona e mai troppo di più che il buonsenso dovrebbe riservare al pasto. La Dieta Mediterranea, lo sappiamo benissimo, è sana, non ingrassa, e protegge da malattie cardiovascolari e tumori, tanto che l'Unesco l'ha aggiunta alla lista dei patrimoni immateriali dell'umanità. Purtroppo però, è anche considerata costosa e non sempre con ragione, sia in termini di acquisto degli alimenti di base che la compongono sia per il tempo necessario alla preparazione dei singoli piatti e questo, sembra, fa si che sempre meno persone riescano a permettersela. Perchè dunque viene indicata come causa del suo mancato sviluppo una ragione puramente economica? Sappiamo che la Dieta Mediterranea ha potuto svilupparsi nel tempo proprio perchè si basa su alimenti di tipo comune in qualunque area considerata, ergo lungo le coste del Mediterraneo bacino marino sul quale si affacciano numerosi paesi quali la Francia, Spagna, Marocco, Algeria, Tunisia, Libia e Egitto, Palestina e Israele, Libano e Siria, la Turchia e poi la Grecia e salendo lungo la costa adriatica Albania, Montenegro, Croazia e Slovenia. Paesi con differenti tradizioni anche alimentari, parlo naturalmente di quelli islamici nel Nord Africa e del medio oriente più vicini ma anche di quelli dell’ex blocco yugoslavo che hanno abitudini alimentari maggiormente orientate verso le culture dell’est europeo. Di quale alimento si parla dunque? Dell’olio di oliva, Nella piramide nutrizionale idealizzata nel tempo per quanto riguarda questa Dieta Mediterranea, l’olio di oliva occupa un posto importante. È vero che non tutti i popoli che si affacciano sul bacino mediterraneo consumano gli stessi alimenti, ma è anche vero che tutti hanno un alimento in cui uno degli elementi principali è l’olio di oliva. Le popolazioni a maggioranza islamica di Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Libia, Siria, Palestina, Libano, Siria e Turchia, e anche la Grecia che non ha gli stessi orientamenti religiosi, ma in cucina non si discosta molto dalle abitudini e gusti del proprio ingombrante vicino turco, preparano salsine a base di legumi o aglio in cui il componente “grasso” principale è l’olio d’oliva.

La Dieta Mediterranea quindi acclamata in tutto il mondo, seguita ovunque , indicata come modello nutrizionale per allungarci la vita viene decisamente ignorata dalle nostre popolazioni che preferiscono ingurgitare tutto quello che l’industria alimentare produce piuttosto che perder tempo in cucina per la preparazione di cibi sani, leggeri, gustosi e nutrienti e rispettosi delle nostre arterie e di quella fantastica pompa che è il cuore.

La soluzione ideale

Non esiste una soluzione ideale, oltre alla succitata Dieta Mediterranea, come non esiste una dieta perfetta che si adatti alle esigenze di tutti. Siamo tutti diversi, e non parlo del colore della pelle ma del DNA che fornisce l’impronta genica di ogni individuo. È dunque questo patrimonio genomico che determina quali siano le esigenze di ogni individuo, comprese quelle alimentari ma anche ambientali e culturali. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di due discipline mediche basate sullo studio del patrimonio genetico e in grado di stabilire con maggiore precisione le migliori condizioni affinché il nostro organismo opera> Ambedue le discipline affrontano lo stesso argomento, quindi il patrimonio genetico dell’individuo, ognuna partendo differenti considerazioni eppure legate a doppio filo fra loro. Quali sono? Una è la Nutrigenetica, l’altra la Nutrigenomica.
Defizioni simili che possono indurre confusione, confusione assolutamente inestistente fra gli addetti ai lavoroi e vediamo perchè. 

La Nutrigenetica

Le scoperte più recenti sul genoma umano ci forniscono gli strumenti e le basi per comprendere i meccanismi molecolari attraverso i quali singoli geni, o loro combinazioni, rispondono ai cambiamenti nella dieta e nello stile di vita (esposizione al fumo di sigaretta, consumo di alcol ecc.), rendendo un individuo particolarmente sensibile a contrarre un certo tipo di patologia e di far luce sui meccanismi tramite i quali la dieta, influenzando l’espressione genica, può esercitare un effetto protettivo. In definitiva le potenzialità offerte da questo nuovo approccio ci introducono in una nuova era della scienza della nutrizione, la nutrigenetica. La nutrigenetica riguarda l’identificazione delle variazioni genetiche nell’uomo che causano differenze nella risposta fenotipica alle molecole introdotte con la dieta, con l’obiettivo di valutare i rischi e i benefici per l’individuo di determinate componenti della dieta. In termini pratici, con la nutrigenetica è possibile sviluppare una nutrizione personalizzata alla costituzione genetica dell’individuo, tenendo conto della variabilità dei geni coinvolti nel metabolismo del nutriente e del suo bersaglio. La nutrigenetica può avvalersi di potenti strumenti in grado di fornire informazioni specifiche, individuali e precoci, rispetto ai tradizionali sistemi diagnostici, sul ruolo preventivo svolto dai nutrienti. Sono state messe a punto tecniche bio-molecolari per caratterizzare i geni e chiarire le interazioni tra questi e i nutrienti.
Le basi concettuali di questa nuova branca considerano che i composti introdotti con la dieta possono esercitare a livello del genoma umano effetti diretti o indiretti, alterando l’espressione e/o la struttura dei geni inoltre la dieta può rappresentare un fattore di rischio o uno strumento di prevenzione per le patologie degenerative quindi il grado in cui la dieta può influenzare il bilancio salute/malattia dipende dal corredo genetico di ciascun individuo ne consegue che un intervento nutrizionale basato sulla conoscenza del genotipo e dello stato di nutrizione dell’individuo può essere usato per prevenire o curare le patologie. Con la nutrigenetica, il concetto di medicina «personalizzata» viene esteso all’area della nutrizione. La variabilità genetica individuale, determinando come i nutrienti vengono assimilati, metabolizzati, accumulati e in fine escreti, è alla base della peculiarità di ciascuno nel rispondere alle molecole introdotte nell’organismo e, in generale, agli stili alimentari e di vita. Senza dubbio però la più affascinante delle opportunità che si aprono nel campo della nutrigenetica è lo sviluppo, partendo dalle differenze genetiche individuali, di una «nutrizione personalizzata», allo scopo di ottenere una effettiva terapia dietetica «salutare» in grado di prevenire o ritardare l’insorgenza di patologie correlate all’alimentazione, per singoli individui o per particolari sottogruppi. Sono convinto che assisteremo a dei profondi cambiamenti negli anni a venire anche riguardo alle diete dimagranti che non devono e non dovranno più essere riserva di caccia di chiunque ma diventare una disciplina in mano specialisti con capacità e conoscenze non solo nutrizionali ma anche genetiche, l’obesità è una malattia, non dimentichiamocelo, e come tale va curata con tutti i mezzi e le risorse che la medicina potrà mettere a disposizione di qualunque malato e non solo di chi ha ingenti risorse per pagarsi le necessarie cure.

La Nutrigenomica

È la scienza che ci dice quali cibi fanno bene e quali no, cioè lo studio degli effetti degli alimenti e componenti alimentari sull'espressione genica. Viene considerata per lo studio e analisi dell'influenza della variazione genetica sulla nutrizione correlando i geni e confrontandoli con il metabolismo e gli effetti biologici. La nutrigenomica mira a sviluppare mezzi razionali per ottimizzare la nutrizione, rispetto al soggetto genotipo. Direi che potrebbe rappresentare un miglioramento rispetto alle diete che sono molto aleatorie e non personalizzate (generiche). La nutrigenomica fu usata negli Stati Uniti per la prima volta per comprendere come mai le popolazioni mediterranee che utilizzavano l'olio di oliva, quindi una materia ricca di acidi grassi polinsaturi potesse rallentare il processo di invecchiamento di un organismo, ridurre il rischio di trombosi, infarti ecc. L'olio d'oliva chiaramente contiene anche molti antiossidanti che contribuiscono a renderlo la base dell'alimentazione detta dieta mediterranea.
La Nutrigenomica è un approccio innovativo per comprendere i problemi nutrizionali direttamente generati dalle diete e le malattie metaboliche. In alcune malattie la componente genetica e biochimica si fondono e risulta quindi importante un approccio che identifica le corrette correlazioni tra questi due aspetti di uno stesso problema. 

La cucina orientale e Cinese 

Non e' vero che i cinesi non ingrassano mai, entrambe le mie cognate assomigliano a balenottere mi diceva scherzando un collega maritato con una ragazza cinese.
Il riso nella cucina cinese rappresenta la base della loro alimentazione, ricordo che il riso è alla base della dieta mediterranea, che forse i cinesi non hanno mai conosciuto, e non sappiamo se Marco Polo abbia mai riferito qualcosa al riguardo. I cinesi mangiano riso perchè, per tradizione, avevano solo quello, il riso infatti è ricco di sali minerali e vitamine, soprattutto quelle del gruppo B, che assicurano un buon funzionamento dei processi metabolici facendo sì che l’organismo bruci meglio l’energia introdotta con l’alimentazione. Poi sono magri e longevi perchè mangiano poco e sano. Non fanno diete, ma in ogni pasto si fa attenzione a evitare lo spreco. In Cina la popolazione si ricorda ancora quando la fame era argomento comune, il cibo viene visto sotto un diverso aspetto. In casa si continua a cucinare due volte al giorno e i piatti sono così semplici e buoni che il resto del mondo comincia a accorgersi di una sua imprevista superiorità anche a tavola. Secondo me il tempo in cui la maggioranza del pianeta mangerà cinese, o comunque all'orientale non è poi molto lontano. 
Attenzione che mangiare all'orientale non significa solo mangiare quello che mangiano loro, ma cucinare come fanno loro anche i nostri piatti tradizionali, cambiare lo spirito della preparazione e della cottura degli alimenti in modo da essere naturalmente accettati dall'organismo. In Cina si moltiplicano libri e progammi, condotti anche da famosi cuochi europei, che rivelano i segreti per cui stiamo per cinesizzare anche il nostro palato. Ragione essenziale: fa bene, costa poco e si fa in fretta. 

Mia moglie dice spesso che il cibo con una gamba va preferito a quello con due e questo è migliore di quello con quattro. Una "gamba" ce l'hanno le verdure in genere, due il pollame, tre le vacche. Loro mangiano anche i serpenti, che gambe non ne hanno, le cavallette, e tremila altre cosette di cui è meglio non parlarne, comunque tradizionalmente mangiano quello che conosciamo anche noi della loro cucina. 

Per i cinesi frutta e verdure sono la base di ogni pasto e il pollame è maggiormente assimilabile di bovini, suini e ovini. Gli animali vanno mangiati raramente, solo in occasioni di festa e dopo essersi assicurati che siano stati allevati in libertà, vissuti felici e morti senza soffrire. La prima regola però èmangiare cibo vero, quanto basta e cresciuto nella terra. Le foglie sono più ricche dei fusti, l'acqua di cottura è la migliore per essere bevuta, i vegetali vanno acquistati con le radici e la terra attaccata, la tavola più completa è quella che offre verdure e frutti di colori diversi, meglio se verdi, gialli, rossi e arancioni. Capovolto, rispetto all'Occidente, anche il ruolo della carne. In Cina è un contorno, un aroma e spesso solo un profumo, nascosto tra gli ortaggi saltati, nella pasta fresca e nel riso.

L'obesità

L’obesità è la malattia del benessere, conquistato dal dopoguerra ad oggi e ancora diffuso. Il vero problema oggi è la crescita del Paese perché, siccome abbiamo un debito ingente a carico del settore pubblico che grava sulle prestazioni dello Stato, è evidente che, in queste condizioni, se non esiste una crescita economica che ci permetta di ripianarlo e operazioni di privatizzazione abbastanza ampie utili per tagliarlo, ci troveremo ad avere crescenti difficoltà per quanto riguarda il welfare, il sistema pensionistico, tutto quanto fa leva particolarmente sulla macchina pubblica. La crisi morde nel ridurre posti di lavoro, non certo nel portarci alla fame.

I grassi complessi: sono buoni o cattivi?

Gli acidi grassi e tri-, di-, mono-acilgliceroli (esteri del glicerolo o trigliceridi) sono lipidi utili per l'apporto energetico; gli acidi grassi forniscono 9kcal/g e dovrebbero rappresentare tra il 25 ed il 30% delle calorie nella dieta. Esiste una differenza essenziale nella qualità degli acidi grassi, che in prima analisi si possono differenziare in Saturi e Insaturi.
I grassi saturi sono quelli che principalmente derivano dagli alimenti di tipo animale. Sono comunemente definiti grassi cattivi perchè, pur fornendo le stesse calorie degli altri, tendono a innalzare il colesterolo LDL circolante favorendo l'insorgenza di malattie cardiovascolari.
I grassi insaturi sono quelli principalmente derivanti dagli alimenti di tipo vegetale, al contrario, sono molto utili nella conservazione e cottura degli alimenti, monoinsaturi, contenuti soprattutto nell'olio extravergine d'oliva, e comprendono anche una categoria di molecole delle quali alcune essenziali quindi polinsaturi, contenuti soprattutto negli oli da condimento, nella frutta secca, nel pesce azzurro e nell'olio di pesce. Questi acidi grassi detti essenziali (AGE o PUFA) appartengono alla famiglia degli omega3 sono contenuti soprattutto nel pesce azzurro, nell'olio di pesce, nell'olio di krill e in alcuni oli vegetali  e degli omega6 contenuti soprattutto negli oli vegetali e nella frutta secca, e posseggono funzioni importantissime per l'organismo.
In definitiva, gli acidi grassi monoinsaturi possono essere considerati “grassi buoni” purché apportati in misura idonea, quantità oltre la quale, come i saturi e i polinsaturi non essenziali, contribuiscono all'aumento del peso corporeo per deposito adiposo; mentre gli acidi grassi polinsaturi essenziali, se introdotti nel giusto rapporto reciproco (omega3:omega6 = 1:3 o più a favore degli omega3), sono considerati assolutamente “grassi buoni”.

Le diete 

Se sono troppo restrittive, si sa, non funzionano. I chili persi si riprendono tutti, rapidamente e con gli interessi. L'unica è evitare i regimi alimentari "scorciatoia" e cambiare radicalmente il proprio stile di vita. 
Una ricerca europea dimostra che si può mangiare bene senza ingrassare, scoprendo la “dieta perfetta”. Così l’ha annunciato un gruppo di ricercatori dell’Università di Copenaghen, pubblicando i loro risultati in una prestigiosa rivista scientifica, come conclusione di un progetto di ricerca che è iniziato nel 2005 e che è stato finanziato dall’Unione Europea. L’indagine è stata realizzata con un campione più che vasto, con oltre 700 famiglie europee, per fare in grado di raggiungere risultati significativi. Gli scopi della ricerca erano nobili, ho il sospetto che invece fosse il tentativo nemmeno troppo nascosto di arrivare alla “dieta perfetta” non sia altro che un bieco mezzuccio per vendere qualcosa alla massa di obesi che affollano i centri di cura di qualsiasi città europea e che vorrebbero raggiungere dei risultati apprezzabili in tempi ridotti. Il comunicato diramato dal gruppo di lavoro però nega la ricerca della “dieta perfetta”, ossia, non cercavano una dieta per dimagrire velocemente o una dieta rapida; affermano invece, che l’obiettivo era quello di trovare un regime alimentare che permettesse un’alimentazione giusta ma che consentisse anche qualche capriccio dimenticandosi totalmente delle due nuove, e nemmeno tanto, discipline summenzionate, la Nutrigenetica e la Nutrigenomica, che sono la soluzione ai problemi degli obesi piuttosto di una dieta magica che apporti benefici risultati apparenti in limitati periodi di tempo. 
Il metabolismo non modifica le proprie funzioni soltanto perchè cambiamo per un mese le nostre abitudini alimentari, servono altresì anni affinché questo risultato sia raggiunto e una educazione alimentare che porti benefici evidenti solo sul lungo periodo.

Non ci credo più, non credo alle diete miracolose, miracolose solo per che le inventa con lo scopo di aumentare considerevolmente solo il proprio conto in banca donando alle proprie vittime l’effimera sicumera del dimagrimento raggiunto per via della dieta seguita, salvo poi scoprire amaramente che la prima apparente trasgressione porta in un precipizio più profondo di quello dove si pensava di essere finalmente usciti.

Le diete da evitare 

Possiamo tranquillamente inserire quest’ultima creazione dei ricercatori Danesi, forse perchè si sono dimenticati di eliminare dalla loro dieta alimenti da sempre conosciuti come adduttori di grassi zoosteroli alimentari naturalmente presenti negli alimenti di origine animaleapportatori di colesterolo perché il suo eccesso nel sangue è responsabile dell'aumento di mortalità per malattie cardiovascolari, che non portano affatto benefici all’organismo, e da sempre alla base della loro alimentazione povera di olio d’oliva ma ricca di burro di origine animale. Secondo i ricercatori poi si dovrebbero preferire gli alimenti che si digeriscono più lentamente, tipo la carne, quest’ultima in cima alla piramide alimentare della Dieta Mediterranea e quindi in conflitto con quest’ultima che mantiene sì sempre elevato il senso di sazietà ma che aumenta le prospettive e probabilità di tumori al colon o stomaco. Questa dieta assomiglia molto da vicina alla dieta Plank (o dieta di Planck)  di cui tratterò in seguito. Diete differenti ma risultati uguali, se volete vivere a lungo eliminatela.

La dieta Plank

La dieta Plank (o dieta di Planck) è una tra le tante diete “last-minute” che si trovano sui giornali femminili e dappertutto su internet, la tipica dieta che si presenta come soluzione magica per dimagrire velocemente. Alcuni siti web dicono di non sapere nemmeno da dove sia uscita; altri invece la mettono in relazione con la prestigiosa Max Planck Society, un’organizzazione di ricerca scientifica tedesca, che invece non ha niente a che vedere con questa dieta.

Questa dieta è la tipica dieta sbilanciata, senza regole o principi nutrizionali, sebbene sia molto semplice (ed è per questo sicuramente che è popolare). È una dieta ipocalorica che prevede l’eliminazione dei carboidrati e offre un ridottissimo programma da seguire con solo tre pasti principali (colazione, pranzo e cena). Cioè, tutta sbagliata! Se avete letto alcuni articoli sul metabolismo, sulla differenza tra dimagrire e perdere peso, sulla dieta perfetta, insomma: se avete imparato qualcosa sulla vera e sana nutrizione, allora questa dieta non la seguite.
La dieta Plank non prevede pesare gli alimenti, e le indicazioni riguardo le quantità sono molto generiche (“prosciutto cotto, quanto volete” “pollo alla griglia”, e così via).

Elimina del tutto i carboidrati della dieta (né pane, né pasta, né cereali sono previsti), anche la frutta (la indica solo una volta alla settimana), e questo provoca dei gravi danni al fegato e lascia i neuroni senza la loro “benzina” giornaliera: quindi, è molto probabile che chi la segua senta spesso mal di testa.
I piatti sono principalmente proteici (carne rossa, uova sode, pesce lesso) ma anche grassi (non fa referenza a che la carne sia magra). È carente di fibra alimentare, micronutrienti e della maggior parte delle vitamine che apportano la frutta, le verdure e cereali, perciò anche seguendo la dieta Plank per pochi giorni, il corpo viene sottoposto ad un grande stress fisico ed alimentare.

Ci sono anche delle contraddizioni nei diversi siti web che promuovono la dieta Plank; ad esempio, certi siti affermano “vietata l’acqua minerale, solo acqua di rubinetto”, mentre altri suggeriscono l’uso della prima. Il programma alimentare quindi è molto ripetitivo, sbilanciato, rigido, e non trova fondamento scientifico o nutrizionale alcuno. Non è previsto nessuna fase di mantenimento né un programma di attività fisica serio. Come capita spesso con queste diete magiche le sue promesse di dimagrimento sono disparate, ad esempio dicono sia possibile perdere fino a 9 kg in due settimane. Invece, visto che si tratta di una dieta altamente restrittiva, quasi con certezza i chili persi verranno ripresi poco tempo dopo la fine del regime. La ripartizione errata dei macronutrienti, lo scarso apporto di fibre e micronutrienti, una colazione ridotta al minimo, la concessione di una cena in cui si può mangiare qualsiasi cosa, la mancanza di una educazione alimentare, sono errori gravi che violano i principi basilari di una corretta e sana alimentazione. Forse l’unico vantaggio di questa dieta è che, essendo così proibitiva, la maggior parte della gente che decide (erroneamente) di seguire questa dieta mollerà nei primi giorni.

La dieta Plank quindi? Da dimenticare.

Metodo Slim-Data

Come suggerisce il neurobiologo e nutrizionista Yann Rougier con il "metodo slim-data", frutto di 25 anni di ricerca scientifica coordinata tra le università di Francia, USA e Giappone.

1) Scegliere sempre cibi con pochi grassi
Nei prodotti a basso contenuto di grassi questi spesso vengono sostituiti da zuccheri o sostanze chimiche. Danno sapore ma sono più dannosi per l'organismo. Controllate bene l'etichetta nutrizionale.

2) I grassi fanno male
Ridurre i grassi fa perdere peso, è vero. Ma non tutti fanno male. Quelli insaturi, polinsaturi e monoinsaturi, per esempio, riducono le infiammazioni e diminuiscono il rischio di contrarre alcune forme di tumori.

3) Bere troppa acqua gonfia
È  vero il contrario. Il nostro corpo si gonfia solo quando è disidrato perché è obbligato a trattenere la poca acqua ingerita. Più acqua si beve e più la si elimina. Il quantitativo corretto è di otto bicchieri al giorno.

4) Frutta e verdura: meglio fresche che surgelate
Nel momento in cui un prodotto viene surgelato, il suo processo di deterioramento s'interrompe. Non è vero che perde le proprietà nutritive. Anzi, molto spesso è un alimento molto più sano di quello fresco che arriva nei supermercati, di media, quattordici giorni dopo essere stato raccolto dalla terra.

5) L'importante è consumare prodotti naturali
Spesso si confonde il prodotto naturale con quello bio, ma sono due cose completamente diverse. La verità è che l'United States Department of Agriculture (USDA) non ha ancora definito la parola "naturale". I prodotti etichettati come "tutto naturale" possone essere altamente trasformati e contenere ingredienti sintetici, come lo sciroppo di mais ad alto fruttosio, uno zucchero manufatto.

Il metodo Slim-Data quindi? Da dimenticare!

La dieta a punti

La dieta a punti per dimagrire mangiando ciò che volete!
Dobbiamo essere bravi in matematica per dimagrire velocemente? E sì, per forza! Molti di voi sicuramente siete abituati a sommare le calorie per cercare di raggiungere una dieta perfetta. Il problema, è che non sappiamo le esatte calorie di ogni alimento, e a volte ci troviamo in difficoltà.

Per fortuna, (fortuna?) esiste la Dieta a punti, creata dal dietologo italiano Guido Razzoli  (uno che ci conosce e capisce bene!) negli anni ’70, e che ha dimostrato essere molto efficiente per dimagrire, sfortunatamente nessuno ha mai goduto di questi vantaggi, la Dieta a Punti funziona molto bene su internet ma di risultati duraturi reali, ahime, non ve n’è traccia. In che consiste? Ogni alimento ha un suo punteggio, e per perdere peso basta sommarli e mangiare ogni giorno meno di 350 punti. È più semplice di sommare calorie, perché vi vengono dati i punti di quasi tutti gli alimenti in un listino che troverete a continuazione. Si tratta come avrete capito di una dieta generica, che non tiene assolutamente in conto nessuno dei parametri personali di un individuo ma generalizza sui punti, anche questi effimeri perchè non considerano affatto che un alimento prodotto a Palermo può avere caratteristiche organolettiche ben differenti da uno prodotto a Singapore. I creatori pongo dei paletti, si proteggono il lato B da critiche e risultati pessimi, come nella norma. Nessuna dieta è adatta a chi soffre di patologie, ecco dunque che chi ne ha potrebbe vedere gli sforzi per dimagrire non coronati da successo. I creatori di questa dieta dimenticano, a fanno finta di dimenticare, che chi è obeso soffre di una patologia, non sempre fisica, anche psicologica che lo porta a ingrassare senza riuscire a trovare la giusta via di uscita. Nel lungo periodo poi la via viene completamente persa, come in un labirinto il malato non trova la via d’uscita, cade e ricade sotto le sgrinfie di dietisti e nustrizionisti più avventati e finisce per cadere in una forma cronica dalla quale è difficilisso uscire. È inutile spiegare che in questa dieta a punti siete liberi di mangiare quel che volete finché non superate i 350 punti se poi non si va a dire al malato che qualsiasi cibo lui mangerà gli crea degli scompensi nutrizionali.  

La dieta a punti quindi? Dimenticatevela?

La dieta del gelato

“Pittoresco, molto pittoresco!” recitava un attore famoso in una pubblicita’ di alcuni lustri addietro. Corrisponde alla stessa valutazione che possiamo dare a questa dieta. La dieta del gelato? Ma mi faccia il piacere risponderebbe il buon Totò se fosse ancora vivo. Il gelato contiene glucosio, il glucosio è uno zucchero anzi è un monosaccaride, cioè uno zucchero che non può essere idrolizzato in un carboidrato più semplice. La maggior parte degli zuccheri complessi presenti nell'alimentazione viene scissa e ridotta in glucosio e in altri glucidi semplici. Il fegato è in grado di trasformare in glucosio altri zuccheri semplici, come il fruttosio e la quantità giornaliera che l’organo può elaborare è alquanto limitata, di norma si posiziona attorno ai 70gr di giorno. Pur essendo un componente essenziale della nostra alimentazione, le cellule del cervello vengono alimentate esclusivamente dal glucosio ematico sciolto nel sangue, non si dovrebbe esagerare con il consumo per non compromettere il delicato rapporto insulinico e gluconico (la sostanza che nel fegato processa il glucosio). Il glucosio in eccesso pi viene conservato dal metabolismo in alcuni tessuti, tra cui quello muscolare, sotto forma di glicogeno o nel tessuto adiposo sottoforma di grassi. Non è mia intenzione sostituirmi a chi fa della medicina il proprio mestiere, quello che posso aggiungere è che i processi che avvengono nel nostro corpo sono tanti e di una tale complessità che non si possono considerare con superficialità come chi ha inventato questa dieta. Questi specialisti, almeno si ritengono tali, che hanno creato la dieta del gelato, per soddisfare tutti quelli che impazziscono per questo classico alimento italiano; così, consapevoli delle calorie che apporta il gelato, hanno sistemato il resto dei pasti giornalieri per fare in modo di godersi almeno una settimana di gelato senza ingrassare, o meglio ancora: dimagrendo!
Pittoresco, molto pittoresco.

La dieta del gelato quindi? Da dimenticare!

La dieta sgonfiante

Un’altra bella invenzione che non ha assolutamente nessuna base scientifica ma spazia allegramente fra definizioni ad hoc messe appositamente per attirare l’allocco. Ci dicono che a volte non è che siamo ingrassati, che semplicemente siamo un po’ “gonfi”. Questo capita quando per diversi motivi non facciamo molta attività fisica, beviamo meno acqua del dovuto, mangiamo con troppa sale o in casi di stipsi. Questi accumuli di liquido nei tessuti, o alimento di lenta digestione all’interno dell’intestino, ci fanno sentire gonfi, pesanti o ingrassati; la maggior parte però di questo accumulo si trova sopratutto nella pancia, e non dispersa per tutto il corpo. Una bella notizia, noi pensavamo di essere grassi, obesi, e invece no. Basta andare sulla bilancia per capire che tutto quel cusinetto che abbiamo attorno alla vita non è grasso, nossignori, quella e’ acqua che va eliminata. Poi siccome qualcosa ve lo devono pur dire allora vi spiegheranno che in realtà la dieta sgonfiante viene realizzata passando da una dieta ipocalorica, che apporta 1200 Kcal giornaliere. Non esiste! Ogni individuo è diverso da un altro, le calorie giorno che potrebbero servire a me per vivere normalmente e senza ingrassare non sono sufficienti a un altro individuo. Però poi che c’entra? Non si era detto che essere gonfi significa avere una importante ritenzione idrica nell’organismo? Perchè mai allora dovrei attuare e sottopormi a una dieta ipocalorica? Un dubbio assale, e se invece son solo scuse? Sappiamo che il regolare consumo di acqua nella misura di almeno due litri al giorno aiuta a mantenere un adeguato livello di liquidi nell’organismo, quindi vengono espulsi i liquidi che contengono le molecole vecchie, i cosiddetti corpi chetonici, e tutt l’organismo se ne avvale in salute. Adesso ci dicono tutto e il contrario di tutto. Tu non sei grasso perchè gli alimenti e le sostanze nutritive che assumi giornalmente sono abbondantemente superiori alle necessità del tuo organismo, no, secondo gli inventori di questa dieta si è obesi perchè abbiamo troppi liquidi ritenuti dal sale ingerito in abbondanza coi cibi e che dobbiamo evacuare.
Aiuto, questo è un attentato alla nostra salute, si vuol far passare per idiota anche il più esperto individuo affinchè ricorra alle amorevoli cure di chi afferma “Non sei grasso, sei solo gonfio!”

Le diete estive

Tutti gli anni arriva l’estate e come al solito porta con sé una colossale offerta di rimedi per dimagrire “last minute”, soluzioni di ogni tipo che promettono di far perdere chili velocemente. In più, non manca la dieta che consiglia l’utilizzo di rimedi naturali o prodotti per dimagrire. In realtà, è giusto capire che non esistono prodotti per dimagrire nel vero senso della parola, e nemmeno erbe e piante che possano in qualche modo collaborare alla perdita di peso attraverso i più svariati meccanismi. La dieta perfetta non esiste, esiste la dieta personalizzata, quella che scrutta nelle vastità del genoma umano e scopre quali sono le azioni che devono essere eseguite (e anche qui non possiamo ancora dire che sia una scienza esatta) affinché si possa dimagrire senza portare altro che delusioni.
Troppo spesso ci troviamo in presenza di frustrazioni che compaiono quando ci si dimentica che i i vari prodotti e le diete sono soltanto metodi non provati, non sufficientemente valutati e adattati alle esigente di ciascuno e non il punto chiave di una strategia completa e funzionale, destinata alla perdita di peso (ossia, la riduzione della quantità di alimenti, la scelta dei cibi adeguati, l’incremento dell’attività fisica, e così via).

Conclusione (per ora)

I consigli per una sana alimentazione e le informazioni in merito ai problemi dell’obesità sembrano non interessare l’italiano che preferisce cedere al gusto e ai desideri della gola  piuttosto che dare "peso" all’ago della bilancia che sale. Un atteggiamento piuttosto dannoso, visto i risultati riportati dai media. 
I risultati riportano una percentuale di obesi in Italia altissima: sono 4 milioni e 700 mila gli obesi in Italia e in pole position troviamo gli uomini fra i 35 ai 74 anni.

Posso dedurre da questi risultati che gli anziani e gli uomini cedono alla gola piu delle donne che a loro volta sono diventate più consapevoli e attente al loro corpo, cercando di mantenere una vita più o meno attiva e adottando un alimentazione più equilibrata. 

La dieta è per la vita, ma la vita non deve essere una dieta.