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2013/05/20

IL mio PICCOLO LIBRO DELLA VITA


All’inizio era un Blog. Adesso anche un libro. Come i miei lettori sapranno ho scritto in questo blog per raccontare il mio punto di vista su storie reali, fatti di cronaca, anche storie frutto della mia grandissima fantasia. Ho attirato critiche oltre che consensi. L'evento che maggiormente ha condizionato la mia vita è stato la nascita di mio figlio Matthia. Un evento travolgente, un riavvicinarsi alla vita, scoprire nuovi stimoli, lavorare con essi e guardare sempre avanti. Ogni tanto la vita offre un momento così prezioso, così travolgente che quasi abbaglia. Con lui ne ho vissuto uno. Col tempo alcuni fra i miei lettori abituali, e in attesa che Matthia potesse iniziare a leggere, chiesero se fosse possibile avere sempre a portata di mano i miei scritti. Non mi considero la Bibbia del web, semmai solo una zanzara fastidiosa che dice le cose come stanno, che punge e a volte infastidisce ma non è mai condizionata. Il Blog ha sempre avuto questa peculiarità, dire la verità qualsiasi essa fosse, anche se a danno di chi la scrive; pungere, dar fastidio a chi fa della prevaricazione il proprio stile di vita. 

Non sono un guru ne tantomeno voglio esserlo o indicato come tale, i miei sono solo consigli, punti di vista e pareri che spesso c’azzeccano, che entrano nel cuore della questione e portano a credere o solo pensare che tutte le informazioni che i media distribuiscono a piene mani, bontà loro, non siano per il nostro bene ma esclusivamente per quello dei media stessi. Una forma di condizionamento mediatico di cui molti hanno già discusso e ampiamente trattato.

Il libro copre un percorso di quasi un anno. Un percorso denso di significati e di emozioni. Il Blog è ufficialmente nato il 12 Agosto 2012, i primi scritti risalgono a fine Luglio dello stesso anno, alcuni anche considerevolmente prima. Non tutti gli articoli del Blog sono stati  inseriti nel libro, per varie ragioni che non starò qui a elencare, in linea di massima perché non li ho ritenuti adatti a quel tipo di prodotto. 
Qualcuno, uno dei tanti miei lettori ebbe a scrivere che io non sono uno scrittore, semmai un "demolitore", uno che demolisce quello che altri hanno voluto dire, hanno voluto farci credere che provenisse direttamente dal cielo, verbo divino. Forse si, io demolisco, demolisco chi pensa che siamo tutti cretini come un personaggio di una mia storia.

Il libro sarà disponibile su Amazon.it in un paio di giorni da oggi (salvo complicazioni), in formato eBook in quanto autopubblicato a un prezzo di vendita molto basso, il minimo imposto da Amazon come si conviene a uno scrittore emergente che, prima di tutto, deve farsi conoscere. Per questo motivo non ho abbandonato il mio lavoro. Poi se e quando verranno i frutti si vedrà. 

Auguro a tutti una buona lettura e, se non avete apprezzato i miei scritti ditemelo, le critiche sono sempre ben accette perché aiutano a crescere e migliorarsi imparando dagli errori.

2013/05/19

Istruzioni per vivere


Ricordo di aver letto in qualche libro un pensiero, direi geniale, a proposito del mestiere dei genitori, secondo cui essi non devono asfaltare, nel senso di rendere scorrevole e scevra di impedimenti la strada che i figli percorreranno, la strada della vita si intende, semmai è loro responsabilità provvedere a fornire una buona mappa, una guida, non enciclopedica ma facilmente consultabile affinché i figli siano in grado di trovare la giusta strada per arrivare più in alto possibile in quella scala di valori chiamata vita. Gli inglesi lo chiamano parenting noi, forse banalmente, preferiamo chiamarlo mestiere. Che lo si chiami all'inglese oppure all'italiana di fatto il ruolo di genitore è forse uno dei più difficili da interpretare, perché non si può apprendere sui libri di scuola in quanto non esistono regole universali su come prendersi cura dei propri figli. Ogni genitore interpreta il ruolo in modo del tutto soggettivo; sono la storia individuale e familiare, l’educazione ricevuta e le diverse esperienze a determinare le differenze nelle competenze genitoriali. Sappiamo per esperienza che il genitore perfetto non esiste, esistono genitori più attenti e rispondenti ai bisogni dei propri figli. Per un genitore è di fondamentale importanza riuscire a favorire nel figlio non solo una crescita adeguata sul piano fisico, emotivo, intellettivo e sociale ma anche comportamentale, i genitori spesso rappresentano per i figli un modello a cui ispirarsi, sia pure inconsapevolmente. E questo è forse l'insegnamento più difficile, insegnare ai figli come vivere partendo dal nostro modo di affrontare la vita, per quanto ci sforzeremo a insegnare concetti e processi i nostri figli guarderanno sempre l'insegnante che hanno assunto a modello. 

In questo lungo cammino di consigli e istruzione per vivere io partirei da alcuni suggerimenti su come iniziare il percorso, formarsi le basi, costruire attorno a esse il futuro. Ecco dunque i miei primi cinque consigli per affrontare serenamente ogni nuovo giorno, nel difficile cammino della vita. A differenza di altri che si sono cimentati in questo difficile esercizio io aggiungo un pensiero, una spiegazione, l'istruzione per l'uso, ognuno lo prenda come preferisce. 


1. Avere un cane! 

Come sarebbe a dire? E tutti quei buoni propositi? Avere un cane non è affatto banale, vuol dire sacrificare un poco del nostro tempo, della nostra vita, dei nostri piaceri per condividerli con l'amico dell'uomo per eccellenza, appunto il cane. Significa essere portati a considerare gli altri, chi ha meno di noi e dare loro quel supporto di cui necessitano che poi non deve essere per forza denaro e lavoro, ma anche le piccole cose, al cane una ciotola piena d'acqua e le crocchette all'ora dei pasti, una passeggiata almeno tre volte al giorno, anche se piove, tira vento o nevica. Agli umani parole di conforto e comprensione, aiuto morale per tirarsi su e ricominciare a guardare avanti, aiuta moltissimo sapete? 


2. Complimentarsi almeno con tre persone al giorno 

Complimentarsi sarebbe? Stringere la mano, dir loro che hanno svolto un buon lavoro, che sono stati bravi, che sono buoni amici o semplicemente che si sta bene con loro anche senza dividere nulla, che siamo felici lo stesso, siete contenti voi, sono contenti loro. 


3. Assistere al sole che sorge almeno una volta all'anno

Il sorgere del sole è una allegoria. E' la vita che ricomincia, dopo la pausa notturna, è un momento di riflessione, la considerazione che siamo ancora tutti vivi, che siamo qui, pronti a ricominciare e combattere virtualmente per il nostro posticino al sole. Perché l'alba e non il tramonto? 

Il sole sorge sempre molto presto, significa sacrificio per assistere al magico momento, è necessario alzarsi presto al mattino e trepidamente attendere i primi raggi di luce. un momento indescrivibile. Il tramonto è la fine del giorno, nella rappresentazione allegorica rappresenta la fine della vita, abbiamo tempo per assistere, non servono sacrifici speciali, bisogna essere li al momento giusto al posto giusto. Ecco, sorge il sole, viviamo insieme questo fantastico momento che si ripeterà domani ma, chissà, se domani avremo tempo. 


4. Stringere la mano con fermezza 

Ecco un aspetto che ritengo importantissimo. Lo stringere la mano. C’è chi ha scritto testi, manuali, enciclopedie sul vezzo di stringere la mano. Ognuno ha da dire la sua per quanto riguarda certi atteggiamenti. La stretta di mano rivela molti tratti della personalità: un palmo umidiccio, uno sguardo sbagliato o una stretta eccessiva possono dare all’interlocutore una cattiva impressione. E' uno degli elementi cruciali nei rapporti interpersonali, rivela rapidamente aspetti importanti sulla personalità di chi abbiamo di fronte: se è troppo soft indica insicurezza, mentre una stretta troppo breve può essere indice di arroganza. La mano, figlio mio, la si stringe con trasporto e vigore, lo stesso vigore che metteresti in un abbraccio, se è veloce e assente non si ricorderanno di te, se stringi ma senza esagerare allora saranno felici. 


5. Guardare sempre la gente negli occhi 

Questo è di fondamentale importanza. Ricordo che quando ero giovane ebbi modo, mio malgrado, di conoscere una persona che aveva uno strano vizio. Non guardava negli occhi ma grossomodo all'attaccatura dei capelli. Oltretutto era anche strabico, per cui non sapevi mai da che parte stesse guardando. Mi urtava moltissimo parlare con lui, ne avrei fatto volentieri a meno, purtoppo in certe occasioni ero obbligato in quanto si trattava del portiere del condominio dove abitavamo. uno di quei condomini col portiere in livrea che t'apriva la porta ringraziando della visita (tutti i giorni e tutte le volte che varcavo quella soglia), uno di quelli che ti chiamava l'ascensore e ti porgeva la posta con molto garbo e disponibilità, uno di quelli che non guardava mai negli occhi e che cancellava con un tratto di penna tutte le buone azioni, ancorché profumatamente pagate, fino a quel momento eseguite. Per cui, presto detto, guardare sempre la gente negli occhi, equivale a dire che non si ha paura di nessuno, la consapevolezza della propria forza, non già il potere, quello bisogna conquistarselo, ma la forza e tutto il resto verrà da sé. 

E come si dice alla fine delle puntate delle serie tv americane: to be continued....

2013/05/14

L'idiota



A volte le ispirazioni vengono senza che te le aspetti. 

Questo articolo si fonda su alcuni pensieri che mi sono venuti questa mattina rileggendo un articolo su un social forum a proposito della requisitoria del PM Ilda Bocassini sull'affare Ruby.


Intendiamoci, la citazione a quell'evento inizia e termina subito, non è di quello che voglio qui trattare, diciamo che ho colto quell'occasione per scrivere il mio pezzo. 

Obiettivo l'idiota in quanto tale e la sua posizione in seno al contesto sociale.


Leggo su Twitter una citazione di ignoto: "La differenza che passa fra un idiota e un uomo intelligente la si misura attraverso il colore dei calzini, quelli dell'idiota sono sempre bianchi."



Ora verrebbe da chiedersi per quale motivo l’idiota, o almeno un individuo, diventa idiota nel preciso momento in cui indossa i calzini che, si sa, non sempre rivestono quella importanza che noi diamo a tale accessorio di abbigliamento. Dipende da tante cose, primo fra tutti il contesto geografico: il pescatore delle Isole Vergini, tanto per menzionare qualcuno, non sa che farsene dei calzini, che siano bianchi o neri o a pallini rossi e blu al massimo, se ne entrasse in possesso, li userebbe come contenitori per le esche, non gli ami altrimenti si impiglierebbero nel filato, ma se succedesse che il pescatore delle Isole Vergini li usasse come contenitori degli ami da pesca, allora potremmo associarlo alla categoria degli idioti? 



No, voglio approfondire, il concetto, l’idea di base l’ho espressa, ora sta a voi miei carissimi lettori, a decidere in quali casi il pescatore di cui sopra posso essere considerato idiota secondo l’uso che fa dei calzini.



Torniamo alla citazione dunque. Il mio lattaio, ahimè lo cito spesso ma è l’unico che mi ritorna in mente, ma non come la famosa canzonetta di Battisti, io non lo desidero affatto, dicevo che il mio lattaio indossa i calzini, anzi le calze, quelle lunghe, attillate, che avvolgono la gamba dal ginocchio in giù. Lui le calze le indossa sempre di colori sgargianti, a volte nere, mai bianche. Può quindi essere salvo, cioè non includile nella categoria degli idioti perché le calze bianche non le indossa mai?



No di certo. La citazione evidente non si ispira all’accessorio utile per fasciare i piedi, veri responsabili di tutta la questione, ma a un modo di vivere, a una vita senza colore, il bianco rappresenta il colore sommatoria di tutti i colori ma senza tinta, che poi a noi la sottile differenza non arriva, non siamo capaci di cogliere il significato del termine e per cui se non ha la tinta che colore sarebbe? 



Anche il nero ha una classificazione a parte nella scala dei colori, infatti viene senza dubbio classificato come il colore non colore, vale a dire il colore che non esiste perché non contiene nessuno di quelli della scala cromatica ma a questo punto a noi che ne viene? Nulla, e per questo che dobbiamo focalizzarci sul bianco. 



Bianco come la purezza, la purezza ha a che fare con l’idiozia? Giammai, allora bianco come la Luna? Come il Sole a mezzogiorno quando è inguardabile pena perdere la vista per sempre? Bianco perché accidenti? Io non trovo una corrispondenza valida se resto nel contesto cromatico. Ma ecco che sovviene un discorso di non mi ricordo chi, che fosse il saggio Aristotele?  



Aristotele pare avesse sviluppato un'autonoma concezione della realtà; in particolar modo, doveva negare l'esistenza delle idee come universali che esistano separatamente dalle cose particolari. In altre parole, pur essendo Aristotele d'accordo con Platone sul fatto che gli universali come "uomo", "giusto", "bianco" per essere conoscibili dovessero avere un certo grado di realtà, non condivideva l'attribuzione a questi di un'esistenza separata rispetto agli oggetti (i singoli uomini, le singole cose bianche, giuste, ecc.) di cui questi universali si predicano.



Il bianco in quanto tale, fine a se stesso, invece non esiste separatamente. Non vediamo mai il bianco ma sempre un oggetto bianco; il bianco, non si identifica in una situazione più o meno reale ma esiste solo come qualità di una sostanza (questo concetto tuttavia dovrebbe applicarsi anche agli altri colori della scala cromatica, pare che Aristotele non lo considerasse, la ragione mi è completamente sconosciuta). 



Di conseguenza, in linea di principio, non è possibile realizzare un contenitore dei colori, in cui siano presenti i singoli colori ma solo se disponiamo di oggetti che non sono colori ma li rappresentano. Non avremo mai una scatola di colori, ma una di matite colorate, e come non potremo mai avere una di numeri ma contare le cose al suo interno e assegnare a ognuna un numero tale che la distingua dalle altre esattamente come faremmo per i colori. Non esiste l’albero dei colori, esiste quello di mille colori ma si tratta di un albero e non di un colore che, in quanto tale non esiste. 



Aristotele asseriva che l'essere non è un genere e che anzi la parola "essere" può avere molti significati. Quindi l'essere bianco è come un concetto di universalità, e parafrasando e andandoci anche abbastanza larghi, potrei dire che bianco equivale a nessuna presa di posizione, nessuna realtà, nessun appartenere a qualcosa di definito o definibile, per cui fuori dal coro.


Un idiota quindi se indossa, per assurdo, solo calze bianche, significa che non si schiera, che non prova sulla propria pelle i casi e le situazioni della vita, cioè tutto quello che la vita gli propone, se ne tira fuori, le calze bianche sono la prova, il testimone, di questo suo vivere fuori dal contesto, dagli schemi, dalla cultura generale, dal sapere e anche dal non sapere per volontaria decisione, dalle consuetudini e per cui viene dichiarato idiota. 


Evviva! Oppure no?




2013/05/13

Uomini come formiche

Hong Kong, grattacieli come formicai

Non ricordo in quale testo o libro ho letto di questo argomento, il tempo passa e la memoria inizia a dare chiari segnali di superlavoro, insomma divento vecchio. Ho trascorso tutta la mattina a cercare di fami venire in mente un brano di un autore americano, un brano musicale. Sfortuna vuole che non ricordi ne il titolo del brano ne tantomeno il nome dell’autore, dopo frenetiche ore alla fine ho rinunciato alla ricerca altresì infruttuosa ripromettondomi di cercar meglio fra le cose di casa per scoprire il furfantello che ha cercato di nascondersi. 

Adesso qualcuno si starà chiedendo cosa c’entra questo discorso a proposito della memoria con l’argomento del mio articolo. C’entra, eccome se c’entra, le formiche, come si sa, sono insetti dotati di un’intelligenza collettiva molto complessa. La memoria selettiva di cui dispongono non è come la nostra ma costituita da impulsi elettrici che vengono scambiati attraverso il contatto delle estremità tattili, cioè le antenne, con altre simili dello stesso formicaio. In questo modo comunicano e non come si era sempre pensato attraverso tracce olfattive rilasciate da ogni operaia durante il cammino alla ricerca del cibo. Quindi le formiche non dimenticano perché non viene memorizzata l’informazione in un cervello come potrebbe essere il nostro ma in una serie di accumulatori elettrici che rilasciano le informazioni secondo l’uso che se ne vorrebbe fare. Insomma un concentrato di tecnologia che noi, poveri umani ci sognamo.  

Meditavo dunque su questo assioma uomini e formiche, chiedendomi quali possano dunque essere le differenze esistenziali. Noi non siamo tutti formiche come le formiche non si atteggiano a essere degli umani, semmai il paragone, virtuale s’intende, è dall’alto verso il basso, dal nostro punto di vista verso il loro, dato per acquisito il fatto che la formica non pensa in grande, si accontenta di quello che ha e segue la via che qualcuno, la formica regina o la natura, ha tracciato per lei. Le similitudini nella vita di uomini e formiche non si limiterebbero tuttavia a questo. Avete guardato, dato un’occhiata fugace alla fotografia all’inizio di questo articolo? Quella foto mostra una fetta di cielo come si vede guardando in alto in uno qualsiasi dei quartieri di una megalopoli come Hong Kong, ora che l’avete guardata con maggiore attenzione non vi viene in mente che noi, piccoli umani siamo in verità grandi formiche che vivono quasi alla stessa maniera? 

Compreso il concetto? Non siamo tutti regine come non siamo tutti calabroni, la massa, se vogliamo continuare a seguire il paragone, è costituita da formiche operaie che, giorno dopo giorno si arrabbattano per arrivare alla fine della giornata, comunicando con i propri simili, scambiando informazioni in quello che organizativamente parlando potrebbe essere paragonato a un formicaio. Certo un bel formicaio, con negozi, divertimenti, ospedali, sale da ballo e anche cinema, gli uffici dove portare il nostro contributo, le banche dove prelevare il premio delle fatiche giornaliere, il camposanto dove andare a riposare dopo una vita di sacrefici. Si nasce, si vive, si muore, come le formiche che in verità non dispongono di divertimenti e amenità varie ma che il loro lavoro per la comunità lo svolgono lo stesso, con affetto e dedizione anche senza stipendio, magari con la possibilità concessa dall’alto di leccarsi gli avanzi di chi comanda, e quelli delle larve e il sogno nemmeno troppo nascosto di diventare a loro volta regina. 

Mi sono anche ricordato di aver letto in un libro di scienze, antiche poiché oggi i libri non li stampano quasi più visto il dilagare di internet e wikipedia, in quel libro si parla di vite che si sovvrappongono, che tutti gli esseri viventi hanno lo stesso scopo, lo stesso obbiettivo: nutrire la prole, crescere e moltiplicarsi. Non si sa bene fino a quando, almeno fino al momento in cui un avventato umano mette il piede sul formicaio distruggendolo, oppure il terrorista di turno butta giù un paio di palazzi con tutte le formiche... oops, con tutti gli umani all’interno per vendicarsi. Alla fine le trame della vita di chi abita il pianeta finiscono per essere sempre le stesse, le storie di base sono in verità poche, non tante. 

Tutto si ripete, tutto si replica all’infinito con pochi microscopici cambiamenti. Le vite umane e le vite delle formiche come se fossero la trama di una fiction, ripetitive e prevedibili. Rimescoliamo le stesse vite, le nostre e quelle delle formiche e alla fine non sappiamo più chi siamo, uomini o formiche?  





2013/05/11

Mamma


Si dice che il tempo cancella tutti i ricordi, quelli belli e quelli meno belli. Cancella i contorni delle cose, dei volti e tutto si fonde, il tempo tinge di rosei colori l'ambiente e tutto cambia. E' passato quel tempo e ora quando parlo di te ho un dolore forte qui, al centro del petto, un legame indissolubile ci lega e legherà per sempre. Io sono qui e sono vivo, e ti penso e mi manchi, anche se siamo stati distanti negli affetti e nella vita, io sempre da qualche parte in questo piccolo pianeta e tu aspettando il ritorno di quel figlio tanto desiderato e amato. 
Non c'è nessuno che possa sostituire una madre, che possa donare amore ogni singolo momento, anche se a volte non si può essere la tua migliore amica anche se a volte i pensieri non sono gli stessi. Una madre è per sempre, lei era lì per noi, per ascoltare i guai, le nostre vanterie, le frustrazioni, per interrogare la nostra anima e aiutarci a superare le difficoltà della vita. 

Quanto tempo ho mai dedicato a mia madre quando lei aveva bisogno di me, mi chiedo se ho mai messo da parte abbastanza tempo per lei, per ascoltare i suoi problemi, i desideri, i ricordi, la sua stanchezza. Se sono stato amorevole, se le ho mostrato rispetto anche se si possono avere opinioni diverse. Una volta andata rimangono solo i bei ricordi del passato e il rimpianto di un tempo che non ritornerà mai più. La vita ha un senso diverso senza di lei accanto. E ti ricordo così mamma, con un nodo alla gola che impedisce di parlare di te, col tempo ho accettato il tuo distacco da questo mondo di vivi e quello dove tu assapori la gioia del cielo e degli angeli, avevi promesso che saresti tornata una volta, almeno nei sogni ma, si sa, i sogni si dimenticano presto e al risveglio tutto ha un altro colore e la giornata si presenta come tutte le altre.

 Questa canzone di Beniamino Gigli, la voglio dedicare alla mia mamma che ci ha lasciati sei anni fa.



Oggi è un giorno speciale, il giorno della festa della mamma.
Di mamma ce n’è una sola e io ti ricordo così.
Mi manchi tanto Mamma un enorme bacio ti raggiunga.